Una buona annata per il miele
(non credete a tutti gli allarmi)

«Se c’è un settore, tra le tante attività agricole e zootecniche, che riesce molto più degli altri a trovare forza ed entusiasmo dalle sue sfighe e disgrazie, presenti e passate questo è sicuramente l’apicoltura. Ogni anno, non facciamo neanche in tempo a chiudere la stagione apistica che già pensiamo a quella successiva, con una voglia di riparare agli eventi funesti della stagione passata, con una determinazione che aumenta man mano che si avvicina la ripartenza primaverile».

Con queste parole si apre il numero di Agosto/Settembre di “L’Apis”, notiziario di riferimento di tutti gli apicoltori italiani. Un invito motivato e motivante scritto da Giuseppe Cefalo, presidente nazionale, che segnala una resilienza non comune, pronta a sfidare qualche luogo comune di troppo, anche in Bergamasca. A segnalarlo è Alberto Parolini, presidente dell’ Associazione Produttori Apistici della Provincia di Bergamo, che ha sede in città in via Pizzo Redorta in città. Un riferimento importante, nato a Bergamo nei primi anni ’80, che conta circa 600 aderenti, in massima parte hobbisti o poco più.

«Gli allarmi legati al rischio di estinzione delle api restano forti – sottolinea Parolini – ma al contrario di quanto pubblicato nelle ultime settimane, il bilancio relativo alla stagione apistica non è totalmente negativo, anzi. A qualcuno è forse sfuggito un “copia-incolla” dei resoconti del 2017, ma nel centro nord Italia, e quindi anche in Bergamasca, abbiamo esiti stagionali sostanzialmente in linea con le attese, proprio tenendo conto dei problemi dello scorso anno».

 

 

Cefalo conferma di fatto come vi sia un forte contrasto geografico nell’analizzare i risultati produttivi. «Un primo bilancio della stagione apistica – scrive – fa registrare una situazione fatta di luci e ombre con un’Italia spaccata in due. Produzioni nella media e in alcuni areali buone da Roma in su. Produzioni scarse e deludenti, se non in alcuni areali disastrose, nel centro-sud e nelle isole. Alla situazione tutt’altro che entusiasmante nel centro-sud, si è contrapposta una situazione produttiva migliore in gran parte del centro-nord: l’acacia ha visto medie ad alveare comprese tra i 15 e i 25 chilogrammi, mentre il millefiori post acacia e il tiglio si sono assestati sui circa dieci chilogrammi a famiglia. In areali del Centro – come in Maremma e altre parti della Toscana – vi sono state ottime produzioni di millefiori. Si nutrono ancora speranze: nei raccolti di castagno e di eucalipto, nel potenziale del trifoglio alessandrino dopo le piogge di maggio nel sud Italia, nel possibile ritorno negli areali del nord della melata di metcalfa».

Più che sulla produzione e sulla produttività degli alveari, in Bergamasca come altrove l’allarme si sposta sulla genuinità dei prodotti e sulla necessità di dare valore sul mercato e fra i consumatori ai prodotti realmente naturali. «Mi piace ricordare – aggiunge Alberto Parolini – una frase che farà da incipit anche alle attività ormai prossime di Bergamo Scienza: “la grandezza dei piccoli: ogni giorno, tutti i giorni, custodi di vita”. È un modo per sottolineare come le attività individuali della nostra provincia siano un vero e proprio presidio di cultura, di rapporto affettuoso e rispettoso con Madre Natura. C’è una dolcezza speciale nel miele che produciamo e lavoriamo affinché questo valore aggiunto non negoziabile sia riconoscibile sul mercato. Fra gli impegni e gli obiettivi prioritari dell’Associazione ci sono anche la tutela e la valorizzazione del miele Italiano Bergamasco, in considerazione del proliferare di vere e proprie frodi, con prodotti importati di pessima qualità e dubbia provenienza».

 

 

A livello nazionale (e internazionale) la battaglia è affinché il miele riporti una chiara e obbligatoria indicazione d’origine a livello europeo, normativa per il momento vigente solo in Italia, Grecia e Cipro e di prossima attuazione in Francia. «Il mercato Ue del miele – rileva Cefalo – è unico e in quanto tale deve avere regole giuste, efficaci e comuni; quindi l’Unaapi continuerà a investire e a spendersi perché l’obbligo di informare il consumatore divenga comunitario. In merito poi allo scandalo dell’adulterazione e frode, prevalentemente di provenienza asiatica, l’Unaapi sta approfondendo l’analisi di alcuni aspetti non considerati, che sono alla base delle gravissime e inaccettabili distorsioni di mercato. A breve avanzeremo in merito proposte concrete per cui – se ci saranno la volontà e la capacità politica – i poteri pubblici possono provare a porre rimedio a queste gravi e intollerabili alterazioni del mercato del miele».

 

 

Appuntamento a sabato 15 settembre

Per gli apicoltori bergamaschi un appuntamento importante è in programma sabato 15 settembre. Dalle 14.30 alle 17.30, grazie alla collaborazione con L’Orto Botanico, è in programma un incontro pubblico in Città Alta, presso il passaggio Torre di Adalberto di piazza Cittadella (ingresso libero e gratuito). Gli apicoltori saranno presenti con un’arnia didattica per rendere possibile l’incontro tra api e cittadini. Ci sarà la possibilità di assaggiare il miele di castagno del concorso Dolceamaro, indetto in collaborazione con i Castanicoltori, che alle 18.30 proporrà le premiazioni.

Alle 17.30, nella Sala Viscontea dell’Orto Botanico, sempre in piazza Cittadella, si tiene invece l’incontro “È diventato difficile essere un impollinatore” – Il viaggio dell’ape dal suo sviluppo alla produzione alimentare”, nell’ambito dell’iniziativa de “I Maestri del Paesaggio”. A tenere il seminario sarà Samuel Boff, ricercatore dell’Università di Milano, DeFENS – Department of Food, Environmental and Nutritional Sciences.

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