Anziano prete in tribunale
per aver aiutato gli immigrati

Mercoledì 11 giugno Gèrard Riffard, prete settantenne del quartiere di Montreynaud (Francia), è stato convocato davanti al tribunale della polizia di Saint-Etienne, con l’accusa d’aver dato ospitalità, per diversi mesi, a gruppi di immigrati senza tetto. Il sacerdote è finito in tribunale per aver violato una normativa comunale che vieta espressamente di accogliere persone nelle chiese e nelle parrocchie, dal momento che queste non sono riconosciute come strutture adibite all’ospitalità. La giustizia francese, in attesa della sentenza definitiva del 10 settembre, ha previsto il pagamento di una multa di circa 12mila euro.

«Io sono come Abramo, padre di molti» così scherzava il prete cattolico prima del processo. «Non siamo una struttura di ospitalità, ma un rifugio per chi è senza un tetto. Le strutture statali sono piene. Infatti, chi chiede aiuto viene lasciato fuori». Poco dopo la visita del comitato per la sicurezza, il prefetto della Loira, Fabienne Buccio, aveva trovato (e trasferito) 75 persone residenti presso la chiesa di Sainte-Claire Ardèche. Accusato anche di collaborazione allo sviluppo dell’immigrazione illegale, il prete si è difeso: «Lo stato è obbligato dalla legge a ospitare i richiedenti asilo e visto che non lo fa completamente, io mi prendo cura di chi è solo e non sa dove andare. Inizialmente, circa sette anni fa, ho iniziato a ospitare persone senza fissa dimora nel mio appartamento, poiché il numero era salito a quaranta, tra cui molti africani dalla RDC. Ho aperto anche le sale della parrocchia adiacente alla Chiesa».

Il sacerdote in pensione è presidente di Anticiclone, un’organizzazione che si prende cura proprio dei senzatetto. Il religioso sta ricevendo moltissimi messaggi di solidarietà: dal Vescovo di Saint-Etienne Dominique Lebrun, dai suoi parrocchiani e da tutti gli immigrati che ha aiutato in questi anni. Con l’augurio che presto don Gérard Riffard possa essere di nuovo in grado di continuare il suo impegno pastorale. Dall’Italia, Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, si aggiunge al coro ed esprime «solidale e fraterna vicinanza e agli ospiti che lì sono accolti».