Il primo miracolo delle Ghiaie
(continua la nostra inchiesta)

Che cosa accadde davvero in quel maggio del 1944 nella piccola località Torchio della frazione Ghiaie del paese di Bonate Sopra? È la domanda che poniamo da qualche settimana, da quando abbiamo avviato l’inchiesta – siamo alla quinta puntata – sui fenomeni in apparenza sovrannaturali dei quali è stata protagonista Adelaide Roncalli, la bambina che al tempo aveva sette anni e che improvvisamente si trovò al centro di una vicenda incredibile, ben più grande di lei.

Davvero alla bambina apparve più volte quella che noi chiamiamo la Madonna, ovvero la madre di Gesù di Nazareth? Che cosa vedeva quando cadeva in stato di trance? Una condizione documentata da diversi medici che assistettero a quei momenti, mostrati anche dal documentario girato al tempo e disponibile qui. Davvero Adelaide per ragioni sconosciute entrò in contatto con una dimensione della realtà, invisibile di norma a noi esseri umani?

Fra gli studiosi di quei fenomeni, il più assiduo è Alberto Lombardoni che ha dedicato buona parte della sua vita a raccogliere testimonianze, documenti, ad analizzare i diversi episodi di quella vicenda. Lombardoni ha accertato che il primo episodio di guarigione non scientificamente spiegabile si verificò alla terza apparizione, il 15 maggio 1944, quando il fenomeno non era ancora esploso e poche decine di persone si interessavano alla questione: si consideri che nell’ultima domenica di maggio arrivarono alle Ghiaie di Bonate trecentomila persone, da mezza Italia del Nord.

Alberto Lombardoni spiega che protagonista di quella prima guarigione prodigiosa fu Mario Previtali, che all’epoca aveva quarant’anni e da diciannove anni era affetto da una grave forma di epilessia, con crisi frequenti. Racconta Lombardoni: «Previtali abitava a Bonate Sotto, era in cura dal dottor Castelli, medico del paese, e dal professor Muggia dell’ospedale psichiatrico di Bergamo, ma i medici non avevano ottenuti risultati, addirittura avevano dichiarato il Previtali inguaribile».

 

 

Mario Previtali aveva lavorato per dieci anni nella ditta Andreoli di Pianico, faceva il manovale. Nel 1937 era stato tuttavia licenziato per via delle sue continue crisi; gli era stata attribuita una pensione di invalidità che gli consentiva di vivere. Continua Lombardoni: «Dalle carte risulta che Previtali aveva subito una forte crisi epilettica anche…»

 

Per l’articolo completo, rimandiamo a pagina 15 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 9 novembre. Per la versione digitale, invece, qui.

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