Il caffè sospeso conquista il mondo
e anche Bergamo al Caffè Pontida

Foto Bergamopost/Devid Rotasperti

 

«Napoli è una città nota per la sua grinta, la sua bellezza, il suo caos e la sua criminalità. Nonostante queste cose però, la sua gente è anche famosa per la solidarietà di fronte alle difficoltà»: è con queste parole che il New York Times, il 24 dicembre, ha dedicato una delle sue storie natalizie a Napoli e alla tradizione partenopea del caffè sospeso. Ovvero? Il caffè sospeso è un’usanza nata nel capoluogo campano durante la Seconda Guerra Mondiale. Per solidarietà in un momento critico della storia italiana, chi poteva pagava il proprio caffè e ne aggiungeva un altro da lasciare in sospeso, destinato a chiunque lo chiedesse. Con l’arrivo della nuova crisi, nella seconda metà degli anni 2000, questa usanza è tornata di moda. Merito di alcuni locali storici, a partire dallo storico Caffè Gabrinus, che hanno rilanciato questa iniziativa solidale. Nel 2010, proprio i proprietari dela Caffè Gabrinus insieme ad altri “soci”, battezzarono la Rete del caffè sospeso, che diffuse rapidamente questa buona moda in tutta Italia. Recentemente hanno aderito anche diversi bar esteri in Svezia, Sudafrica, Spagna e Brasile.

L’articolo del New York Times non è passato inosservato. Anche Corby Kummer, uno dei più famosi critici enogastronomici americani, ne ha parlato sulle pagine virtuali di The Atlantic, omaggiando il cuore buono e generoso dei napoletani e degli italiani in generale, lanciando anche una sfida alle grandi catene americane, Starbucks su tutte: abituare anche gli americani, entro il prossimo Natale, all’uso del caffè sospeso.

 

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Foto di Repubblica

 

Donare un sorriso al prossimo. Leggenda narra, come detto, che l’usanza sia nata durante la Seconda Guerra Mondiale. Certezze al riguardo, però, non ce ne sono. La pratica napoletana, infatti, nasce dalla gioia delle persone: quando qualcuno era particolarmente felice o doveva festeggiare qualcosa, nel principale luogo di scambio sociale, il bar per l’appunto, pagava il caffè anche ad altre persone, in modo che la sua gioia potesse essere condivisa con altra gente, conosciuta o meno. Bastava che poi qualcuno entrasse nel bar e chiedesse se c’era un caffè sospeso per poter usufruire della felicità altrui, e goderne con una sorsata e un sorriso.

Sulla base di questo semplice concetto, ovvero condividere attimi di gioia semplice con chi è meno fortunato di noi, rapidamente il concetto di caffè sospeso ha valicato i confini del bar: pizzerie e ristoranti hanno aperto le porte a pizze o piatti sospesi e La Feltrinelli ha inaugurato anche l’usanza del libro sospeso, per chi volesse saziare la propria mente ma non avesse le disponibilità economiche per farlo. E, passo a passo, anche i confini del caffè sospeso hanno valicato i confini partenopei, arrivando fino a Bergamo.

 

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[Giuseppe “Pino” Piccolo e Lucky Zola, del Caffè Pontida]

 

La Bergamo “napoletana” del Caffè Pontida. Per capire di cosa stiamo parlando, basta uscire di casa e andare in Piazza Pontida, a Bergamo città. Qui si trova il Caffè Pontida, un angolo di Napoli nel capoluogo orobico. Il proprietario è Giuseppe Piccolo, calabrese di nascita ma bergamasco d’adozione. Al suo fianco, dietro al bancone, Lucky Zola, un sardo trapiantato nella nostra città. Una strana coppia, dal sorriso sulle labbra, che apparentemente con Napoli ha poco a che fare. Ma per Giuseppe, Pino per tutti, il vero caffè non può essere altro che quello napoletano. Per questo, da quando è dentro al suo locale, ha sempre tentato di offrire ai suoi clienti il miglior caffè napoletano. Macchina a pompe, bicchiere d’acqua compreso per sciacquarsi la bocca prima di gustare il caffè e, soprattutto, la qualità di una miscela 100% partenopea: quella della torrefazione Izzo.

Sono stati proprio i vertici del Gruppo Izzo, tre anni fa, a presentare l’idea del caffè sospeso a Pino. A Napoli è tradizione, soprattutto in momenti duri come questo. Perché non provarci anche a Bergamo? Pino ha accettato la sfida. Aiutare i meno fortunati, per lui, non era una novità: le brioche invendute o i panini rimasti, non sono mai stati buttati, ma offerti a chi ne aveva più bisogno. E così, nel 2011, inizia la storia del caffè sospeso al Caffè Pontida. Giusto il tempo che i clienti capissero di cosa si trattava: oggi praticamente tutti i clienti abituali lasciano anche un caffè sospeso. Alcuni, addirittura, neppure consumano, ma lasciano un caffè sospeso. Non mancano poi i clienti di origine meridionale, che al caffè Pontida si sentono a casa, anche grazie a questa usanza originaria della loro terra.

A farlo, quindi, sono in tanti. E a usufruire dei caffè sospesi lasciati dai clienti sono spesso le persone più bisognose: senza tetto, disoccupati o venditori di rose. Verso sera, mentre vagano alla ricerca di un po’ di fortuna, Pino offre loro i caffè sospesi lasciati dagli altri clienti e, se è avanzato qualcosa, anche un boccone, perché di buttare via il cibo proprio non se ne parla. È così che anche nel cuore di Bergamo è nato un piccolo angolo di Napoli. La Napoli buona, vera, viva, quella che vorremmo sempre raccontare.