Il segreto della Moioli? Le mele
riscoperte e coltivate da suo papà

«Michela ama la natura, sin da quando era bambina. La ama in tutte le sue forme, dal paesaggio ai prodotti che offre. Qualcuno ha detto che le mie mele sono il segreto del suo successo. Potrebbe essere vero!». Giancarlo è il papà di Michela Moioli, la campionessa di snowboard che quest’anno ha vinto l’Oro a Pyeongchang nello Snowboard Cross. La sua passione principale è prendersi cura di giardini e orti, coltivando e piantando, potando e raccogliendo. Se prima il lavoro non gli consentiva di dedicarsi a questa attività per più di mezza giornata, ora la può svolgere a tempo pieno. Lui dice sempre che «la terra è galantuoma». La sua specialità? Proprio le mele. «La natura ci ha messo a disposizione circa settemila varietà di mele, delle quali solo una decina vengono coltivate a livello industriale. Alcune specie sono a rischio, perché non tutti sono interessati a conservare la biodiversità. Che è invece alla base della sopravvivenza, perché è proprio la biodiversità che permette la riproduzione di una certa varietà se un’altra viene a mancare. Se noi uomini limitiamo la riproduzione a poche varietà e i raccolti si interrompono, rischiamo la sparizione di quella specie. Personalmente ho classificato una trentina di varietà di mele, rinvenute principalmente nelle località di Casale e Abbazia. Alcune di esse le ho presentate a Geo&Geo l’anno scorso».

 

 

Una di queste è proprio la mela preferita di Michela. Il segreto del suo successo, dicono. «È la Renetta Grigia di Torriana, detta anche mela ruggine per via della sua colorazione, che oggi viene coltivata solo in Piemonte. La sua produzione è ormai pressoché abbandonata, ma Michela non vuole saperne di altre mele, fin da piccola la sua preferita è rimasta questa. Era la stessa che mangiava sua nonna. Oggi sono riuscito a riprodurla in diversi siti qui sul territorio di Bergamo. Uno di questi è a Colzate, dove c’è stata la festa della mela, con la visita al frutteto e agli orti didattici per le scolaresche». Ma l’attività di Giancarlo coinvolge più terreni. «Principalmente lavoro a Ca’ Fenile, a Nese. Sono tre appezzamenti in collina circondati da alberi di castagne. Coltiviamo di tutto e raccogliamo tanto. Anche qui, come per Colzate, stiamo avviando l’attività agroturistica didattica per le scuole elementari di Nese. È un luogo magico, negli anni ’50 uno dei siti più belli sul territorio, poi è stato abbandonato. Fortunatamente ora c’è chi si prende cura, insieme a me, di questo piccolo paradiso terrestre. È uno dei posti preferiti di Michela. Ovviamente adesso non ha molto tempo libero. Ma appena può torna sempre. Ama molto immergersi nella natura e rilassarsi, godendosi la semplicità delle cose. È un modo efficace per staccare, per liberare la mente e per cogliere alcuni dettagli che allo sguardo distratto spesso sfuggono. E poi non ha nessuna paura a mettere le mani nella terra e a sporcarsi un po’. Non ha mai dimenticato le sue origini e le sue passioni. Ama le cose semplici. Nel giardino di casa, ad esempio, ha piantato lamponi, more, mirtilli, fragole. Il suo piatto preferito? I brofadei! Una ricetta semplice ma molto gustosa, mi chiede sempre di preparargliela».

 

[Michela Moioli al fianco dei suoi genitori]

 

A proposito, come è andato l’intervento? «L’operazione di Michela è perfettamente riuscita – assicura papà Giancarlo –. Si trattava di un piccolo intervento conseguente alla rottura del crociato del ginocchio sinistro di quattro anni fa. Il problema stavolta era un frammento del menisco sinistro oltre a una cisti parameniscale. Era necessario intervenire per evitarle qualsiasi problema nel corso della stagione agonistica. Inizialmente era previsto per la primavera, poi è stato rimandato e ora la riabilitazione è in prossimità dell’inizio della stagione, ma Michela è determinata. Si sta già riprendendo, anzi, mi ha detto che così sente ancora di più la sfida».

Articolo pubblicato sul BergamoPost cartaceo del 12 ottobre 2018

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