Avete più sonno del solito?
Un insettino ci spiega il perché

Le giornate si allungano, la luce si fa più intensa, nell’aria si percepisce l’inizio della primavera e c’è chi già sente il bisogno della “siesta”, quella pomeridiana. Tra la pausa pranzo e la ripresa delle attività pomeridiane, molti in questi giorni sono vittime di pesanti “abbiocchi”. Del resto, aprile dolce dormire… Si è pensato che questo torpore, più prolungato rispetto alla siesta invernale, fosse una conseguenza delle temperature più calde dell’estate 2018 che ci siamo lasciati alle spalle. Invece no: c’entra il ritmo circadiano. Lo ha ben spiegato uno studio americano della University of Würzburg e della Brandei University di Waltham sul moscerino della frutta, la Drosophila, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Neuroscience.

 

 

La luce solare intensa ci fa dormire. Sembrerebbe un paradosso, invece è proprio così. Certo, le giornate più belle, il cielo azzurro e limpido che rendono la luce più intesa e tersa, ci possono motivare a essere più attivi e energetici, ma, rovescio della medaglia, potrebbero perfino risvegliare il desiderio di letargica pigrizia. Specie quella pomeridiana, quella siesta (per dirla alla spagnola) che si schiaccia appena dopo pranzo per interrompere il ritmo tra le attività mattutine e quelle che seguiranno nel pomeriggio. Pare che questo riposino, quando la luce è più forte, si prolunghi nel tempo e se apparentemente al risveglio dà la sensazione di una carica in più, in realtà ritarderebbe la ripresa dell’attività alla sera. Lo ha dimostrato un team di neurobiologi americani studiando gli effetti luce-siesta sul ritmo circadiano di un insetto minuscolo, la Drosophila, il moscerino della frutta, indiretto vincitore di molti studi da Nobel. L’ultimo è il Nobel per la Fisiologia 2017 assegnato alle ricerche di Michael Rosbash, della Brandeis University, che ha contribuito anche a questo studio.

Cosa si è capito. Grazie a questo moscerino si sono potute capire diverse cose, ad esempio che la luce ad alta intensità è in grado di aumentare il bisogno di riposo, anche di un’ora circa, ma pure di influenzare la dinamicità delle attività rallentandone la ripresa al calare della sera. Nel corso di un esperimento di laboratorio, gli insetti sottoposti a un’illuminazione poderosa previo riposo ristoratore, si sarebbero rimessi in attività con due ore di ritardo rispetto alla normale tabella di marcia. A che cosa si deve questo fenomeno? Gli scienziati hanno capito che dipende dall’influenza della luce esercitata sulle molecole di speciali recettori fotografici esterni alla retina.

 

 

Quasi tutto ha un senso. Gli studiosi stimano che la siesta prolungata è una risposta comportamentale essenziale alla luminosità troppo forte e potenzialmente dannosa nel bel mezzo della giornata. Ma c’è di più: questo meccanismo rilevato nella Drosophila sarebbe, forse, applicabile anche ai mammiferi. Uomo compreso, stante il fatto che anche noi possediamo una serie di recettori fotografici di alta specializzazione che, stimolati dalla luce più o meno intensa, inviano segnali all’orologio circadiano. Più precisamente all’ipotalamo, un’area altrettanto specializzata del cervello che regola di conseguenza i bioritmi. Sarebbero quindi sempre questi recettori i responsabili di sieste extra-large, soprattutto nel corso della bella stagione? Una risposta precisa deve ancora essere data, ma, nell’attesa, nessuno ci impedisce di schiacciare un pisolo, come fanno i messicani all’ombra del loro sombrero.

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