Torna l’educazione civica a scuola
(nei banchi mettiamo i genitori?)

A rigor di logica le due novità approvate giovedì dalla Camera in materia scolastica sono in contraddizione l’una con l’altra. La prima novità è quella che riguarda le scuole elementari, dove sono state abolite alcune norme previste dal regolamento che risaliva al lontano 1928. Niente più sospensioni e note per i bambini. Cioè superamento delle sanzioni disciplinari. Resta però la possibilità della bocciatura. La seconda novità, approvata con un voto plebiscitario, è la reintroduzione dell’Educazione civica in tutti gli ordini scolastici. Sono trentatré ore obbligatorie, per le quali in realtà non sono state stanziate risorse, e che verranno quindi ridistribuite tra l’organico di insegnanti già operativi. Da una parte si allentano i meccanismi punitivi verso chi sbaglia, dall’altra però si stabilisce la centralità per la formazione di un bambino e di un ragazzo di conoscere le regole che normano la convivenza civile.

 

 

Paolo Crepet, popolare psicologo e tuttologo, ha notato la contraddizione: «Cancellare il regolamento del 1928 è come passare con un colpo di spugna lasciando un vuoto», ha detto. «Non si capisce più chi, come e perché darà delle regole. Abbiamo alzato la bandiera bianca sul futuro del Paese: gli adulti vanno educati da cuccioli. Se io fossi stato il ministro avrei detto che il Regio Decreto andava superato, ma al suo posto ci doveva essere qualcosa d’altro». Un conto infatti è superare l’autoritarismo pedagogico di una stagione ormai lontana, un altro è mettere in discussione l’autorevolezza di chi insegna. È un’autorevolezza che potrebbe in realtà essere restituita proprio dal compito di insegnare ai ragazzi le regole dell’Educazione civica. Peccato che anche questo venga chiesto agli insegnanti senza riconoscere economicamente il valore del loro lavoro. Sono stati stanziati quattro milioni di euro, ma sono tutti destinati alla formazione dei docenti che dovranno salire in cattedra per le trentatré ore annuali di Educazione civica. Non a caso, un’esponente del Pd, Patrizia Prestipino, che pur ha approvato il provvedimento, ha voluto rimarcare la contraddizione. «La politica non sia esempio di diseducazione civica», ha detto. «Per la reintroduzione dell’Educazione civica nelle scuole servono mezzi idonei: non vincoliamo la legge alla formula di invarianza finanziaria, i soldi servono, risorse necessarie per la formazione dei docenti che andranno a insegnare l’Educazione civica e per la figura del coordinatore».

 

 

Agli insegnanti con una mano si chiede di più e con l’altra si continua a delegittimarne l’autorevolezza, togliendo strumenti per tenere testa a bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie. Un recente studio realizzato in Trentino ha calcolato che con il lavoro sommerso per i tutti i compiti che vengono loro richiesti, il tempo lavoro di un docente è di 1.643 ore annue, circa 36 a settimana per 45 settimane. Un’ultima notazione. L’eliminazione delle punizioni va nella direzione di rafforzare il dialogo con le famiglie. Un dialogo complicato, proprio perché le famiglie non riconoscono più l’autorevolezza di chi insegna e si schierano sempre più di frequente dalla parte dei loro ragazzi. Forse a tutte queste novità ne andrebbe introdotta un’altra: educazione civica per mamme e papà…

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.