Chi porta più donne a Strasburgo?
Roba da non credere: è la Lega

Sulla parità di genere tante volte si parla bene ma si razzola male. Lo confermano anche i dati della tornata elettorale di domenica scorsa, dove per la prima volta si votava “presi per mano” da un meccanismo che avrebbe dovuto garantire una maggiore equità tra uomini e donne nelle preferenze. Se si indicavano due nomi dovevano essere di genere diverso, pena l’invalidamento della seconda preferenza. Ebbene, non è che le cose siano andate come ci si poteva auspicare. I giochi non sono ancora definiti, perché i leader che si sono presentati in più circoscrizioni devono fare le loro scelte, ma comunque parlano chiaro: nello scenario più probabile a Strasburgo andranno 45 uomini e 31 donne (quindi compresi i tre seggi che arriveranno all’Italia dopo la conclusione della Brexit). Situazione senza progressi rispetto alla scorsa legislatura.

L’aspetto più sorprendente è quello che è avvenuto all’interno delle singole formazioni politiche. Perché il Pd, partito che per antonomasia viene indicato come il più solerte nel tener conto delle pari opportunità, è pesantemente sbilanciato in direzione di una rappresentanza molto maschile: dodici seggi contro sette alle donne. Peggio Forza Italia, con un sei a uno. E peggio ancora Fratelli d’Italia, che pur avendo una leader donna, Giorgia Meloni, come esponente più votata, grazie alla sua annunciata rinuncia al seggio, porterà solo sei maschi.

 

 

 

Ma la vera sorpresa viene dalle due bistrattate forze di governo che invece hanno fatto decisamente meglio in termini di pari opportunità. Se dai 5 Stelle, formazione giovane e da sempre a forte componente femminile (ha eletto due sindache a Roma e Torino…), ce lo si poteva aspettare, chi spiazza tutti è invece la Lega, partito a traino maschile. La formazione di Di Maio porta ben otto donne su quattordici eletti; quella di Salvini quindici donne contro quattordici uomini. È una dinamica che si spiega anche con il fatto che gran parte delle preferenze femminili sono state espresse dall’elettorato del Nord, che ha mandato complessivamente sedici elette al Parlamento Europeo mentre Centro e Sud si sono fermati a sei.

Un istituto di ricerche, YouTrend, ha anche analizzato il voto femminile espresso domenica ai seggi con un campione di cinquemila interviste. Il risultato chiarisce che le donne hanno una maggiore disillusione rispetto alla politica che le ha portate a un tasso di astensionismo più alto rispetto agli uomini. In sostanza sono andate a votare meno: il 45,3 per cento non è andata alle urne, contro il 42,4 per cento degli uomini. Se la Lega ha mandato una buona rappresentanza femminile a Strasburgo non è certo perché sia stata inondata da voti rosa: anzi la ricerca rivela che il partito di Salvini è molto maschile, visto che la propensione a votarlo è decisamente maggiore tra gli uomini che tra le donne (+ 5,9 per cento). Forse è anche per questo che l’elettorato femminile si dimostra anche molto più scettico rispetto alle sorti del governo, visto che il 41 per cento di loro sono convinte che non è destinato a durare oltre il 2019…

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