Vivere più a lungo e in piena forma
Si può con la dieta mima-digiuno

Bilanciata, varia, colorata, mediterranea, più ricca di fibre e vegetali che di grassi e alimenti animali e ricca di prodotti di stagione: sono i capisaldi della “dieta della salute”, ormai noti e in grado di svolgere un effetto protettivo e preventivo contro diverse malattie di carattere cronico, virale e dell’invecchiamento. Oggi però all’alimentazione si attribuisce una capacità in più: l’assunzione di cibo controllato, che alterna periodi di fame a periodi di digiuno, sembrerebbe infatti garantire all’organismo più longevità e “qualità”. Le attestazioni scientifiche sono diverse, tra cui un recente studio: “Fasting-Mimicking Diet Modulates Microbiota and Promotes Intestinal Regeneration to Reduce Inflammatory Bowel Disease Pathology”, ad opera della University of South California, negli Stati Uniti, guidato da Valter Longo, inserito dal Time nella lista dei cinquanta personaggi più influenti del 2018, e pubblicato sulla rivista Cell Reports. Il piano dietetico alternato consentirebbe di ridurre stati infiammatori alla base dello sviluppo di diverse malattie anche importanti, prevalentemente a livello intestinale, di tipo cronico, compresi alcuni tipi di tumore.

 

 

PMD, ovvero Programma Mima Digiuno. Si tratta di un regime alimentare speciale per la sua strutturazione e modalità di assunzione. È costituito, infatti, da cibi esclusivamente vegetali da assumersi per cinque giorni consecutivi e poi ripetersi in maniera costante nel tempo, cui fare seguire un’alimentazione normale. Questa strategia nutrizionale, secondo studi accreditati, darebbe all’organismo più longevità grazie a un potente effetto anti-aging. Questa alternanza nutrizione-digiuno permetterebbe cioè di attivare una rigenerazione cellulare attraverso la produzione di cellule staminali in grado di svolgere effetti benefici sul controllo degli stati infiammatori responsabili dell’insorgenza di diverse malattie croniche, specie a livello intestinale. Lo dimostrerebbero studi di laboratorio effettuati su topi affetti da Mici (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali), sottoposti a due cicli di quattro giorni ciascuno di PMD e poi a una normale alimentazione. Il programma alimentare, sebbene non abbia come obiettivo primario quello di far perdere peso, provoca un abbattimento delle calorie tra il 34 e il 54 per cento in media, fornendo un apporto bilanciato di proteine (all’incirca 11-14 per cento), carboidrati (pari al 42-43 per cento), grassi (con una percentuale di circa il 46 per cento) ed è formulato per essere facilmente concluso nei cinque giorni stabiliti.

Le Mici. Includono una serie di patologie caratterizzate da infiammazione acuta e cronica a carico dell’intestino, tra cui il morbo di Crohn o la colite ulcerosa, caratterizzate da dolori addominali, dissenteria, malassorbimento dei nutrienti e, a volte, anemia. La loro causa non è nota, tuttavia l’ipotesi più accreditata ritiene che lo stimolo sia rappresentato da una eccessiva reazione del sistema immunitario, a livello intestinale, contro sostanze considerate nocive dal corpo, tra le quali potrebbero esserci quelle prodotte dai batteri che compongono la flora batterica intestinale. Le Mici sono piuttosto diffuse nei Paesi più industrializzati, dove i numeri sono aumentati fino a venti volte negli ultimi dieci anni, e sarebbero ancora in crescita costante. In Italia si calcola che interessino all’incirca duecentomila presone. Forse la “correzione” alternata e controllata della dieta potrebbe contribuire a sanarle in parte e/o a ridurne i tassi.

