Un po’ di ordine sulla Blue Whale

Un servizio del noto programma di Mediaset Le Iene ha suscitato molto scalpore durante le scorse settimane, lanciando un vero e proprio allarme sociale rivolto a tutti i genitori. Una sorta di gioco macabro, chiamato Blue Whale Challenge, starebbe approdando in Italia, dopo aver mietuto più di 100 vittime tra i ragazzi russi, plagiati psicologicamente fino al punto di togliersi la vita.

Il servizio delle Iene. La vicenda ricostruita dalle Iene direttamente in Russia si basava soprattutto su alcune prove video. Durante il servizio sono infatti stati mostrati filmati molto forti che, secondo quanto spiegato, testimonierebbero l’ultimo passo della Blue Whale Challenge: gettarsi dal palazzo più alto del quartiere, documentando tutto con l’aiuto di un amico. L’allarme era scattato su tutti i principali giornali e ovviamente sui social network, soprattutto perché, secondo quanto raccontato, questo terribile gioco sarebbe arrivato anche in Italia, facendo già almeno una vittima. A Livorno alcune settimane fa un ragazzo si è tolto la vita, un suo amico intervistato dal programma di Mediaset ha spiegato che la ragione potrebbe essere stata proprio il Blue Whale. Le indagini sono proseguite, escludendo questa ipotesi e non trovando alcun riscontro.

 

 

Le prove. La Blue Whale Challenge era già nota sul web da molti mesi, la storia infatti è rimbalzata su moltissimi blog russi, per poi essere ripresa anche da siti di altre nazionalità. Anche noi avevamo accennato alla vicenda diverse settimane fa, spiegando come si trattasse soprattutto di una leggenda metropolitana, costantemente smentita dalle fonti ufficiali di polizia e dai media russi. L’uomo indicato come inventore del gioco è stato arrestato a febbraio e, pur ammettendo di aver aiutato alcune ragazze a suicidarsi, ha chiarito che non c’entra nulla con la Blue Whale.

Un canale YouTube chiamato Alici come prima ha svelato come i video siano stati trovati su un sito chiamato Live Leak, e ha dimostrato come molti non provenissero nemmeno dalla Russia o risalissero a diversi anni prima della presunta nascita di questo fenomeno. Il video è stato visualizzato su Facebook e YouTube quasi mezzo milione di volte, aumentando lo scetticismo e le critiche nei confronti del programma di Mediaset.

 

 

Le accuse e l’ammissione. Fin dal giorno successivo alla trasmissione del servizio, tra l’allarmismo generale, qualcuno ha mosso accuse dirette alle Iene, accusandoli di dare notizie false o poco accurate su un tema molto sensibile, rischiando di fomentare l’emulazione tra i più giovani. In psicologia questo meccanismo è noto come “Effetto Werther”, ovvero la tendenza comprovata nella società a imitare episodi di suicidi se pubblicizzati da televisioni e giornali. Perfino l’OMS ha emanato una serie di regole rivolte ai media per evitare il rischio di emulazione, in particolare invitando ad evitare ogni tipo di sensazionalismo.

Su alcune testate l’allarme si è fatto più concreto: secondo quanto scritto infatti in Italia e soprattutto in Lombardia, si sarebbero già verificati diversi casi di Blue Whale Challenge, fortunatamente sventati dalle autorità. Selvaggia Lucarelli, prove alla mano, ha intervistato l’autore del servizio, che messo alle strette ha dovuto ammettere: i video erano falsi. Non c’è stata un’ammissione di colpa ma più un’attribuzione di meriti per aver acceso una luce su un problema, che però forse dovrebbe essere trattato da veri divulgatori più che da chi conduce un programma principalmente d’intrattenimento.

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