Siete belle, intelligenti e… single?
Dovete imparare ad accontentarvi

Se siete donne istruite e lavorativamente indipendenti, avete più di 30 anni e siete single, sappiate che fate parte della grande famiglia mondiale delle ragazze belle, intelligenti e piene di qualità che non riescono a trovare un uomo. Pare la trama di una commediola romantica con protagonista Meg Ryan, ma in realtà, nella vita di tutti i giorni, pare che le cose vadano proprio così. A raccontarlo nel modo migliore possibile è lo scrittore americano ed ex giornalista di economia Jon Birger, attraverso il libro Date-onomics: How Dating Became a Lopsided Numbers Game, una sorta di mega-risposta a tutte quelle donne che si chiedono dove cavolo si nascondino i loro principi azzurri. E il giudizio è quanto mai scoraggiante: in realtà quei principi azzurri spesso non esistono. Sì, perché non ci sono abbastanza uomini per soddisfare tutte le richieste delle donne.

 

 

Il problema dell’istruzione. Birger ha sfruttato le sue grandi conoscenze economiche e statistiche per compiere un interessante studio dal quale risulta che negli Stati Uniti non ci sono abbastanza uomini laureati e single per soddisfare tutte le donne. Il rapporto è di tre uomini ogni quattro donne. La logica conseguenza è che per ogni uomo che si “accoppia” ed “esce al mercato” ci sono donne che vedono diminuire drasticamente le proprie possibilità di trovare un compagno per la vita. Una giovane redattrice di Vice, Jennifer Juniper Stratford, forse toccata sul vivo dato che ha 23 anni ed è single, ha intervistato Birger per cercare di avere un quadro un po’ più chiaro della situazione.

Tutto parte dall’istruzione: il numero di donne che portano a termine il proprio cammino universitario, negli anni, è molto cresciuto, fino a superare in diverse zone dell’America quello degli uomini. Ciò significa molte donne più istruite rispetto a tanti uomini. Come spiega Birger, «secondo il Dipartimento della Pubblica Istruzione degli Stati Uniti, nel 2023 ci sarà il 47 percento in più di donne laureate rispetto ai laureati. Più o meno tre donne per due uomini». Di base ciò non sarebbe un problema se le donne accettassero di avere una relazione anche con uomini di livello culturale e lavorativo inferiore al loro, ma così non è: le donne accettano sempre meno spesso di sposarsi con uomini meno istruiti. Il fatto è che, secondo Birger, con il passare del tempo questa “sproporzione” aumenterà sempre più. A parere del giornalista la questione è solamente antropologica: «La mia tesi è che il cervello delle ragazze matura a un ritmo più veloce di quello degli uomini, le ragazze maturano socialmente e intellettualmente prima. Sono avanti di un anno sugli uomini. Studiano meglio e più in fretta, sono più organizzate e hanno minore probabilità di soffrire di disturbi dell’attenzione. Quindi credo che le ragazze siano predisposte alla carriera universitaria».

 

 

Un lento ma inesorabile declino. Il risultato di quanto spiegato da Birger, dunque, è che le donne belle, brave e intelligenti desiderano accoppiarsi solamente con uomini altrettanto belli, bravi e intelligenti. Ma se di ragazzi belli e bravi ce ne sono ancora molti, intelligenti tanto quanto loro sempre meno, perché, statistiche alla mano, sono le donne a dimostrarsi più brave negli studi. È quindi assolutamente normale che ci siano moltissime donne single nonostante le loro qualità. Tutto questo però si riverbera su un altro dato: l’aumento dei divorzi. Birger è molto chiaro al riguardo: «Ovviamente se le donne scarseggiano fai di tutto per tenerti stretta la tua. Ci sono molte ricerche in campo comportamentista e zoologico. Nel libro cito uno studio in cui i ricercatori osservano le specie monogame. Portano il rapporto dall’equilibrio iniziale a sei maschi per quattro femmine. E quello che hanno scoperto è che il tasso di “divorzio”, ovvero di maschi che abbandonano le femmine, scende dal 22 all’11 percento». È evidente che ciò succede poiché la specie maschile non ha altre opzioni. Ma la ricerca citata da Birger non si ferma qui: «Quando prendono il campione e rovesciano l’esperimento (quindi sei femmine per quattro maschi) il tasso di abbandono da parte dei maschi sale dal 22 percento al 52 percento. Quindi la specie ha sviluppato un comportamento poligamo solo perché abbiamo cambiato il rapporto numerico tra i sessi. È proprio un adattamento evolutivo, perché in un sistema dove le femmine scarseggiano tu vuoi solo far sì che i tuoi geni perdurino, perciò è comprensibile lo sforzo della genitorialità. Ma quando ci sono troppe femmine, il tentativo di accoppiarsi con più femmine vince sulla genitorialità».

La soluzione. Statistiche alla mano, dunque, il quadro è catastrofico: come dice la Juniper Stratford, la generazione delle ventenni di oggi è destinata a un futuro di divorzi e solitudine. E Birger è d’accordo, senonché va preso in considerazione un fattore ulteriore, non calcolabile ma non trascurabile: la morale. Gli esseri umani ne sono dotati e se essa entrasse in gioco potrebbe cambiare i valori in campo. Più precisamente Birger afferma: «Quello che credo, o spero, è che una volta nota la situazione, si faccia qualcosa per cambiare il proprio comportamento. Penso che una volta che tutti si saranno accorti che gli uomini si stanno comportando da porci e che le donne farebbero bene a essere meno selettive, il comportamento generale cambierà». L’unica soluzione a un futuro di solitudine e coppie scoppiate, quindi, è che gli uomini controllino un po’ l’ormone, ma anche che le donne imparino ad accontentarsi. Accontentarsi di ragazzi belli e bravi anche se magari non sono intelligenti tanto quanto loro. Un po’ come già succede nella comunità afroamericana: in essa, infatti, «le donne che si laureano sono quasi il doppio degli uomini e i matrimoni “misti” (tra soggetti con diverso livello d’istruzione, ndr) sono già più comuni».

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