Ponte Morandi, finalmente il decreto
Ecco quanto costerà ricostruirlo

Nel testo del decreto, a quella voce erano stati messi dei puntini. La voce era quella del costo della ricostruzione del ponte Morandi di Genova, che secondo il Governo deve essere pagato da Autostrade. Ma l’assenza di quella voce era un bel problema per la Ragioneria di Stato. Ora il Decreto è stato “liberato” e spedito al Colle e una cifra è stata messa al posto dei puntini: una garanzia pubblica per il ponte di Genova di 30 milioni l’anno per dodici anni, dal 2018 al 2029. Vale a dire 360 milioni in tutto, che è la copertura statale dei lavori per la ricostruzione che grava sul Fondo nazionale infrastrutture, nel caso in cui Autostrade rifiutasse di pagarli.

 

 

«La Ragioneria sta sbagliando. Perché mettere il costo del ponte se lo ricostruiremo con i soldi di Autostrade? E poi è impossibile quantificarlo. Non sappiamo ancora quale progetto scegliere e che tipo di ponte sarà», si era difeso nei giorni scorsi il sottosegretario ai Trasporti, Edoardo Rixi. Quanti soldi serviranno per i lavori, i materiali e per la demolizione stessa? C’è chi parla di duecento milioni, chi del doppio. Nel corso della notte, i tecnici della Ragioneria di Stato, insieme a quelli della presidenza del Consiglio e dei ministeri interessati, hanno lavorato sull’ultima versione del decreto legge. Bisognava garantire la copertura a tutte le spese previste, che tra ricostruzione del ponte, indennizzi e aiuti economici sarebbero superiori a seicento milioni. Naturalmente la voce più pesante è quella relativa a demolizione e ricostruzione, che, come sempre detto dal Governo, spetta ad Autostrade, anche se la società verrà poi esclusa completamente dai cantieri. Ma Autostrade potrebbe anche dire di no o ridiscutere la cifra. In quel caso, il Commissario nominato dovrà farsi anticipare le risorse da una banca. Si tratta di debito pubblico, che le prime bozze del decreto non avevano previsto.

 

 

Per altro Autostrade un’iniziativa l’ha già presa. Infatti la Struttura Commissariale per il superamento dell’emergenza ha ricevuto dalla società il piano di demolizione e ricostruzione del ponte Morandi, che era stato sollecitato al concessionario lo scorso 20 agosto. I documenti sono stati inviati al premier Giuseppe Conte e a tutti i ministeri e le autorità competenti. Quella di Autostrade è stata in realtà una manovra a fini anche difensivi, per cautelarsi da ulteriori crolli. Infatti nel comunicato che annunciava l’iniziativa si è precisato che «ai sensi della normativa vigente spetta alla concessionaria il dovere di garantire la sicurezza e ripristinare l’infrastruttura nel più breve tempo possibile». In realtà la nomina del Commissario contenuta nel Decreto è l’arma che il governo gialloverde ha usato per evitare la gara ed escludere Autostrade dalla partita della ricostruzione, se non come mero finanziatore. Nell’affidamento, infatti, il Commissario dovrà selezionare «uno o più operatori economici che non abbiano alcuna partecipazione, diretta o indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio».

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