Targhe estere, la pacchia è finita

Circolavano con targhe estere in Italia perché così è più facile evitare di incorrere in sanzioni o controlli fiscali, oltre a godere di tariffe assicurative molto più basse rispetto alle nostre. Con il tempo, anche grazie alla quasi certezza d’impunità dovuta a controlli quasi inesistenti, si moltiplicano i “furbetti“ che pur avendo residenza in Italia guidano auto con targa straniera. Ma ora il decreto sicurezza appena approvato prevede delle norme che renderanno loro la vita molto difficile. Nel decreto c’è un articolo che sancisce il divieto di circolare con un veicolo immatricolato all’estero, per chi risiede in Italia da oltre sessanta giorni. Chi viene colto in flagrante rischia una multa da 712 a 2.848 euro. Nel caso poi che il veicolo non fosse poi reimmatricolato o riportato all’estero entro 180 giorni, il mezzo sarà confiscato.

 

 

Dal divieto per ora sono esclusi solo i veicoli in leasing o noleggio senza conducente acquisiti in base a un contratto stipulato con un operatore di un altro Stato della Ue che non abbia sedi secondarie o effettive in Italia e quelli concessi in comodato da imprese Ue a residenti in Italia legati a loro da un rapporto di lavoro o di collaborazione. Ma sul tema dei veicoli in leasing è stata sollevata subito una polemica perché premia cittadini con redditi alti o addirittura evasori. Per questo il governo ha accolto l’ordine del giorno presentato dal deputato Alberto Pagani del Pd, che lo impegna a prevedere l’obbligo di ritargare in Italia in caso di leasing o noleggio esteri o a vietare la circolazione dei veicoli in questione.

 

 

È una legge molto attesa che mette finalmente un limite alle “esterovestizioni” delle auto. Non sarà più possibile far leva sulla finta residenza fiscale all’estero di una società che con questo escamotage sino ad oggi poteva immatricolare un veicolo oltre confine e avere una targa straniera, pur svolgendo la propria attività lavorativa prevalentemente in Italia. «Lo sapevamo che la lotta all’esterovestizione avrebbe prodotto forti reazioni», ha detto a Repubblica.it Giordano Biserni presidente dell’Asaps, la più grande associazione di sicurezza stradale italiana, «ma la “ricreazione” doveva finire». Tra le altre cose a volte le vetture circolavano con la revisione scaduta: con targa estera non le si può sottoporre al controllo in Italia (nella Ue non esiste ancora la reciprocità tra i vari Stati sulla materia).

 

 

Il provvedimento ha causato anche un caso diplomatico in quanto la comunità più colpita dalle nuove regole sarebbe quella romena. I romeni infatti, per non pagare multe, bollo auto e assicurazioni, finora hanno viaggiato in Italia con la targa del loro Paese d’origine pur avendo una vettura acquistata in Italia. Sono già moltissimi i casi di multe comminate, soprattutto in Emilia e in Veneto, dove la consuetudine è più diffusa, provocando un risentimento da parte degli automobilisti italiani. Secondo Il Sole 24 ore bisarche cariche di veicoli con targa rumena sarebbero in viaggio sulle autostrade del Nord. È quindi probabile che alcuni, per non farsi multare, abbiano scelto di costituire gruppi per pagare le spese di trasporto sul mezzo pesante. L’alternativa a portar fuori il proprio veicolo è quello di reimmatricolarlo in Italia. Con i tempi e i costi che questo comporta.

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