Il viale del tramonto dei talk show
(su cui cammina anche Ballarò)

Non sono tempi per talk show, questi. Il formato televisivo che dominava ai tempi in cui il confronto politico trovava trippa (in abbondanza) per gatti, tra scandali da starlette e fantasiosi comizi elettorali, oggi non è più gradito alla maggioranza dei telespettatori. Ce ne sono troppi, forse? Siamo arrivati a livelli di saturazione? I fatti parlano chiaro: tre sere la settimana ce ne sono due in contemporanea. Lunedì c’è “Piazza pulita” di Formigli e “Quinta colonna” di Del Debbio, martedì Giannini con “Ballarò” e Floris con “diMartedì” e giovedì “Servizio Pubblico” di Santoro e “Virus – Il contagio delle idee”, di Nicola Porro. Come se non bastasse, anche la domenica è occupata da un “salotto” ciarliero, quello della Gabbia di Paragone. Ovviamente, a questi vanno aggiunti gli approfondimenti di seconda serata, come “Porta a Porta” e “Matrix”, oltre agli spazi occupati dagli opinionisti durante i telegiornali – soprattutto di La7 e Raitre.

 

quinta

 

La perdita di share dei talk show è probabilmente legata a un fattore quantitativo, ma non è escluso che un altro, valido motivo, risieda nella mutevolezza dei gusti e favori popolari. Siamo entrati nell’era Renzi, così titolavano i giornali meno di nove mesi fa, e le cose della politica hanno un po’ perso del loro sfarfallìo da scoop sensazionalistico. Battute su gelati a parte, s’intende. Santoro ha scritto sul sito di “Servizio Pubblico” che i talk, «con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti, hanno creato nel pubblico una specie di nausea e un vero e proprio rigetto. L’overdose non mette soltanto a nudo la stanchezza di un genere. Anche con i reality il pubblico aveva subito una vera e propria aggressione, ma quando ha cominciato a stancarsi, sono stati subito sostituiti da altri programmi. Ma mentre i reality costavano, cosa ci può essere di meno costoso e di più facile da realizzare di un talk? Un altro talk».

Insomma, i talk show possono sostituire un reality, ma i reality non possono tornare a sostituire i talk show? Forse qui Santoro voleva suggerire che è meglio trascurare lo scarso successo e continuare con le tribune mediatiche, perché il vento tornerà prima o poi a spirare in loro favore. Che la tv sia fatta per chi ci lavora e non per gli spettatori, cioè, per noi? Chi lo sa. Una volta si diceva che anche la scuola non è fatta per gli studenti, ma per gli insegnanti. Forse tra i due ambiti, scuola e televisione, ci sono più tangenze di quanto non ci si aspetterebbe. Entrambe dovrebbero essere lo specchio del paese, così si dice. Quale sia il riflesso che restituiscono, ognuno lo può arguire da sé.

Persino Ballarò, che veniva portato a modello di programma di approfondimento sulla politica, ha perso il 5 percento di share, mentre la taciuta o presunta rivalità tra Giannini e Floris sta prendendo tinte da soap opera. Dopo il successo della prima puntata diretta da Giannini, pare che la fedeltà degli antichi aficionados di Floris abbia riequilibrato la situazione. Dall’11,76 per cento di share dell’esordio, infatti, Giannini è sceso al 6,53, mentre Floris è salito dal 3,47 al 4,23 percento.

Oppure, molto più realisticamente, sfumata la curiosità iniziale, i telespettatori si sono orientati verso altre proposte televisive. Gli altri canali, che hanno annusato nell’aria il cambiamento, hanno ben pensato di avanzare alternative allettanti. Raiuno, ad esempio, propone un film a settimana e la fiction Un’altra vita con Vanessa Incontrada (25 percento di share). Come a dire che tra i due litiganti, il terzo… Per scoprire chi l’avrà vinta, tra i due (anzi tre) contendenti, non resta che attendere le prossime puntante, o i prossimi dati share. Magari se ne potrà tirar fuori un nuovo modello di spettacolo delle chiacchiere.