Gli Italiani risparmiano sulle cure
E la sanità è a rischio

Un recente rapporto di Censis e Unipol, Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali, ha sottolineato come la spesa privata per sanità e assistenza sia drasticamente in calo: nell’ultimo anno avrebbe perso il 5,7%, con una riduzione della spesa pro capite da 491 a 458 euro. Il motivo è di natura squisitamente economica: il privato non ha più le risorse necessarie per permettersi la gestione della sanità eGli italia dell’eventuale assistenza. È un fatto che interroga, visto il progressivo allontanamento degli ultimi anni dei cittadini dalla sanità pubblica in favore di quella privata (basta considerare un pressoché totale immobilismo della spesa pubblica nella sanità degli ultimi sette anni, a fronte di un progressivo aumento di quella privata fin quasi il 10%). Ciò detto, la domanda è questa: come e dove intendono curarsi o venir assistiti in età avanzata gli italiani?

Prospettive poco rassicuranti. Dal rapporto Censis emerge come, ad oggi, più di 4 milioni di italiani siano portatori di disabilità; cifra che, secondo le stime, dovrebbe salire fin quasi a 7 milioni entro il 2020. In marcata crescita anche il numero di anziani non più autosufficienti che negli ultimi anni ha avuto bisogno di assistenza domiciliare, addirittura raddoppiato nell’ultimo decennio, e che contempla fin oltre il mezzo milione di persone. Una domanda assistenziale vastissima, quindi, che sembrerebbe in continua ascesa, a cui però non corrisponde un sistema di welfare, sia pubblico che privato, adeguato. Il motivo è presto detto: la sanità pubblica non è ad oggi strutturata per rispondere in maniera consona alla mole di domanda proveniente dai cittadini: le infinite liste di attesa ne sono una prova esemplare; d’altro canto, la sanità privata richiede un supporto economico ormai non più accessibile a tutti, portando l’utente o a decidere di non curarsi oppure, specie nel campo assistenziale, a ricorrere ad accordi in nero, generando un ulteriore problema al sistema.

Una possibile soluzione: la cooperazione pubblico-privato. Secondo il Censis, l’unica alternativa consiste in un sistema di cooperazione, o meglio di integrazione, fra welfare pubblico e privato. La via dell’integrazione è un’opportunità per soddisfare una domanda che la sola offerta pubblica non è più in grado di coprire. L’Italia resta una delle poche economie avanzate in cui la spesa sanitaria, gestita attraverso assicurazioni integrative o strumenti simili, si ferma a una quota molto bassa: appena il 13,4% del totale della spesa sanitaria privata a fronte del 43% della Germania, del 65,8% della Francia, del 76,1% degli Stati Uniti. La presenza di operatori privati specializzati e qualificati sia nel campo delle prestazioni sanitarie che dell’assistenza, con servizi resi accessibili attraverso strumenti assicurativi integrativi, permetterebbe di fornire servizi più adeguati.

Quest’opera di integrazione rappresenterebbe un vero toccasana anche per quanto riguarda il sistema economico in generale: considerato nel suo insieme, il sistema di offerta di servizi sanitari e assistenziali genera un valore di produzione di oltre 186 miliardi di euro, pari al 6% della produzione economica nazionale, dando lavoro a quasi 3 milioni di persone. Considerando che il 26% degli italiani non fa affidamento, nel campo della sanità e dell’assistenza, esclusivamente sui propri risparmi, e che solo il 4% ha stipulato un’assicurazione integrativa sanitaria, che insieme ad altri strumenti simili rappresenterebbe la via maestra per questo processo di integrazione, gli orizzonti che si potrebbero spalancare sarebbero di enorme beneficio non solo per il sistema sanitario, ma l’economia in generale.