Il rapporto bergamaschi-sesso
tra perversioni e pudori irrisolti

Che rapporto hanno i bergamaschi con la sessualità? Hanno difficoltà a parlarne? Quali sono i tabù residui? Abbiamo cercato di rispondere a queste domande confrontandoci con due esperti in materia. Psicoterapeuta, formatrice e autrice di diverse pubblicazioni, Laura Austoni si occupa da quasi trent’anni dei problemi sessuali di bergamaschi di tutte le età, dagli adolescenti agli anziani: «Se molte persone vivono ancora il sesso con estremo pudore, altre lo cercano, con perversioni che emergono soprattutto nelle coppie che desiderano ravvivare il rapporto frequentando diversi circoli privati dove si pratica lo scambismo tra Bergamo e Brescia».

Ma chi si rivolge a un terapeuta? «Nel mio studio preferisco sempre lavorare sulla coppia, anche per risolvere problemi apparentemente individuali, quali la disfunzione erettile negli uomini e la difficoltà a raggiungere l’orgasmo nelle donne. Negli ultimi anni molti più uomini, provenienti da tutta la provincia, iniziano la terapia, mettendosi in discussione e parlando liberamente di questioni intime davanti alla propria compagna e anche a una terapeuta donna». Un cambiamento che nota anche Michele Mongodi, psicoterapeuta individuale e di coppia presso il Policlinico San Marco di Zingonia. «Ultimamente le coppie, e mi riferisco a persone tra i 30 e 50 anni, sono più propense a portare in terapia problemi legati a tradimenti o a insoddisfazione nella vita sessuale. Dal mio punto di vista è una evoluzione confortante, perché si passa prima dal terapeuta che dall’avvocato divorzista».

 

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La sessualità rimane comunque un tema difficile, soprattutto quando i problemi si trascinano da tempo. «Da quel che emerge dalla mia esperienza ospedaliera – prosegue Mongodi -, se vi sono problemi organici o patologie, penso alla prostata, il paziente non ha difficoltà a parlare di questioni molto intime, mentre è più complicato discutere in terapia dell’insoddisfazione sessuale all’interno della coppia. Qui tocca spesso al terapeuta introdurre il tema scomodo delle fantasie sessuali e dell’eccitazione del singolo per fare in modo che, superati pudori e imbarazzi, si possa iniziare a lavorare sul problema».

«Un fatto che mi ha colpito – afferma invece Austoni -, è che molti miei pazienti maschi non avevano avuto esperienze sessuali, se non a pagamento, prima dei quarant’anni». Una peculiarità bergamasca rispetto ad altre province dove la dottoressa ha esercitato negli anni. Si tratta in genere di individui molto sensibili che, proprio sentendosi diversi per una minore mascolinità apparente, hanno vissuto un sviluppo psicosessuale difficoltoso. «La faticosa costruzione della propria identità maschile ha impedito a questi uomini di stringere relazioni in età adulta ed è stato necessario…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 12 e 13 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 16. Per la versione digitale, qui.

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