I consigli di coppia del Papa
«L’amore è questione d’artigianato»

San Valentino, i cuori, i selfie, i peluche, le romantiche cene (con menu ad hoc) a lume di candela. E poi le farfalle nello stomaco, i weekend alla spa, i fiori ogni tanto, i gioielli regalati, le dediche su Facebook, le foto a due su Instagram, le convivenze, le feste di matrimonio che ormai sembrano un po’ come quella frase di Fedez e JAx: «Han preso il posto di una parte del corpo e infatti si fa a gara a chi ce l’ha più grosso». L’amore. Ma è questo, l’amore?

Le dritte di Papa Francesco. Papa Francesco, che sui grandi concetti di tutti i giorni non si fa mai trovare impreparato, e anzi ci sta comodo e volentieri, già tre anni fa, proprio in occasione di San Valentino, ci dava un paio di dritte da tener buone, nel tentativo di rispondere alla domanda. Allora aveva incontrato 25mila coppie in Piazza San Pietro, e aveva ascoltato le testimonianze di tre. Si suppone che fossero tutti credenti e nella fattispecie cattolici, ma anche se non lo fossero stati, Bergoglio ha distribuito perle di saggezza universalmente valide, semplici come suo solito, e per questo ancora più vere.

 

 

Punto uno, contro la cultura del provvisorio. Noi siamo qui a temere che le differenze di carattere, i soldi che mancano, i calzini lasciati in giro, la cena di Natale coi parenti e le varie articolazioni discordanti della quotidianità siano le micce di una bomba destinata a esplodere presto, con un litigio, una separazione o un divorzio. Ma Papa Francesco taglia corto: «Non esiste la moglie perfetta o il marito perfetto, per non parlare della suocera». Il problema è un altro e si chiama «cultura del provvisorio», la non-voglia, come si dice in bergamasco, di scegliere il persempre, la tentazione umanissima di percepirlo come gabbia e limitazione. Scegliere, invece, è libertà. Essere scelti, occasione d’amore. Dici niente.

Punto due, un lavoro artigianale. Se siete di quelli che intendono l’amore alla Cime tempestose ma anche un po’ alla Orgoglio e pregiudizio, con tutte quelle sviolinate romantico-drammatiche-floreali, forse questo è il suggerimento più utile, per voi. Continuate a regalare fiori, per carità, e ad aspettare il grande amore, ma rivedetene l’architettura: le farfalle nello stomaco poi si stufano di sventagliare le ali, e a camminare Tre metri sopra il cielo dopo un po’ si casca in terra. Con parole serie: «L’amore non è solo un sentimento, uno stato psicofisico, ma è una relazione». Il sentimento va e viene, la relazione resta (e si ritorna al persempre del punto uno). Bergoglio dice: uno è la sabbia, l’altro la roccia. Ed è qui che il Papa propone tutta un’altra struttura portante: «Amarsi è un lavoro artigianale» da compiere giorno per giorno, affinando la manualità del gesto, la pazienza. Avete presente quanta dedizione ci mette un artigiano a dare forma alla sua creazione? Ecco. Amare è costruire a quattro mani. Una casa e non una baracca, possibilmente. «Il Signore benedirà».

 

 

Punto tre, farsi più uomo e più donna. Dacché alla casa si lavora insieme, si è pure responsabili dell’altro. In che senso? «Il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità. Questo si chiama crescere insieme. Ma questo non viene dall’aria, viene dalle vostre mani, dai vostri atteggiamenti, fate in modo che l’altro cresca, lavorate per questo». Pensavate d’aver già fatto a sufficienza con il punto uno e due, vero? E invece no. Quello di Bergoglio è un messaggio di carità: portate pazienza, usate l’amore come cura e come sviluppina. Abbracciatevelo tutto e tutti i giorni, l’altro, come una piantina di cui aver cura. È così che si fa.

Punto quattro, consigli pratici vari. Sì, ma in pratica? Papa Francesco non è un manuale, e quindi la tiene corta, ma c’entra il punto. E sceglie di fare una piccola catechesi in tre parole che lui considera fondamentali per amarsi e stare insieme: permesso, grazie e scusa. «“Permesso?” è la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro con rispetto e attenzione. Bisogna imparare a chiedere: posso fare questo? Ti piace che facciamo così? Che prendiamo questa iniziativa, che educhiamo così i figli? Vuoi che questa sera usciamo? Insomma, chiedere permesso significa saper entrare con cortesia nella vita degli altri. A volte invece si usano maniere un po’ pesanti, come certi scarponi da montagna! L’amore vero non si impone con durezza e aggressività… E oggi nelle nostre famiglie, nel nostro mondo, spesso violento e arrogante, c’è bisogno di molta più cortesia».

 

 

«“Grazie”. Sembra facile pronunciare questa parola ma sappiamo che non è così. Però è importante! La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! Nella vostra relazione, e domani nella vita matrimoniale, è importante tenere viva la coscienza che l’altra persona è un dono di Dio. E in questo atteggiamento interiore dirsi grazie a vicenda, per ogni cosa». E «scusa»: «Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. Forse non c’è giorno in cui non facciamo qualche sbaglio. Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola. Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. “Scusa se ho alzato la voce”; “scusa se sono passato senza salutare”; “scusa se ho fatto tardi”, “se questa settimana sono stato così silenzioso”, “se ho parlato troppo senza ascoltare mai”; “scusa se mi sono dimenticato”. Anche così cresce una famiglia cristiana. Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta. Esistiamo noi, peccatori. Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono. È abituale litigare tra gli sposi, ma mai finire la giornata senza fare la pace! Se non finisci la giornata facendo la pace, quello che hai dentro, il giorno dopo è più freddo, è più duro».

 

Gianpiero e Annarosa, sposati da 59 anni.

“Qual è stato il momento più bello del vostro matrimonio?”

“Quando siamo…

Pubblicato da Humans of Bologna su Martedì 14 febbraio 2017

 

Esempio esemplare. Vi pare che tutto questo sia impossibile? Qualcuno, a dire il vero, ce l’ha fatta. Altri tempi o, come cantavano i Pooh, «sarà che anime di razza è un po’ che non ne fanno più»? Forse è solo che i consigli di papa Francesco loro li sapevano da un pezzo. Come Gianpiero e Annarosa, sposati da 59 anni, e ieri raccontati sulla pagina Facebook Humans of Bologna da Daiana Contini, Elisabetta Boz, Matteo Santori. Poche parole che fanno da esempio, e da Bigino utile.

Qual è stato il momento più bello del vostro matrimonio?
Quando siamo andati a fare una gita ad Anterselva e poi da lì siamo andati a Venezia.

Lei concorda?
Ah io non ricordo neanche. Per me il momento più bello è stato quando abbiamo avuto i nostri due figli, uno purtroppo non c’è più. Poi anche le gite, ma noi siamo sempre in giro a camminare, lui vuole andare veloce, io invece andrei anche più piano tanto non ho più fretta.

Qual è il segreto della longevità del vostro matrimonio?
Bisogna raggiungere dei compromessi. Lui vuole comandare, quando qualcuno dei due fa un danno lui dice sempre ‘no no l’hai fatto te’. Io ho provato per un po’ a controbattere, ma poi ho smesso, solo così si va avanti. Lui ha fatto il capo officina per tutta la vita e in casa continua a fare il capo officina perché è nel suo io. Detta così sembra che sto descrivendo una bestia ma in realtà anche lui ha imparato negli anni a sopportarmi perché io non sono mica una santa.

 

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