Piazza Dante, il cuore non batte più

Piazza Dante è stupenda: un angolo di Bergamo ricco di storia. Con piazza Vittorio Veneto e piazza Matteotti fa parte del progetto dell’architetto Marcello Piacentini che, negli anni Venti, ridisegnò il cuore della città bassa. Al centro sorge una fontana, opera del Caniana, ultima testimonianza della settecentesca Fiera abbattuta nel 1923, proprio in vista della grande trasformazione urbana. La Fontana, della prima metà del ‘700, denominata “Fontana del Tritone”, divenne successivamente  “Fontana della Fiera”, proprio perché si trovava al centro della grande fiera che nella festa di Sant’Alessandro, a fine agosto, ospitava venditori e compratori provenienti da tutta Europa. Un grande centro commerciale all’aperto, che era anche luogo d’incontro e di divertimento. Intorno a piazza Dante si ergono il Palazzo di Giustizia (1923), il Palazzo della Banca d’Italia (1914) e il Palazzo della Camera di Commercio (1925).

Come l’antica agorà. Nella sua semplicità, piazza Dante raccoglie tutti gli elementi del vecchio concetto di agorà e in tal senso è forse la piazza più completa della nostra città. È uno spazio pedonale (dal 2008 un’ordinanza della giunta Bruni ne definisce gli attuali spazi e orari di accesso), ha panchine disposte a cerchio – assenti in molte piazze che sono state oggetto di interventi di restauro negli anni recenti -, possiede al centro una piccola oasi verde e soprattutto vi è presente l’acqua, che con il suo sgorgare nelle ore serali e notturne rompe il silenzio.

Oggi, una piazza vuota. Per una strana legge del contrappasso piazza Dante,  protagonista della vita cittadina ad inizio del secolo scorso, da qualche anno sembra aver perso la sua dimensione di socialità e la sua identità. Negli anni ‘80 è stata  un luogo di ritrovo degli adolescenti, ma con il passare del tempo i punti di riferimenti dei giovani sono diventati altri. Ora sotto i portici della piazza  pochi sono i ragazzi che scorrazzano in skateboard o che ballano sulle note rap. Se ne è andato, da anni ormai, anche l’ex Diurno (l’accesso, delimitato da una ringhiera, è nel tratto che separa piazza Dante da piazza Vittorio Veneto). Nato come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale e riconvertito in albergo diurno appena terminato il conflitto, offriva quei servizi di prima necessità che non molti potevano permettersi in casa (bagno, doccia) oltre a bar, barbiere e attività ludiche. L’ex Diurno ha chiuso nel 1978. Le diverse proposte per un suo recupero, a 36 anni di distanza, sono rimaste tutte sulla carta.

Le poche vetrine di Piazza Dante. Piazza Dante non è di certo stata aiutata dal commercio: alcune attività che vi si affacciavano si sono spostate (Pagano ha traslocato in via S. Orsola), altre hanno preferito posizionarci le entrate secondarie, collocando le vetrine sulla più trafficata piazza Vittorio Veneto. Affacciate su piazza Dante restano solo l’ingresso della storica farmacia Terni e quelli  di un negozio d’abbigliamento e della Camera di Commercio.

Il legame con la città. Eppure, anche se maltrattata, negli anni scorsi il suo cordone ombelicale con la città la piazza non l’aveva tagliato: la targa in marmo ai piedi del quadriportico faceva il paio con quella apposta nel reparto di maternità dell’ospedale Riuniti ed era un gentile omaggio della ACEB (Associazione costruttori edili Bergamo). Le luci della piazza erano collegate ad un interruttore nel reparto dell’ospedale: ad ogni nuovo nato, il cambio di intensità delle stesse gli dava il benvenuto. Con il trasloco dell’ospedale alla Trucca nel 2012, anche questo legame sembra essere venuto meno.

Le auto parcheggiate e le bancarelle. Insomma, più che uno spazio da vivere oggi il cuore della vecchia Fiera sembra un malinconico punto di passaggio fra il Sentierone e la più movimentata Piazza della Libertà. Al mattino è luogo di sosta per chi deve accedere al tribunale (con decine di auto parcheggiate in divieto intorno al Palazzo di Giustizia), la sera, nella striscia di asfalto che secondo le promesse della giunta Tentorio avrebbe dovuto essere sostituita da una nuova pavimentazione, un parcheggio in occasione di manifestazioni in centro. Di Piazza Dante ci si ricorda soprattutto quando bisogna trovare spazi per qualche fila di bancarelle nel periodo natalizio o per allestire tendoni in occasione di convegni o manifestazioni politiche e civili.
Gli unici che sembrano non essersi dimenticati di lei in tempi recenti sembra siano stati i vandali, che, nel pomeriggio del 25 aprile 2014, non avevano risparmiato nemmeno uno dei monumenti più antichi della zona, imbrattandoli con messaggi politici.
Per ridarle vita, ci vorrebbe un’idea (o forse basterebbe un bar).