Seriate, ci vorrebbe un centro città

Seriate è una città senza un centro ben definito: ce ne sono tanti, di tipo differente, con vari punti di riferimento e altrettanto diversamente vissuti. Un pregio e una particolarità, o un problema e un difetto? Non ci esprimiamo, ma semplicemente vi conduciamo tra quelli che possono essere considerati i centri. E se Seriate è una città senza un unico centro, forse dà a ognuno la possibilità di trovare il proprio.

Il centro storico che ora è solo storico. In un tempo lontano – e solo i nostri nonni ne portano memoria – di fronte alla chiesa parrocchiale del Ss. Redentore c’era una piazza, denominata dal 1931 «piazza Roma»: si era creata dopo alcuni lavori del secolo precedente. Dal 1963 la piazzetta fu dedicata a papa Giovanni XXIII e, con gli anni, ha perso quella connotazione commerciale che aveva allora, con negozi di alimentari, il tabaccaio e il calzolaio, lasciando ora posto a dei bar, mentre restano da allora la panetteria e la farmacia. La piazza si univa, come un continuum, alla ben più conosciuta piazza Bolognini, un tempo chiamata piazza San Cristoforo, dove davvero si era formato il cuore della città vecchia.

 

 

Ora è solo il centro storico, dove per storico si intende legato alla storia del nucleo cittadino. Difatti (se proprio vogliamo essere obiettivi) non ci sono monumenti o edifici degni di nota a livello storico-artistico: questa connotazione effettivamente fa sì che non sia una zona di grande attrazione culturale o turistica, ma solo il punto, brulicante di vita, in cui Seriate si è forse avvicinata di più all’essere città in passato. Attualmente questa parte di Seriate ha perso ogni caratteristica tipica del centro-città: molti negozi hanno chiuso le loro serrande (e gli sfitti sono più degli attivi), mentre le case sono state occupate perlopiù da abitanti stranieri, che a loro volta hanno aperto attività commerciale. In pratica è successo qui quel che normalmente accade nelle periferie delle città, in cui, nei casi più gravi, si creano veri e propri ghetti.

 

 

A Seriate, invece, sopravvive fortunatamente la voglia di rivalutare il centro storico, soprattutto grazie ad alcune associazioni, come Seriate: recuperare il centro storico, e ai cittadini che lì abitano o che là hanno comunque lasciato il cuore. Riqualificare tutta l’area è un lavoro che richiede tempo e impegno sia da parte dei seriatesi, sia da parte dell’Amministrazione: pur sperando in una ripresa quanto più rapida possibile, al momento piazza Bolognini e le aree limitrofe non possono essere considerate il centro di Seriate, ma solo il ricordo di un centro passato che si era sviluppato grazie alla presenza della chiesa, riferimento religioso e sociale di una volta. Dalle memorie dei seriatesi si ricostruisce un susseguirsi di attività dislocate tra la piazza e le vie limitrofe, tanto da rendere quegli svincoli sempre frequentatissimi da gente che resta, va e viene: lo storico mobilificio Pesenti, delle trattorie, un’osteria, il fruttivendolo, un pescivendolo, un macellaio, un salumiere, un panettiere, il riparatore di tacchi e quello delle macchine da cucire.

 

 

Un possibile centro attorno ai servizi. Non è che non ci siano più negozi ora, tutt’altro: a Seriate, grazie anche alle politiche dell’assessorato al Commercio, è sempre più forte l’attenzione al cosiddetto commercio di vicinato, ma le attività commerciali sono dislocate seguendo un ordine non sempre preciso. Vediamolo meglio: via Italia è diventata una via centrale, lungo la quale ci sono dei punti di riferimento istituzionalmente e amministrativamente importanti, come il Municipio, gli…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 23 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 16. Per la versione digitale, qui.

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