Plan de Corones come Woodstock?
La polemica Messner-Jovanotti

Plan de Corones è un posto da Paradiso. Un dolce panettone che tocca i 2300 metri e dal quale si dominano mezze Dolomiti. D’inverno è regno dello sci, d’estate invece è un luogo che trasmette una dimensione di pace con il creato. In cima a Plan de Corones nel 2015 Reinhold Messner ha costruito uno dei suoi sei musei della montagna, il più bello e spettacolare, fatto progettare da un’archistar, Zaha Hadid. Una costruzione spericolata e ipermoderna, concepita in gran parte dentro il ventre della montagna da cui fuoriescono degli spettacolari balconi spalancati su panorami da far innamorare.

Questo luogo perfetto è stato scelto da Jovanotti per il suo prossimo tour estivo, concepito tutto in scenari da vacanza. “Jova Beach Party” non a caso è il nome del tour. Sono 15 tappe: 14 su spiagge famose e una in montagna, proprio a Plan de Corones. La cosa non è piaciuta al padrone di casa, Reinhold Messner che ha chiesto a Jovanotti a rinunciare a questa tappa, preservando purezze e pace di questo luogo. «Non posso vietarlo, ma lo farei se potessi», ha detto senza mezzi termini. «Non ha senso in montagna, lo si dovrebbe fare altrove. Così la montagna viene snaturata. Questo concerto porta inquinamento acustico e una presenza eccessivamente invadente. Non è necessario».

 

 

L’uscita di Messner ha spiazzato tutti, Jovanotti per primo. Che lunedì, in toni molto rispettosi, ha tentato una replica dalla sua pagina Facebook. «Non discuto con Messner di montagna, non mi permetterei mai, ma sui concerti ho qualcosa da dire e il nostro progetto per l’estate è molto serio, accurato e soprattutto nuovo, realizzato con criteri ambientali», ha scritto il cantante. Del resto Jovanotti non è il primo a usare Plan de Corones come palcoscenico. Nel 1996 si erano esibiti qui, ovviamente con grande successo, Zucchero e Antonello Venditti: ma molto più di recente è arrivato a cantare un artista internazionale come Tom Walker, davanti ad un pubblico di diecimila persone.

 

 

Certo, i numeri che uno come Jovanotti muove sono diversi. Numeri ai quali questa montagna è ben abituata, visto che i suoi 119 chilometri di piste sono serviti da impianti di risalita capaci di trasportare migliaia di sciatori all’ora. Anche il Museo è fortemente attrattivo quando la neve non c’è, se è vero il dato che i pernottamenti estivi del comprensorio sfiora i tre milioni. Insomma Jovanotti non arriva in un luogo eremitico e deserto. Eppure qualche imbarazzo lui stesso non lo nasconde. Nonostante l’intento tutto ecologico, non si potrà evitare l’uso delle bottigliette d’acqua di plastica, visto che per ragioni di sicurezza nei concerti si impedisce di introdurre borracce e lattine. Il WWF, che ha messo il suo marchio per garantire la sostenibilità del ciclo dei concerti, con altrettanto imbarazzo ammette che difficilmente si potrà fare ricorso a bottigliette di plastica biodegradabile. Ci sarà un’app per istruire i partecipanti a comportamenti corretti sotto il profilo ambientale. Ma un’app, sappiamo, è più un fatto di immagine che di sostanza. «Le cose si possono fare bene», garantisce Jovanotti. Che poi lancia una punzecchiatura: «La montagna non ha più diritti di un bel prato a Woodstock o di una spiaggia di Rimini». Detta così, c’è da scommettere che a Plan de Corones quel giorno chi ama la montagna (e non solo re Reinhold) se ne starà alla larga…

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