Un viaggio grande come il mondo
che Bruno farà (quasi) tutto a piedi

Un itinerario lungo poco più di trentamila chilometri, dall’Italia a Singapore e, da qui, un viaggio intorno al mondo a piedi, in autostop o coi mezzi pubblici. Unica certezza, al momento, la data della partenza, che è avvenuta lunedì 20 maggio, per il ritorno si vedrà. È l’avventura che sta vivendo Bruno Pontiggia, classe 1990 che, dopo essere stato impiegato in un’azienda metalmeccanica bergamasca per circa dieci anni, ha deciso di cambiare vita. «Parto solo con il mio passaporto; questo percorso è per me l’equivalente di una laurea – ci ha raccontato prima di partire -. Mi sono diplomato nel 2009 al liceo Lussana e mi sono iscritto alla facoltà di Fisica in Bicocca, ma gli studi universitari non facevano per me. Ho subito trovato un lavoro, ma ora voglio cambiare vita e le mie speranze passano da questo viaggio che mi auguro possa fornirmi gli strumenti e le competenze per trovare un impiego che scardini la routine e la ripetitività dei gesti del mio precedente lavoro di operaio».

«Il viaggio e l’esplorazione sono passioni che ho sempre coltivato e ho avuto la fortuna di visitare l’Islanda, il Nepal, il Cile e la Bolivia – ci ha spiegato il giovane -. Da allora ho capito che non potevo ogni volta tornare a casa per prenotare una nuova destinazione e ripartire. Certo i soldi non piovono dal cielo e si deve fare i conti con la realtà: in passato non potevo permettermi di fare il giro del mondo. Mi sono deciso a partire ad agosto, dopo essere stato in Tanzania e aver incontrato un ragazzo che ha visitato diversi Paesi dopo aver lasciato il lavoro. Così ho iniziato a documentarmi e ho scoperto che c’è più gente di quanta si pensi che coltiva questo obiettivo. Davanti a me avevo tre opzioni: visitare i Paesi del Nord Europa, però troppo costosi; passare per l’Africa, continente meraviglioso ma con zone “rosse” poco sicure; oppure scegliere di partire alla volta di Singapore passando per l’Asia, evitando i Paesi a rischio».

 

 

Bruno è partito per Verona con un Flixbus, si è fermato un paio di giorni nella città scaligera e ha proseguito verso il confine italiano a Trieste. Quindi il viaggio lo sta conducendo attraverso i Balcani, in Grecia, Turchia, Georgia, Armenia, Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan: «Qui l’itinerario potrebbe cambiare – ha spiegato Bruno -. Mi piacerebbe entrare in Cina e visitare la Mongolia, ma è difficile ottenere il visto turistico in uno Stato che non è il proprio. Se non dovessero concedermelo, dovrò prendere un aereo per Bangkok e da qui andare a Singapore. Se invece dovesse andare tutto secondo i piani, attraverserò la Cina e proseguirò visitando Vietnam, Cambogia, Laos, Birmania, Thailandia e Malesia. Ho scelto Singapore come primo pit-stop perché è un luogo dal quale, se volessi tornare a casa per trascorrere del tempo insieme alla mia famiglia e ai miei amici prima di ripartire, i costi sarebbero ancora contenuti. Mi piacerebbe poi concludere il mio viaggio passando da Singapore all’Oceania, da qui andare in Sud America e risalire verso il Nord America e, infine, tornare in Europa attraverso Groenlandia e Islanda».

Bruno non ha nascosto l’entusiasmo, ma ha i piedi ben piantati per terra: «Pensare di non incontrare difficoltà sarebbe ingenuo. Sono pronto ad affrontarle: l’uomo è in viaggio da millenni, non si è mai preoccupato delle difficoltà di comunicare con persone di un’altra lingua e qualsiasi civiltà ha basato il proprio sviluppo sull’incontro e gli scambi con culture differenti. Lavorando ho messo da parte i soldi necessari perché non volevo che questa decisione ricadesse sui miei genitori. Il denaro a disposizione è l’unico mio limite e non escludo di fermarmi più tempo in un luogo dopo aver trovato un lavoretto che mi consenta di guadagnare qualcosa da investire in questo viaggio. Per evitare sprechi mi sono imposto un budget molto basso: sotto i 20-25 euro al giorno. Per questa ragione ho comprato una tenda, un sacco a pelo e un fornelletto con cui campeggiare. Sarà un viaggio minimalista, da vivere giorno per giorno, e mi auguro possa durare almeno tre o quattro anni, così da poter fare il maggior numero di esperienze ed entrare in contatto con culture diverse». E quando gli abbiamo domandato cosa si augura di portarsi in valigia al suo rientro, ci ha risposto che, pur essendo un adulto, si augura di «crescere, imparare una nuova lingua, abilità pratiche, di adattabilità o comunque sviluppare competenze che ora non possiedo – ha concluso Bruno -. Al termine di questo percorso spero di trovare un lavoro che mia dia soddisfazione. Magari lo trovo all’esterno e mi fermo lì».

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