C’è un batterio dell’Antartide
che può combattere il tumore

C’è sempre l’eccezione che conferma la regola, anche nel caso dei batteri. Infatti alcuni non nuocciono alla salute dell’uomo, ma anzi sarebbero in grado di proteggerla da alcune malattie o addirittura di riuscire a contrastarne la progressione. È il caso dello Pseudoalteromonas haloplanktis Tac 125, un batterio antartico, che sembrerebbe efficace nell’uccidere le cellule del tumore al polmone. Come spiega un recente studio, tutto campano, pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

L’unione fa la forza. La collaborazione scientifica tra i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn e del Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università Federico II, entrambe a Napoli, avrebbe portato a una straordinaria scoperta. Racchiusa dentro una molecola, prodotta dallo Pseudoalteromonas haloplanktis Tac 125 Pseudoalteromonas haloplanktis Tac 125, un microrganismo che vive nelle profondità marine del polo Sud che sembrerebbe in grado di selezionare e poi andare a colpire le cellule cattive di uno specifico tumore, quello del polmone non a piccole cellule, una forma di malattia molto aggressiva.

 

 

L’azione del batterio. È più che benefica, infatti metterebbe k.o. le cellule malate, decretandone la morte, e salvando invece quelle sane. Il microrganismo compirebbe cioè una azione selettiva contro la malattia e a vantaggio del paziente, non sottoposto a importanti effetti collaterali associati ad esempio alla chemioterapia. Quanto fa il batterio assomiglia al meccanismo di azione di alcune delle più moderne terapie a base di anticorpi monoclonali che si legano solo a specifici recettori presenti sulla superficie delle cellule tumorali, lasciando intoccate le altre, o dei farmaci immunologici di ultima generazione che educano il sistema immunitario a riconoscere la malattia e a combatterla attraverso le difese di cui dispone. Il meccanismo d’azione del batterio identificato dai ricercatori campani, scientificamente chiamato piroptosi e che significa ‘morte per infiammazione’, limiterebbe al massimo l’insorgenza di danni e effetti collaterali importanti, i più temuti da chi affronta terapie oncologiche.

 

 

Una via già sperimentata. Non è la prima volta che il team di ricercatori campani si dedica a studi di eco-biologia molecolare associata a batteri di origine mariana, che vivificano in particolare le acque dell’Antartico. Proprio in queste specie, sarebbero state identificate alcune molecole, chiamate metaboliti perché formatesi nella fase intermedia o finale del processo di metabolizzazione, con una potenziale applicazione/valore terapeutico. In merito invece alla recente scoperta del Pseudoalteromonas haloplanktis Tac 125, che ha visto anche una collaborazione danese come rivela il nome del centro di zoologia napoletano, i ricercatori puntano a intraprendere nuovi studi sulle possibili  proprietà antitumorali della molecola che contiene anche dell’acido 4-idrossibenzoico, sostanza già impiegata nell’alimentazione umana, dunque benefica per l’uomo. Vogliono infatti capire se il microrganismo possa essere efficace anche contro altre forme di tumore, oltre a quello polmonare. Non fosse altro che per la sua possibile capacità di curare il paziente e la malattia senza effetti collaterali: dunque nel rispetto di una degna qualità della vita, anche in corso di terapia.

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