 

 

I risultati dello studio. Dimostrerebbero che i cicli di PMD sono in grado non solo di favorire la migliore rigenerazione dell’epitelio intestinale, ma anche il miglior controllo della risposta immunitaria e l’aumento delle popolazioni intestinali “buone”, in particolare di Lactobacilli e di Bifidobatteri. Un’importate scoperta anche  fini terapeutici: infatti oggi le Mici, dopo una diagnosi attuata tramite una colonscopia, un esame istologico su un piccolo campione di mucosa prelevata durante l’esame e alcuni test sul sangue tra cui la ricerca di marcatori infiammatori come VES e PCR, che rimangono comunque aspecifici e scarsamente sensibili, vengono curate farmacologicamente con cortisonici, immunosoppressori e antibiotici. Perché un trattamento mirato vero e proprio ancora non c’è.

Gli studi di efficacia. Oltre a quello già citato, ci sarebbero altri studi a confermare i benefici della Dieta Mima-digiuno, tra cui uno italo-americano, sempre condotto da Longo e pubblicato su Cell Metabolism, in cui una parte del campione in esame seguiva il PMD per cinque giorni al mese, contro i restanti che tornavano alle proprie abitudini alimentari. I risultati si sono attestati tutti a favore del primo gruppo, con una riduzione dei fattori di rischio di malattie croniche associate all’invecchiamento cellulare come Alzheimer, diabete di tipo II, gran parte dei tumori, malattie cardiovascolari e autoimmuni. Un secondo studio, uscito sulla rivista Science Translational Medicine e che ha coinvolto cento individui fra i 20 e i 70 anni, alcuni in sovrappeso o obesi, sottoposti al PMD ogni mese per tre mesi, avrebbe dato dimostrazione di efficacia nel ridurre grasso totale e addominale, pressione sanguigna, colesterolo, Proteina C-reattiva, un marcatore di infiammazione, proteina Igf-1, un fattore di crescita insulino-simile di tipo 1, associata a cancro e invecchiamento. Il tutto senza perdita di massa muscolare. Oltre che alla salute fisica, il PMD sembrerebbe fare bene anche al cervello. Grazie a un aumento della rigenerazione dei neuroni sarebbero possibili vantaggi in termini di apprendimento e memoria, entrambi già osservati negli studi sui topi.

 

 

Modalità di assunzione. Il Programma PMD potrebbe essere seguito dai pazienti ogni tre o sei mesi a seconda del peso e dello stato di salute, ma sempre dietro stretto controllo medico poiché, come accade in ogni regime ipocalorico, è importante monitorare la risposta e lo stato nutrizionale, valutare le condizioni fisiche della persona e gli effetti benefici del protocollo. Per saperne di più su questo regime alimentare, associato a più vita: La Dieta della Longevità – Alla Tavola della Longevità, edito da Vallardi e già disponibile nelle librerie italiane.

Una anticipazione la possiamo dare. La prima regola è l’adozione di una dieta vegana, con una piccola trasgressione perché c’è una aggiunta di pesce, almeno due o tre volte alla settimana, poi occorre abbattere il più possibile i grassi animali e gli zuccheri, attivatori di due geni dell’invecchiamento, il KA e Tor-S6k, ridurre le proteine privilegiando quelle di origine vegetale, contenute nei legumi. Ancora: è necessario aumentare l’apporto di cereali integrali e di verdure, condite con almeno 50-100 ml di olio extravergine d’oliva al giorno. E, dulcis in fundo, un po’ di frutta secca in guscio che favorisce l’introito di omega3. In merito invece a norme di stile di vita sano, occorrerebbe consumare il cibo nell’arco di dodici ore con una distanza di almeno tre ore tra il pasto e il momento in cui si va a coricarsi. E, ovviamente, fare attività fisica: passeggiate tutti i giorni e sport di tipo aerobico quali ad esempio nuoto, bici o corsa anche a giorni alterni. Senza eccedere in alcun caso, specie nel cibo in cui è richiesta attenzione alla misurazione del peso e del giro vita che non deve superare gli 80 cm per le donne e i 94 cm per gli uomini, perché il grasso addominale è quello più cattivo: produce ormoni, ma soprattutto  stimola l’insorgenza di diverse problematiche di salute, influendo sul metabolismo e peggiorando il rapporto con la bilancia e più faticoso il ritorno al peso forma.

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