«È stato un agguato disgustoso».
Ma ora serve responsabilità

Continuano ad arrivare elementi nuovi sull’increscioso pestaggio ai danni dei tifosi atalantini durante il ritorno da Firenze da parte della polizia. Si susseguono le testimonianze dei tifosi aggrediti, mentre le versioni delle forze dell’ordine sembrano cambiare sempre. Sullo sfondo, la partita di domani (domenica 3 marzo), ancora contro la Fiorentina, dove in palio c’è molto di più dei tre punti in classifica: si chiama prova di maturità.

Dopo il 3-3 di Firenze avremmo voluto parlare di calcio e basta. Purtroppo la cronaca dei fatti avvenuti vicino al casello di Firenze Sud sta catalizzando l’attenzione e a livello nazionale, anche da parte della politica, ci sono sempre più richieste di chiarimento. Tutti, indistintamente, vogliono sapere perché è avvenuta una simile mattanza ai danni di tifosi atalantini che stavano tornando a casa in bus.

 

 

Sentiti i due autisti, questura smentita. Nelle ultime ore sono emersi particolari importanti. Su tutti, le dichiarazioni rese da due autisti dell’azienda di Pioltello che ha fornito alcuni dei bus per la trasferta dei ragazzi della Curva Pisani. Le loro testimonianze sono pesantissime nei confronti della polizia, pesanti come pietre perché a pronunciarle non sono gli atalantini coinvolti, bensì persone terze che si sono trovate su uno dei mezzi sfasciato dalla violenza degli agenti. I due autisti sono stati sentiti dalla Questura di Bergamo tra il pomeriggio di giovedì e la mattinata di venerdì e hanno confermato la stessa versione: dal bus teatro del pestaggio da parte della polizia non è sceso nessun tifoso, non c’è stato un improvviso stop del mezzo causato dalla volontà dei tifosi di provocare disordini, mentre sono state le forze dell’ordine a bloccare il mezzo prima di salire a bordo e di dar vita a un’escalation di violenza rapida e ingiustificata. Questa versione smentisce la prima dichiarazione fornita dalla Questura di Firenze all’Ansa ed è molto più logica anche nei fatti: tutti i 130 identificati sono tornati a Bergamo, se gli agenti davvero avessero individuato i responsabili scesi in strada incappucciati e con i bastoni sarebbe scattato automaticamente l’arresto.

 

 

Le parole dell’autista del primo pullman a La Zanzara. L’autista Otello Lafalce, 62 anni, venerdì 1 marzo, è stato anche intervistato dal programma di Radio24 La Zanzara, che in passato non è mai stato “morbido” con gli ultrà (ricordiamo, ad esempio, lo scambio di battute con il Bocia avvenuto un paio di anni fa). Riportiamo l’intervista.

Domanda del conduttore Giuseppe Cruciani: «Lei conferma la versione della polizia che dice che i tifosi dell’Atalanta sono scesi dal pullman per dar vita agli scontri e che gli agenti hanno risposto?».

«Assolutamente no. Nessun tifoso è sceso».

«Tu che autobus guidavi?».

«Io ero il primo del gruppo di quattro».

«Quello in cui poi sono avvenuti i maggiori danni…».

«Esatto».

«Non è sceso nessuno da quell’autobus».

«Assolutamente no».

«E che cosa hai visto?».

«Che la macchina della polizia davanti a noi ha rallentato e a un certo punto ci ha bloccato. A fianco avevo già un Ducato con agenti in tenuta antisommossa. Con una manovra azzardata ci hanno fermato e ho perfino rischiato di tamponarli. Si è subito aperto lo sportellone del lato destro del Ducato e i poliziotti sono scesi, mi sono passati davanti e mi hanno chiesto di aprire la porta dell’autobus».

«Tu l’hai aperta?».

«Sì, ma le porte dell’autobus si aprono lentamente e due di loro hanno infilato le mani per forzarla e l’hanno quasi sradicata. Dopo il tafferuglio ho fatto 330 chilometri da Firenze Sud a Bergamo con la porta aperta».

«Sono entrati e ti hanno detto qualcosa o sono andati direttamente verso i tifosi?».

«Sono entrati e hanno cominciato a menare, punto e basta. Hanno cominciato a frollare i manganelli. Nel frattempo mi hanno ordinato di aprire anche la posta posteriore, due o tre di loro sono saliti e hanno cominciato a darle di santa ragione. Una cosa vergognosa, una cosa disgustosa anche a vedersi. I ragazzi, che prima erano tutti tranquilli, hanno cominciato a gridare dicendo di smetterla: “Cosa fate!”, urlavano».

«Tu sei pronto a testimoniare che questi ragazzi non hanno fatto niente prima, al di là del fatto che nessuna violenza così a freddo può essere giustificata?».

«Sì, non hanno fatto niente, niente, niente».

«Dov’è avvenuto tutto questo?».

«A mille metri dal casello di Firenze Sud».

«Che tipo di violenze sono state compiute? Manganellate, calci, pugni…».

«Tutto, tutto. La cosa più schifosa che un uomo possa fare contro dei ragazzi inermi. Meno male che non han tirato le pistole. Manganellate…».

«Quanto è durato?».

«A occhio e croce un minuto o poco più».

«Ma perché secondo te è successo? Tu hai fatto altre trasferte? Si un tifoso?».

«No, io sono niente, sono un autista».

«Sei di Bergamo?».

«No, io non sono di Bergamo, abito a pochi chilometri dalla Provincia di Bergamo».

«Sei tifoso dell’Atalanta?».

«Assolutamente no».

 

 

Verità e giustizia. Dall’Atalanta ai politici bergamaschi, tutti ora chiedono una riposta. Nel pomeriggio di venerdì, dall’entourage del ministro dell’Interno Salvini è filtrata una dichiarazione ufficiale che conferma come siano in corso gli approfondimenti necessari sulla vicenda. In serata, alla trasmissione televisiva di SeilaTV Dodicesimo in campo, il deputato della Lega Daniele Belotti ha detto di aver chiesto un incontro al questore di Firenze Intini che dovrebbe andare in scena venerdì prossimo. Adesso serve una grande prova di maturità. Lo scenario è abbastanza delineato ed è allarmante. Nell’era degli smartphone, dei social e di WhatsApp, la verità ci mette molto meno ad arrivare, ma se da una parte i media e tutti gli organi preposti dovranno fare buona guardia affinché una questione tanto delicata venga completamente chiarita, allo stadio sarà fondamentale dare grande dimostrazione di maturità. I ragazzi coinvolti sono ovviamente molto colpiti, tutti gli amici della Curva (ma non solo) sono arrabbiati e increduli, ma domenica c’è Atalanta-Fiorentina e bisogna stare calmi. Se scoppia qualche casino, i primi ad andarci di mezzo saranno proprio gli stessi tifosi dell’Atalanta. Quelli identificati, ma non solo.

Il clima non è affatto dei migliori, ma nel solco della responsabilità più volte dimostrata negli ultimi anni siamo sicuri che la Curva Nord e tutti i tifosi della Dea abbiano perfettamente chiara la situazione, al punto da pensare solo a rendere complicatissima la vita (in campo) di Chiesa e compagni. È troppo importante cercare di mostrare il lato migliore del tifo orobico in questo momento. La guancia colpita fa male e sarà dura far finta di nulla, ma tutti siamo consapevoli che è accaduta una cosa gravissima e vigileremo. Statene certi. Allo stadio però tifiamo tutti assieme, uniti per l’Atalanta e senza creare nessun problema. Il calcio, con certe azioni così gravi e inaudite, non c’entra nulla.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.