Tedeschi e svizzeri ora si armano
Tutta colpa di terrorismo e migranti

Dalla terribile notte del 13 novembre a Parigi, l’Europa ha riscoperto la paura. Da allora, infatti, in tutti gli Stati del Vecchio Continente è come se si fosse riaccesa una paura antica e sopita: quella della guerra. Non è un caso se da quel momento si è riaperto (talvolta anche con veemenza) il dibattito sul possesso e l’uso delle armi. Se in America, infatti, Obama sta cercando disperatamente di porre un freno alla compravendita senza controllo di armi tra privati, in Europa sta accadendo l’opposto, con molte forze politiche che stanno invece chiedendo a gran voce più libertà nell’acquisto e nel possesso di armi dei privati. In Italia è, ad esempio, la Lega ad essersi distinta su questa battaglia, legando anche il tema a un altro motivo di dibattito molto sentito: l’immigrazione. Più immigrati significa anche più criminalità (dicono) e poiché le forze dell’ordine faticano a difendere i cittadini, questi devono avere il diritto di farlo anche con le armi, se si rendesse necessario.

 

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I tedeschi e la corsa alle armi. Pare incredibile, ma la stessa cosa sta accadendo in Germania. O meglio, là le parole sul tema sono poche, mentre i fatti tanti. Un articolo di Soeren Kern pubblicato dal Gatestone Institute, infatti, analizza il boom nella vendita di armi avvenuto negli ultimi mesi in Germania e sottolinea come questo dato sia strettamente correlato all’escalation di crimini commessi dai migranti in tutto il Paese, migranti cresciuti a dismisura nell’ultimo anno. Tutto questo nonostante la Germania sia una delle Nazioni in cui sono in vigore alcune delle leggi più severe sul controllo delle armi. Armi che non necessitano permessi, quali spray al peperoncino o elettriche, ma anche armi vere e proprie, tanto che sono in forte crescita anche le richieste di licenza di porto d’armi. Il vero e proprio boom si è avuto da agosto 2015 in poi, quando, ad esempio, il volume delle vendite a livello nazionale di spray urticante ha subito un’impennata del 600 percento secondo i dati riportati dalla rivista Focus, tant’è che in gran parte della Germania le scorte del prodotto sono andate finite e bisognerà attendere il marzo 2016 perché siano riempiti nuovamente i magazzini.

La società produttrice di articoli per la sicurezza personale KH Security, invece, ha affermato che le richieste si sono quintuplicate e che le vendite del settembre 2015 sono le più alte mai registrate dalla fondazione dell’azienda. La società concorrente DEF-TEC Defense Technology, in autunno ha registrato un aumento delle vendite del 600 percento circa. E il fenomeno è oramai diffuso in tutto il Paese, come conferma anche l’emittente radiotelevisiva pubblica Mitteldeutscher Rundfunk, che ha riportato le lunghe file di cittadini della Sassonia davanti alle armerie. I media cavalcano da mesi la notizia, con titoli a effetto: «La Germania ha paura – e afferra le armi», «I tedeschi si armano: Esplode la domanda di armi», «Sempre più persone acquistano un’arma», «Sicurezza: Mani in alto!» e «I bavaresi si armano – Per paura dei rifugiati?». In seno alla società tedesca c’è la diffusa sensazione che lo Stato non riesca a proteggere adeguatamente i propri cittadini e pertanto essi si devono proteggere da soli. E la conferma arriva da un ulteriore dato: in tutti i 16 länder tedeschi si segnala un boom di domande per il rilascio delle licenze per armi leggere e di piccolo calibro, quelle necessarie per poter circolare con spray urticante e altri tipi di armi per la difesa personale.

 

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«La popolazione ha paura». Naturalmente l’opinione pubblica è divisa: da una parte c’è chi parla di «paura immotivata» e nega che il boom di armi sia legato all’aumento della presenza di migranti sul territorio teutonico, dall’altra invece c’è chi parla di una vera e propria «ondata di crimini violenti commessi dai migranti», tesi che sarebbe corroborata da diversi rapporti di polizia. Uno dei più importanti quotidiani tedeschi, il Süddeutsche Zeitung, ha, senza mezzi termini, appoggiato la posizione dei secondi, scrivendo: «Chiunque chieda quali siano i motivi dell’aumento della vendita di armi urta contro un muro di silenzio. Ufficialmente, le agenzie che si occupano del rilascio della licenza di porto d’armi di piccolo calibro non hanno bisogno di fornire una giustificazione e pertanto gli uffici governativi non sanno perché ciò sia accaduto. “Ma è anche vero che a volte capiamo che essi hanno paura a causa dei rifugiati”, dice qualcuno che preferisce restare anonimo. Anche i rivenditori non dicono apertamente nulla in merito ai motivi dell’impennata nelle vendite. Chiamiamo un negozio di armi leggere e di piccolo calibro, e chiediamo: “Alla fine di agosto sono arrivati molti rifugiati, e da settembre le vendite sono aumentate, ci può essere un collegamento?”. L’uomo al telefono risponde: “Se non usate il mio nome, vi dico che è proprio così. Le persone che vengono in negozio hanno paura. Credono che tra i rifugiati ci siano le pecore nere. Alcuni clienti lo ammettono apertamente”».

 

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[André Blattmann, capo dell’esercito svizzero]

 

In Svizzera l’esercito invita ad armarsi. Se stupisce che tutto questo stia accadendo in Germania, Paese spesso indicato come modello d’integrazione europea insieme a tanti altri Paesi del Nord, lascia ancora più spiazzati la notizia riportata da Wall Street Italia: André Blattmann, numero uno dell’esercito, in un’intervista rilasciata a un quotidiano svizzero avrebbe infatti invitato la popolazione ad armarsi, avvertendo che i rischi di disordini sociali nel Vecchio Continente stanno crescendo a dismisura, anche e soprattutto in seguito all’emergenza migranti. Blattmann avrebbe fatto diretto riferimento al periodo compreso tra il 1939 e il 1945 per descrivere ciò che, a suo parere, sta avvenendo oggi in Europa: «La situazione sta diventando sempre più rischiosa. La minaccia del terrorismo sta salendo, guerre ibride sono combattute in tutto il mondo; l’outlook economico è fosco e i flussi migratori di rifugiati hanno assunto dimensioni impreviste. Disordini sociali non possono essere esclusi in un momento in cui le basi della ricchezza della Svizzera vengono messe in dubbio». Tenendo conto che queste sono le prime parole di Blattmann dagli attentati di Parigi, si intuisce quanto il tema sia diventato caldo. E forse è il momento che anche l’Italia inizi a trattarlo, lasciando da parte slogan populisti e posizioni conservatrici.

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