Quanti orsi ci sono in Italia?
Ora attenzione al “Biondo”

Prima è toccato a Daniza, l’orsa morta durante il tentativo di cattura giovedì 11, poi all’orso marsicano trovato morto (si pensa per avvelenamento), vicino a L’Aquila, venerdì 12 settembre: non è un gran bel periodo per gli orsi “italiani”, che oggi vedono quindi la loro popolazione ridotta di due esemplari. Attualmente, in Italia, sono circa 100 gli orsi, ma in passato hanno seriamente rischiato di scomparire dai nostri boschi. Gran parte del merito di questa ripopolazione è dell’operazione “Life Ursus”, svoltasi tra il 1999 e il 2002, attraverso la quale l’Italia ha potuto catturare dieci orsi (7 femmine e 3 maschi) sul territorio sloveno per poi liberarli nel nostro Paese. L’operazione si svolse grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea e in collaborazione con la Slovenia, in cui la caccia all’orso è permessa per mantenere sotto le 450 unità la popolazione dell’animale, molto numeroso in quel territorio. Daniza era proprio una di quegli esemplari: fu portata sulle montagne del Trentino nel maggio del 2000, quando aveva 5 anni.

Dove sono e perché sono aumentati gli orsi “italiani”. In Italia esistono tre nuclei di orsi: uno è proprio in Trentino, sulle Alpi Centrali; un altro è sulle Alpi Orientali, al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Slovenia; e l’ultimo è sull’Appennino Centrale, per la maggior parte all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le Alpi Centrali erano quelle che maggiormente rischiavano la scomparsa degli orsi. La Prima Guerra Mondiale e i bracconieri ne avevano decimato la popolazione e negli anni Novanta del secolo scorso erano rimasti pochissimi esemplari, tra l’altro vecchi e malati. Il progetto “Life Ursus” fu così studiato e attuato dal Parco Adamello Brenta con la Provincia di Trento e con l’Istituto nazionale della Fauna selvatica. Da allora, gli orsi son tornati ad essere parte integrante della natura: è stato calcolato che i 10 esemplari portati in Italia si sono riprodotti più di 30 volte, dando alla vita quasi 70 cuccioli. Attualmente la popolazione delle Alpi Centrali è compresa tra i 35 e i 40 esemplari. Circa 60 orsi marsicani vivono invece sull’Appennino Centrale, in particolare nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Una ventina sono invece quelli che vivono sul confine tra Italia e Slovenia, con alcuni di loro che si sono spostati stabilmente nelle zone vicine al Veneto. In totale, quindi, la popolazione degli orsi “italiani” è composta da un centinaio di unità. Motivo principale della loro ripopolazione, oltre all’importazione, è il fatto che i boschi italiani sono sempre meno battuti dalla gente. L’inurbamento ha riconsegnato alla fauna il territorio boschivo, permettendo quindi anche agli orsi di vivere in tranquillità e riprodursi con facilità.

 

[L’orso Dino avvistato sul Monte Baldo]

 

Dino, Daniza e ora rischia “il Biondo”. Nonostante i boschi siano, per gran parte della popolazione italiana, oramai un territorio sconosciuto e inesplorato, la convivenza tra uomini e orsi non è mai stata facile. Del resto l’orso è un animale senza confini, in grado di coprire lunghe distanze (si parla di centinaia di chilometri) senza difficoltà, nonostante la mole (di media ogni esemplare adulto supera i 120 chili). Proprio Daniza, nel 2001, quando era ancora una cucciola di appena 6 anni, si presentò alle porte di una pizzeria a Riva del Garda, anche se viveva in Trentino. La paura fu tanta, ma in quel caso fu Daniza la prima a scappare. La cosa non si è purtroppo ripetuta a ferragosto di quest’anno, quando un cacciatore di funghi di Pinzolo avvistò l’orsa con i suoi cuccioli nel bosco. L’uomo, forse imprudentemente, rimase qualche secondo di troppo a spiarla: Daniza, pensando ad un attacco ai suoi piccoli, assalì il cercatore, che venne morso e graffiato alla schiena. Da allora iniziò la caccia, conclusasi giovedì con la morte dell’orsa. L’esemplare ritrovato morto venerdì 12 settembre a Pettorano sul Gizio (L’Aquila) pare sia stato invece avvelenato dopo che, da alcuni giorni, faceva incursioni nelle campagne circostanti. Proprio un allevatore della zona, giovedì 11, s’era ritrovato a poca distanza dall’animale e, nella fuga, aveva sbattuto la testa al suolo. L’identità dell’orso non è stata ancora verificata, ma l’assenza di radiocollare esclude che si tratti di Peppina, un esemplare fammina che nei giorni scorsi ha fatto diverse incursioni in paesi del Parco Nazionale della Maiella. Prima di Daniza, Peppina e l’orso marsicano avvelenato, fu Dino a fare paura. Nel 2009, l’esemplare entrò sul suolo italiano, proveniente dalla Slovenia: era alla ricerca di una compagna. I primi avvistamenti risalgono a quell’anno. I problemi iniziarono però nel 2010, quando, entrato in Veneto, uccise 14 asini nei dintorni di Asiago, prima di tornare in Slovenia. Nel marzo 2011, vicino a Lubiana, venne ucciso da un cacciatore. Con la scomparsa di Daniza, a fare ancora paura resta solo “il Biondo”. Quest’esemplare, che vive tra Trentino e Veneto, ha 6 anni e pesa quasi due quintali, ma è, soprattutto, molto più irrequieto di tanti altri orsi. Negli ultimi tre mesi ha ucciso ben 23 bovini, 2 asini e una capra, seminando il terrore tra le mandrie e costringendo gli allevatori a lasciare i pascoli estivi ben prima del previsto. Già l’anno scorso, “il Biondo” era stato accusato dell’uccisione di 15 bovini sul Monte Baldo, dove un turista l’ha anche ripreso. Attualmente non si sa dove sia, da diversi giorni se ne sono perse le tracce, ma molti allevatori ne chiedono l’abbattimento. Il rischio è che la forestale e la provincia si trovino a dover affrontare un nuovo caso Daniza. Ed è l’ultima cosa che vogliono, sia loro che gli animalisti.