«Profondo rosso, 45 giri più venduto
per 15 settimane: battuto Baglioni»

Una visita guidata negli anni d’oro dell’orrore, non solo italiano, quello che ha portato in scena Claudio Simonetti venerdì sera, 18 gennaio, al Druso. Con i Goblin, oggi sul palco in formazione completamente rimaneggiata rispetto agli anni Settanta, Simonetti ha firmato le colonne sonori dei capolavori di Dario Argento, da “Profondo Rosso” a “Suspiria” e “Phenomena” (e anche titoli meno riusciti del regista romano), ma anche un capostipite internazionale del genere quale “L’alba dei morti viventi” di George Romero, anno 1978. Aspetto che ricorda vagamente l’ultimo Lucio Dalla – con occhiali rossi, capigliatura sbarazzina e affabilità narrativa -, Simonetti ha giocato con i suoni e con la spettacolarità di certo virtuosismo progressive rock, a tratti kitsch, proprio dei ’70. Gli assoli sulla tastiera AvMotion semicircolare, tagliente come una sega, per dire.

Le colonne sonore messe in ordine in scaletta, accompagnate dalle immagini salienti delle pellicole a cui fanno riferimento, affascinano perché “trasgender”: attraversano i generi, non risparmiano il sintetizzatore in chiave carillon tipico dell’horror dei primordi, né gli affondi heavy adottati in epoche successive. Con passaggi più vicini alle atmosfere dilatate dei Pink Floyd o Charleston percossi insistentemente secondo la lezione del poliziottesco all’italiana. Del resto la formazione, con Bruno Previtali (Daemonia, New Goblin, Nuova Raccomandata Ricevuta Ritorno) alla chitarra, Cecilia Nappo (Black Mamba e Adimiron) e Titta Tani (Dgm, Astra, Architects Of Chaoz, Ehfar) alla batteria concede ampio spettro al maestro di cerimonie, con una marcia in più per il pedale metal.

 

 

Non manca la guasconeria. Come quando Simonetti, durante “L’alba dei morti viventi”, accenna la melodia del “Gioca jouer”, che compose per Cecchetto. L’apice viene toccato col racconto della prima posizione in classifica per 15 settimane del 45 giri di “Profondo rosso” nel 1975. «Battemmo il record di “Piccolo grande amore” di Baglioni, che tre anni prima resistette per 13 settimane». Più commovente, invece, il ricordo di chi gli tolse la prima posizione: “Gamma”, canzone scritta dal padre per uno sceneggiato televisivo della Rai.

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