Stezzano, un sogno andato in fumo
Dopo un anno chiude il Canapaio

Il progetto di Basilio Moretti e Lara Camoni sfuma. Il Canapaio che, con tanti sforzi e aspettative avevano aperto solo un anno fa in via Adua, chiuderà i battenti a fine mese. «Una decisione sofferta, ma inevitabile perché le leggi sulla vendita di cannabis light in Italia non sono chiare e noi non vogliamo rischiare», raccontano i titolari.

 

[Lara Camoni e Basilio Moretti, titolari de Il Canapaio, con Cristina Parodi]

 

I problemi sono scaturiti dopo una recente sentenza della Cassazione che ha stabilito che «la commercializzazione di cannabis sativa L. e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa non rientra nell’ambito di applicazione della legge n. 242 del 2016 che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà per uso a fini medici». Pertanto «integrano reato la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L., salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante». Saranno dunque i giudici di merito, di volta in volta, a valutare quale sia la soglia di efficacia drogante che rientra nei parametri del consentito.

Insomma, troppi cavilli che hanno indotto il Canapaio di Stezzano a optare per la chiusura: «Da quando sono trapelate queste notizie i clienti sono calati – racconta Basilio Moretti – la gente è confusa, quindi di conseguenza il giro d’affari è diminuito. Io ho una moglie, una figlia di 15 anni, devo tutelare la mia famiglia. Si rischiano anche multe fino a 10 mila euro per prodotti non conformi alla legge. Per limitare il danno prima che…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 44 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 27 giugno. In versione digitale, qui.

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