Addio dieta se siete in compagnia
Perché chi va con lo zoppo…

Il detto ‘Chi va con lo zoppo impara a zoppicare’ sembra essere vero anche a tavola. Specie se si sta amabilmente pranzando con un buongustaio che, attorno alla vita, ha già qualche chilo in più. E, come conseguenza, tra una chiacchiera e l’altra, pare che qualcosa in più cada anche nel piatto di tutti i commensali, indipendentemente dai propositi dietetici più o meno buoni di ciascuno. Ad arrivare alla conclusione di quanto a tavola si può essere distratti, specie da chi ha qualche chilo in più, è il Fat Suit Study, condotto dall’università Southern Illinois e pubblicato di recente sulla rivista Appetite.

Mangiate in compagnia? Cercherete di imitare gli altri. Non è certo una regola, ma mangiare in compagnia, in occasioni amichevoli ma anche attorno a un tavolo di lavoro, può sviare dai propri principi dietetici, invitandoci a scegliere piatti più calori e saporiti. Ovvero può agire sia sulla quantità degli alimenti che sulla loro qualità. Questo comportamento alimentare dipende dal fatto che il pranzo tra amici è inteso come un’occasione di convivialità: acquista quindi un ruolo sociale e non solo di sostentamento primario. Lo stesso accade anche nelle uscite in coppia – cenette romantiche comprese –, nelle quali si finisce per mangiare comunque di più: per non fare restare male il partner? Perché si è attratti da cose diverse? Chissà. Ciò che è certo è che anche nelle cene a lume di candela si prediligono piatti meno sani del solito.

 

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Alla base di questo spirito di solidarietà culinaria ci sarebbe quello che gli esperti definiscono un ‘effetto copycat’. Per intenderci, quello degli animali, per cui, a prescindere dalla fame oggettiva, ricominciano a mangiare se il branco sta pasteggiando. Così, a tavola, tendiamo a voler gustare o mangiare ciò che anche gli altri assaggiamo, o talvolta a scegliere piatti che gli altri rifiutano perché desideriamo sentirci unici. Con il risultato che, stando a quanto emerso dallo studio, di norma si mangia oltre il 31 percento in più di pasta e quasi il 44 percento in meno di insalata. L’obiettivo dietetico insomma viene disattivato e alla fine si consuma il 44 percento in eccesso rispetto a quanto si farebbe da soli.

Ad essere maggiormente influenzati dai pasti in compagnia e dai gusti del partner sarebbero – quasi paradossalmente – le donne, di norma più attente alla linea ma che, in queste occasioni a due, finiscono col mangiare fino al 13 percento in più, contro invece l’impassibilità del compagno, che perseguirebbe le normali abitudini alimentari.

Una conferma di quanto si è sensibili agli usi e costumi dell’altro a tavola verrebbe anche da uno studio dell’Università di Toronto, che ha tenuto un gruppo di volontari distante dal cibo per 24 ore. Poi li ha fatti sedere a tavola con commensali che mangiavano pochissimo; e loro, nonostante la fame da lupo, non hanno battuto ciglio: si sono accontentati di quel poco che c’era nel piatto.

 

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Vale anche a casa? Qualcosa cambia, invece, se i pasti si consumano tra le mura domestiche. Si mangia comunque di più rispetto a pasti solitari, ma in percentuali leggermente inferiori rispetto al sabato sera fuori casa e in relazione anche alla compagnia: con il coniuge ci si assicura un pasto più ricco del 22 percento, con la famiglia o gli amici rispettivamente del 23 percento e del 14 percento. Su questo consumo influirebbe poi anche il fattore velocità (amica della gola), più presente in un pasto familiare, meno in una cena è tra amici.

In conclusione. È meglio mangiare soli piuttosto che in compagnia? Assolutamente no. A fare la differenza tra chi si abbuffa nelle occasioni di convivialità e chi invece si trattiene un po’ è – come sempre – la consapevolezza. Riconoscere che si può essere influenzati dagli amici o dal partner nelle proprie abitudini alimentari, spiegano gli esperti, è un buon punto di partenza per fare qualcosa per evitare di mangiare meno sano e di conseguenza poi ingrassare. È dunque importante capire se e quale influenza possano avere le relazioni sociali e di coppia sulla nostra alimentazione, anche se ancora resta da capire perché si tenda più facilmente a imitare comportamenti poco sani anziché il contrario, in comunità. Sarà solo questione di pancia?