Quali sono i cibi sicuri (e quali no)

Il nostro Paese è fra i più sicuri di Europa. Almeno in termine di alimentazione. Ovvero i cibi che arrivano sulle nostre tavole sono garantiti da severissimi controlli di tutela di bontà, e quindi di salvaguardia alla salute. Lo ha attestato la relazione annuale RASFF, il sistema europeo di allerta rapido redatto dal Ministero della Salute.

Che cos’è il RASFF. È il criterio per valutare la sicurezza alimentare: è infatti un sistema che notifica, in tempo reale, i rischi diretti e indiretti per la salute pubblica, derivanti da possibili alimenti tossici o contaminanti ma anche di tutto ciò che potrebbe entrare a contatto con i cibi, come mangimi o ogni altra sorta di materiali. Ad informare che qualcosa non va in un determinato alimento sono gli uffici locali del Ministero della Salute, le Asl e il comando dei carabinieri, le cui segnalazioni che riguarda le anomalie di produzione italiana o entrata nel territorio nei giorni immediatamente precedenti, vengono ufficializzate settimanalmente, tramite un bollettino dedicato, e pubblicate sull’apposito sito.

 

 

C’è però anche un secondo livello di informazione, che ci mette ancora più in sicurezza: ogni anno – di norma all’inizio dell’anno solare –  l’Efsa, ovvero la Commissione Europea e gli Stati membri, che si occupa anche della rete di norme e controlli a tutela dei consumatori, diffonde i dati relativi ai 12 mesi appena trascorsi, che avvertono sullo stato del prodotto con quattro possibili notifiche. Ovvero di ‘allerta’, che significa che il prodotto è in commercio ma vi è un grave rischio per la salute, di ‘informazione’, che assicura il prodotto non sia sul mercato e non siano necessarie urgenti misure di sicurezza, di ‘news’, che raccomanda controlli più accurati, e infine di ‘respingimento alla frontiera’, secondo cui il prodotto è stato bloccato al confine e di conseguenza devono partire controlli verso matrice e filiera.

Quest’anno le segnalazioni di bontà a livello europeo sono state 3097, un numero elevato ma comunque in calo di un centinaio di casi rispetto al 2013: tra queste, 506 sono italiane, che hanno così qualificato il nostro Paese al primo posto per la sicurezza, con una percentuale pari al 16,3 percento del totale. Dopo il made in Italy, tra gli alimenti prodotti o importati dagli Stati membri, sono sicuri quelli di Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Belgio, Spagna (con qualche piccola riserva) e Danimarca. Occhi aperti e allerta invece da tutto quanto proviene da Cina, Turchia India e Stati.

 

 

I prodotti a cui prestare attenzione. A quali alimenti occorre prestare maggiore attenzione? Dall’Italia si dice soprattutto ai prodotti della pesca, che resta comunque il settore più a rischio, e poi, ai primi cinque posti, seguono i mangimi di origine animale, il latte e derivati, frutta e verdura, cereali e derivati, la carne escluso i pollami. E la ragione di questa attenzione? È principalmente legata a possibili contaminazioni microbiologiche, poi chimiche (per la possibile presenza di fitofarmaci (ossia i pesticidi, micotossine, metalli pesanti, additivi e coloranti), poi allergeni (glutine, latte e frutta secca, non indicati in etichetta) che possono essere contenuti in particolar modo nei cereali per la prima colazione e nei prodotti da forno e infine una attenzione va riservata anche ai novel food e agli organismi geneticamente modificati (OGM) non autorizzati.

Mangiando questi alimenti in che cosa potremmo incorrere? Per lo più sembra nel rischio salmonella, il contaminante più riscontrato durante i controlli sul cibo in Europa e rilevato soprattutto nella carne di pollo e nei mangimi per animali. E poi di Escherichia Coli, trovato soprattutto nella carne e nel pesce, e di Listeria, presente in pesce, latte, latticini e carne, le cui segnalazioni complessive superano di poco le cento.

 

 

Mai consumare troppo spesso uno stesso alimento (e della stessa marca). È questa la prima regola per meglio tutelarsi da eventuali rischi di contaminazione. Infatti i pericoli aumentano al crescere della quantità assunta di un possibile alimento danneggiato, perciò per tutelarsi è bene non eccedere nel mangiare e soprattutto variare. Diversificare la dieta è la contromisura migliore per diluire la probabilità di contatto con le sostanze tossiche. Quindi via libera a un po’ di tutto, limitando i prodotti raffinati e lavorati per non esporsi troppo a uno specifico inquinante.

Oltre a diversificare il rischio, bisogna fare attenzione alle categorie più delicate. Le donne in dolce attesa che dovrebbero tutelarsi soprattutto dal mercurio che si accumula nei pesci di grandi dimensioni, come tonno o pescespada, che può influenzare negativamente lo sviluppo cognitivo del bambino e del feto, per cui è opportuno non eccedere con questi alimenti nell’infanzia e in gravidanza; i bambini, perché in rapporto al loro peso assumono più cibo e quindi sono potenzialmente più contaminanti degli adulti; gli anziani, che hanno un metabolismo diverso, fegato e reni che non funzionano più alla perfezione.