Anche Gori vorrebbe il mercato
sul Sentierone, «ma non ci sta»

Pare il refrain di una canzone: passano gli anni, cambiano le hits, ma alla fine quel ritornello torna sempre alla mente. E così, a Bergamo, pare che non si riesca proprio a non finire a parlare, prima o dopo, della morte imminente del centro città. O meglio, della sua eterna ricerca di un’identità andata perduta decenni fa e mai più ritrovata. Un po’ centro commerciale, un po’ centro direzionale; un po’ tutto, un po’ niente. Da questa riflessione è nata la proposta di BergamoPost, lanciata sul numero in edicola il 18 ottobre scorso e che ha fatto molto discutere anche sul web, di portare il mercato del lunedì sul Sentierone per ridare al cuore della città un po’ di anima popolare. Una riflessione diventata ancora più attuale dopo la notizia della chiusura, nella centralissima via Sant’Orsola, di ben quattro attività. Per questo, nonostante sia un ritornello che lui stesso, in questi cinque anni e mezzo passati a Palazzo Frizzoni, abbia sentito risuonare più e più volte, il sindaco Giorgio Gori non si è sottratto a una chiacchierata sul tema del futuro del centro città.

 

 

Sindaco, ce lo porta o no il mercato sul Sentierone?

«Risposta secca: no».

È un peccato.

«Sono d’accordo, in parte, con voi. Del resto, è un’idea che io stesso ho verificato almeno tre volte in questi anni. Siccome non mi accontento mai delle risposte che mi danno, ogni sei mesi tornavo alla carica coi tecnici: “Ma siete proprio sicuri che…”. Purtroppo non si può».

Perché?

«I banchi del mercato alla Malpensata sono 234, ognuno è praticamente un furgoncino; abbiamo provato a vedere quanti ce ne starebbero sul Sentierone: ottanta, al massimo. Sono proprio ordini di grandezza diversi. Nemmeno immaginando di riempire Sentierone, piazza Matteotti, via XX Settembre, via Zambonate e via Paglia basterebbe come spazio».

Quindi nessuna alternativa a via Spino.

«No, a maggior ragione dopo che è stata chiarita con l’assessore Claudia Terzi la questione del futuro cantiere del rondò della A4. Per il mercato abbiamo valutato tutte le alternative, dalla zona attorno alle piscine a quella del parcheggio della Croce Rossa, ma nessuna andava bene per motivi diversi».

 

 

Va anche detto che il problema del centro di Bergamo non è certo l’attrattività, quanto gli affitti elevati. Lo dimostra la recente chiusura di quattro attività in via Sant’Orsola.

«La notizia è, ovviamente, motivo di preoccupazione. Ed è per questo che ho subito chiamato i proprietari dei locali e le associazioni e fissato un appuntamento (che si svolgerà oggi, venerdì 25, ndr) per parlare dell’argomento. Però mi lasci dire una cosa: non bisogna nemmeno essere catastrofisti».

Che intende?

«Intendo che i dati dimostrano che, al netto di un paio di merceologie, tipo gioielli ed elettrodomestici, le altre attività o sono aumentate, come negozi di abbigliamento e librerie, oppure sono sostanzialmente invariate. E se pensiamo a cos’è successo in questi dieci anni, è quasi un miracolo. La crisi economica, l’impoverimento di tante famiglie, la riduzione del potere di acquisto…».

La crescita dei centri commerciali…

«Bravo. Il raddoppio di Orio, Le Due Torri a Stezzano, la costante crescita di Curno… L’altra sera sono andato al cinema a Curno: è una roba impressionante. Un metro fuori da Bergamo ha aperto di tutto. Loro fanno il loro interesse giustamente, ma quella roba incide sul commercio cittadino. E pure molto».

Quindi ammette che il problema c’è.

«Ci sono dei problemi, ma non mi piace il tono catastrofico. Metta insieme i fattori che abbiamo appena elencato e poi pensi ai numeri che sono stati fatti, in centro, in questi anni. Secondo me il bilancio non può che essere considerato positivo. Questo cancella la preoccupazione per quanto sta accadendo in via Sant’Orsola? No, ma se si va oltre la notizia di cronaca, il contesto non è negativo».

Immaginiamo che, al di là del contesto, lei voglia comunque fare qualcosa per quei problemi esistenti…

«Sì, ovvio. Come ho detto, innanzitutto…

 

Articolo completo a pagina 5 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 31 ottobre. In versione digitale, qui.

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