A Bergamo i ragazzotti demotivati
vengono svegliati a suon di… pugni

«I primi pugni da Fabrizio li ho presi io…», dice scherzando Damiano Gregis, educatore professionale e responsabile dei laboratori del progetto Meta. I ragazzi del centro Meta ogni martedì vanno ad allenarsi nella palestra di Bergamo Boxe, guidata dal pugile Fabrizio Bugada. Una collaborazione nata dall’incontro tra Damiano e il pugile: «Mi sono allenato per anni nella palestra di Bergamo Boxe – spiega Damiano – e un giorno, parlando con Fabrizio, ci siamo detti che sarebbe stato bello fare qualcosa insieme. Questo progetto è nato da una volontà comune, da valori condivisi, dal desiderio di Fabrizio di fare qualcosa per la sua città che si sposava perfettamente con il nostro desiderio di provare a costruire un futuro per dei ragazzi che hanno perso ogni motivazione».

Il centro Meta è infatti questo: un luogo dove ogni anno vengono accolti ragazzi e ragazze che per vari problemi non riescono a completare gli iter formativi, perdono ogni motivazione, si isolano e non riescono più a concepire l’idea di costruire qualcosa nella vita. Don Mauro Palamini è direttore da quattro anni di questo progetto che ha sede nel Patronato San Vincenzo in via Gavazzeni e che è nato ormai una quindicina di anni fa, inizialmente come appoggio alla scuola professionale. Proprio lui ci spiega su quali binari viaggia il centro: «La scuola non è per tutti, ma non significa che chi non riesce a sostenere un percorso di studi debba rinunciare ad avere un posto nella società». E così nasce un progetto che punta a far capire ai ragazzi le loro attitudini con un approccio su due livelli: da un lato sostegno psicologico e iniziative di tutoraggio; dall’altro laboratori di vario genere per scoprire le abilità dei ragazzi e provare a introdurli nel mondo del lavoro oppure per far capire loro quale può essere un percorso di studi adatto alla loro personalità. Don Mauro racconta di quel ragazzo che un giorno gli aveva mostrato il basilico e il rosmarino che erano cresciuti nelle serre del centro Meta, che gli erano state affidate: «Vorrei far vedere queste erbe a quei professori che mi davano dell’incapace», gli aveva detto quel giorno. E tra laboratori di fotografia, di montaggio video, di serigrafia, di falegnameria e di sculture in gesso, ogni martedì i ragazzi vanno ad allenarsi da Fabrizio Bugada, alla Bergamo Boxe.

 

 

«Inutile prenderci in giro – dice Fabrizio -, ad alcuni di loro non interessa quello che facciamo, e la boxe è così: o ti innamori al punto da metterla in cima alle tue priorità, o non raccogli nulla. A loro serve per altri motivi, io non ho bisogno di formare un esercito di pugili professionisti, ma di trasmettergli, per quanto possibile, i valori di questo sport: sudore, rispetto e sacrificio. Ho spesso avuto a che fare con ragazzi irriverenti e riluttanti: per questo dico che serve anche a me. Imparare ad allenare qualcuno che inizialmente si pone come un rompicoglioni aiuta me a capire come approcciarmi a certi caratteri, e loro a capire che è un atteggiamento sbagliato». Nell’immediato non è facile accorgersi dei risultati ottenuti: «Ma poi mettono insieme i pezzi del loro percorso e riflettono su quello che hanno fatto, e imparano la lezione». Fabrizio Bugada è un uomo di altri tempi, che non ama i giri di parole e arriva dritto al punto: «Dei soldi non mi interessa, sono di Bergamo e sono bergamasco, vivo qui da quando ero bambino e la città mi ha dato tanto: si tratta di restituire il favore. Mi fa incazzare sentire dire che il Patronato è “della chiesa”: non è vero. Il Patronato è di noi cittadini, così come il Comune di Bergamo, così come ogni strada di questa città. Se ognuno restituisce quello che riceve dalla città, la città diventa più bella». E ancora: «Tante volte arrivano questi ragazzi che a sedici, diciassette anni non hanno voglia di combinare niente. Assurdo, quello che posso fare per loro è prenderli, tirarli su e dir loro di svegliarsi. E se capiscono che è per il loro bene, la mia parte l’ho fatta. Io sono così, non mi piace girare attorno alle cose. Non mi piace dire “poverino”, non mi piace trovare giustificazioni. Non è il mio compito: io ho una palestra di boxe e sono cresciuto prendendo a pugni i sacchi e dedicando a questa attività ogni giorno della mia vita».

Fabrizio insegna a reagire, a trasformare l’apatia in carburante, a rendere l’assenza di motivazioni la motivazione, paradossalmente, più grande: le analisi dei problemi e il sostegno psicologico spettano ad altre figure. Ecco perché Bergamo Boxe e Centro Meta sono perfettamente complementari. E l’idea di Bugada è rendere il progetto ancora più strutturato: «Mi piacerebbe aggiungere un secondo giorno a questo progetto. Se la matematica non è un’opinione, i risultati migliorerebbero del doppio. E ci sarebbero le basi per un percorso più serio, con il tempo necessario a imprimere certi concetti nelle menti di questi ragazzi».

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.