L’incontro “senza giacca e cravatta”
che pose fine alla Guerra Fredda

Quando si incontrarono a Malta (baia di Marsaxlokk) nei giorni 2 e 3 dicembre 1989, George Bush senior non si era ancora insediato alla Casa Bianca – lo avrebbe fatto in gennaio, come di consueto – e Michail Gorbaciov non era ancora riuscito a convincere il mondo che voleva davvero smetterla con l’Unione sovietica. Provenivano entrambi da una lunga carriera nei rispettivi servizi segreti, la CIA (siaièi) e il KGB (kaghebè), dunque avevano pochi segreti l’uno per l’altro. Il presidente americano era molto preoccupato per quel che stava succedendo nelle Filippine (un colpo di stato contro la presidente Cory Aquino), il russo – con la moglie Raissa al seguito – erano di ritorno dall’incontro con Giovanni Paolo II a Roma.

Gorbaciov dirà in un’intervista che la proposta era quella di un incontro “senza giacca e cravatta” e tutto – compreso il tempo da lupi – collaborò a fare di quello che sarebbe diventato un momento importante per la storia del mondo un incontro informale che avrebbe avuto conseguenze formalmente assai rilevanti.

I patti erano che si sarebbero visti a turno sulla USS Belknap e sulla Slava (poi rinominata Moskva) ma dato che il mare era grosso, che sulle navi militari si “balla” molto di più che su quelle da crociera e che Mikhail Sergeevich e signora alloggiavano sulla meravigliosa Maxim Gorki (nave da crociera, appunto) ancorata nei pressi, l’uomo del Cremlino invitò l’uomo di Washington a spostarsi dove si stava più comodi. Per riequilibrare le posizioni il padrone di casa aprì la conversazione con la frase poi divenuta famosa: «Siete ospiti sulla mia nave, ma siete stati voi a invitarmi a quest’incontro». Cominciò così la due giorni senza giacca che, per dirla con Gennadi Gerassimov – portavoce del Ministero degli Esteri sovietico – «fece inabissare la Guerra Fredda in fondo al Mediterraneo».

L’affondamento, in realtà, non era previsto. I temi dell’incontro erano altri: cosa fare dopo la caduta – recente – del Muro di Berlino; come procedere nella riduzione degli arsenali militari già concordata nel corso dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di settembre; come comportarsi con Fidel Castro, che Bush riteneva un’emanazione dei sovietici mentre Mosca aveva già deciso di lasciar andare al proprio destino. Ma l’altro, cortesemente, continuava a non crederci, come avrebbe detto lo stesso Gorbaciov a fine giugno del ‘90 in un’intervista a Time.

 

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Si è discusso molto – e si discute ancora – sui risultati effettivamente raggiunti nel corso dell’incontro maltese. Un bello studio di Joshua R. Itzkowitz Shifrinson, dal titolo molto simpatico perché usa il mare agitato di Malta come metafora della tempesta politica in cui si trovavano a navigare i due capi di Stato ( The Malta Summit and US-Soviet Relations: Testing the Waters Amidst Stormy Seas. New Insights from American Archives) mostra come i verbali prodotti dalle due delegazioni nelle rispettive lingue contengano significative differenze sia per quanto concerne i contenuti, sia per l’approccio ai problemi.

Ma forse sono proprio queste differenze la chiave per comprendere quel che successe realmente in quei giorni passati a caviale e, probabilmente, champagne: successe che a dominare fu il clima che entrambe le delegazioni contribuirono a instaurare o, meglio, che accettarono che si determinasse.

Si legge in “Ogni cosa a suo tempo. Storia della mia vita” di Mikhail S. Gorbaciov (noto anche come “In solitudine”): «Il luogo dell’incontro si trovava lungo la saldatura di tre continenti, all’incrocio di storiche vie del commercio mondiale, al punto di intersezione di innumerevoli interessi. Le navi da guerra simboleggiavano la forza e la potenza che stavano dietro ai capi di Stato delle due superpotenze. Tutto indicava che il mondo sarebbe entrato in una nuova epoca».

Dunque è anche così, con una mentalità simbolica oltre che con la voglia di strappare all’avversario quante più posizioni possibili, che ci si può preparare a un incontro: passando dalle navi da guerra a quelle da crociera.

E fu così che nella tavernetta della Maxim Gorki il presidente Bush poté ringraziare per l’ospitalità e il suo avversario rispondere che si era raggiunta “una nuova qualità nei rapporti fra USA e URSS”. (qui un servizio radio su quei giorni; breve video; il servizio della Rai in previsione dell’incontro)

 

Bush_and_Gorbachev_at_the_Malta_summit_in_1989Gorbaciov e Bush condividono un pasto a bordo della nave da crociera
sovietica Maxim Gorky, 
al porto di Marsaxlokk, Malta