Bergamo è città dell’integrazione
Dopo l’accademia, torna il festival

L’integrazione abita a Bergamo. La novità introdotta dall’Accademia, promossa da Comune, Confindustria e Caritas insieme alla cooperativa Ruah, ha ricevuto plausi da tutta Italia. Ma da 13 anni c’è anche un festival cinematografico che si occupa della tematica: C’è un Tempo per… l’Integrazione, promosso da Cooperativa Ruah e, da quest’anno, organizzato insieme a Lab 80 film. La kermesse, che si svolgerà dal 10 al 14 aprile a Bergamo e Sarnico, racconta storie di collaborazione a tutto tondo tra persone, famiglie e popolazioni di diversa appartenenza culturale e provenienza nazionale. Due le sezioni: documentari e cortometraggi di finzione. C’è tempo fino al 28 febbraio per presentare le opere. Per partecipare alla selezione è necessario iscriversi sulla piattaforma on line www.filmfreeway.com, già attiva, dove si trovano tutte le informazioni e i dettagli necessari. Il bando è pubblicato anche sul sito del festival www.untempoper.com.

[ foto di Martina Rizzo ]

 

«Completato il tempo di giro di un orologio con lo scorso anno, la 13esima edizione di questo Festival punta ora ad un’ulteriore crescita e al consolidamento sia a livello artistico che socio-culturale – spiega Giancarlo Domenghini, Coordinatore del comitato organizzatore per Cooperativa Ruah -. Vogliamo premiare e far conoscere al pubblico film capaci di raccontare aspetti positivi della realtà, che cambia rapidamente ed è sempre più multiculturale, multi linguistica e multi religiosa. Il festival è nato nel territorio del Basso Sebino, un’area periferica che da anni registra una presenza sopra la media di cittadini stranieri residenti. Questo è il nostro punto di forza: siamo nati dal basso, a stretto contatto con la realtà che vogliamo raccontare».

Punto di riferimento. Nel corso degli anni C’è un Tempo per… l’Integrazione ha saputo crescere e diventare un riferimento per registi e filmmaker italiani, nuovi italiani e stranieri che dedicano la propria attenzione alle numerose e sorprendenti storie che raccontano esperienze di interazione, di scambio, di convivialità delle differenze, di incontro e di scontro. «Al mondo del cinema chiediamo di raccontarci quanto vorremmo che diventasse al più presto realtà: l’integrazione – aggiunge Domenghini -, per capire la complessità del reale attraverso l’osservazione “da vicino”, quando non “da dentro”, dei vissuti veri di uomini e donne».

I premi. Il festival prevede l’assegnazione di quattro premi: Miglior Documentario, Miglior Cortometraggio di Finzione, Miglior opera realizzata da istituti scolastici o singole classi del territorio italiano e Premio in Memoria di Saad Zaghloul per opere realizzate da cooperative sociali, associazioni di volontariato e enti del terzo settore della Lombardia (Saad Zaghloul era un giovane di origine marocchina, tra i primi nel territorio del Basso Sebino a collaborare attivamente per favorire i processi di integrazione).

Il regolamento. I registi hanno tempo fino al 28 febbraio per proporre ai selezionatori del festival i propri lavori: i documentari devono avere una durata massima di 52 minuti, i cortometraggi di finzione non devono superare i 20 minuti. Alla selezione sono ammessi i film la cui realizzazione sia terminata dopo l’1 gennaio 2017, che possono essere già stati selezionati in altri festival, sia italiani che stranieri (mentre non possono partecipare lavori che siano già stati in concorso nelle precedenti edizioni di C’è un Tempo per… l’Integrazione).

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