Se proprio volete una merendina
almeno sceglietela italiana

Stato che vai merendina che trovi, alcune un po’ più sane, altre meno. Proprio così: la differenza tra le varie proposte di snack, soprattutto dolci ma anche salati, emerge da uno studio, il primo nel suo genere, realizzato dalla Fondazione italiana per l’educazione alimentare (Foodeu) su incarico di Aidepi, l’Associazione delle industrie del Dolce e della Pasta italiane. L’indagine ha messo a confronto gli “spezzafame” di tre Paesi: Italia, Regno Unito e Stati uniti. La buona notizia è che le nostre merendine sono più sane. Anzi, per non esagerare diciamo che sono le migliori.

 

 

Hanno un impatto pesante sulla salute. La ricerca è partita da questo assioma, cioè che le merendine, di qualsiasi specie e natura, fanno male alla salute influenzando soprattutto il peso, tanto da potere favorire lo sviluppo di sovrappeso e obesità. Così una ricerca ha voluto valutare la “veridicità” di questo convincimento, soprattutto in relazione a quanti snack si consumano in Italia. Perché le merendine sono un prodotto inflazionato fra adulti e in particolare i bambini, che se le mangiano con gusto a scuola o in altri momenti della giornata. Si è infatti scoperto dai dati Iri e Aidepi che le merendine costituiscono una attrazione golosa per 21 milioni di italiani circa, che le cercano e gustano almeno due volte a settimana. Di questi, inaspettatamente dicono gli esperti, il 61 per cento sono adulti e solo 22 per cento sono bambini e ragazzi di età fra 1 e 10 anni.

Le merende italiane. Gli snack dolci di produzione industriale, secondo l’indagine, sono fra i più amati da bambini e ragazzi, preferiti in oltre il 23 per cento dei casi. Ma ci sono anche giovani più “virtuosi”, che privilegiano spezzafame più salutari: frutta per il 51 per cento, yogurt al secondo posto con il 42 per cento, snack nel 28 per cento dei casi, cui seguono ancora il panino al 24 per cento e, infine, i dolci fatti in casa, che si accodano dopo gli snack dolci industriali, al 17 per cento. Nonostante i numeri elevati di consumo di snack dolci, qualche cosa di “buono” però fra le merendine italiane c’è, a partire dal peso. È infatti decisamente inferiore rispetto a quello dei prodotti affini esteri: le nostre hanno un peso medio di 34 grammi, la metà di quello inglese, che si aggira attorno ai 66 grammi, e decisamente inferiore rispetto ai ben 81 grammi degli snack americani.

 

 

È migliore anche la qualità. Almeno da 10 anni a questa parte, grazie a un accordo stipulato fra Aidepi e il Ministero della Salute che ha fissato alcune regole chiave, invitando le aziende a “impastare” prodotti dolci dal miglior profilo nutrizionale, in modo da avere un minore impatto anche sotto il profilo metabolico. Così gli snack italiani oggi vantano percentuali inferiori di specifici ingredienti, quelli più a rischio per la salute: ovvero il 20 per cento in meno di grassi saturi, il 30 per cento di zuccheri semplici e il 21 per cento di calorie. C’è di più: dalle merendine dolci italiane sono stati eliminati completamente gli acidi grassi saturi trans, quelli più nocivi. Insomma, un attuale snack di 34 grammi conterrebbe mediamente all’incirca 5,7 grammi di grassi, di cui 2,1 sono saturi, 9 grammi di zuccheri e un contenuto calorico a porzione di 136 kcal, pari a circa 5-10% del fabbisogno calorico giornaliero della merenda di bambini fra 7 e 12 anni di età.

Via libera al loro consumo? Gli esperti, soprattutto gli specialisti in Pediatria e Scienze dell’alimentazione, dicono che bisogna comunque andarci cauti. Gli snack dolci possono essere inclusi nella dieta, ma con moderazione, in un regime alimentare bilanciato e vario. Sebbene confermino che neppure le merendine possano essere definite un alimento “killer”, avvertono però che si deve fare attenzione a proporle con frequenza soprattutto a bambini e ragazzi, per non alimentare le probabilità di sviluppo di obesità e sovrappeso con le implicazioni connesse, quali una alterazione degli indici di pressione, trigliceridi e colesterolo. Dunque il suggerimento è di educarsi a una alimentazione più sana, cui tutti sono coinvolti: i ragazzi, la famiglia, la scuola, gli operatori sanitari e anche le aziende produttrici.

 

 

La merenda e le merendine. Gli spezzafame devono rientrare in un percorso di vita sana: anti-sedentarietà e con una distribuzione regolare e corretta dei pasti nell’arco della giornata. Questi due fattori, in sinergia, possono infatti contribuire al benessere dell’organismo attivando un efficace controllo e riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue, mantenendo più basse glicemia e insulinemia, ovvero migliorando la tolleranza al glucosio, bruciando peso corporeo, calorie e adiposità. Che in termini di salute, significano innanzitutto, tutela dal rischio di malattie cardiovascolari e diabete.

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