«Dio esiste, io l’ho sperimentato»
3 milioni per una lettera di Einstein

La notizia è che una lettera firmata Albert Einstein è stata venduta all’asta a New York per quasi 2,9 milioni di dollari. Aveva un prezzo di partenza tre volte inferiore. La lettera datata 3 marzo 1954 ed è indirizzata a Eric Gutkind, l’autore di un libro sulla Bibbia: “Choose Life: The Biblical Call to Revolt” (“Scegli la vita: la chiamata della Bibbia alla rivolta”). Si trattava di un test- appello rivolto agli ebrei perché riprendessero coscienza della loro identità incarnata nella realtà storica dello Stato di Israele. Einstein, che era ebreo, prese dunque carta e penna per esporre il suo pacifico dissenso da quella posizione e per esporre la sua “idea” sia dell’ebraismo che di Dio.

Non è la prima volta che una lettera di Einstein viene contesa all’asta, ma questa ha superato tutti i record: sino a qualche anno fa apparteneva ancora agli eredi del destinatario, la famiglia Gutkind, che l’aveva ceduta per quattrocentomila dollari. Ora il prezzo si è moltiplicato per sette, e non è un caso.

Siamo davanti infatti alla più celebre delle lettere di Einstein, la cosiddetta “Lettera su Dio”, dove lo scienziato espone in toni molto riflessivi e anche mansueti il suo punto di vista di uomo e di scienziato rispetto al mistero dell’universo. Il rispetto di Einstein verso la religione non gli preclude uno sguardo di sincerità. Spiega a Gutkind che rifiuta di pensare a una religione superiore alle altre, compresa quella a cui appartiene e che non disconosce: «La comunità ebraica, di cui faccio parte con piacere e alla cui mentalità sono profondamente ancorato, per me non ha alcuna dignità differente alle altre comunità. Sulla base della mia esperienza posso dire che gli ebrei non sono meglio degli altri gruppi umani, anche se la mancanza di potere evita loro di commettere le azioni peggiori».

 

 

Nella lettera il termine Dio ricorre una sola volta per affermare in modo anche drastico qual era la sua idea di partenza: «La parola Dio per me non è che l’espressione e il prodotto delle debolezze umane e la Bibbia una raccolta di venerabili leggende, abbastanza primitive. Nessuna interpretazione, per quanto sottile possa essere, potrà per me mai cambiare nulla».

Era una sorta di azzeramento molto sincero che Einstein considerava come il presupposto indispensabile per restituire un’identità reale e non mitologica all’idea di Dio. Aveva scritto infatti in un’altra occasione: «È certo che alla base di ogni lavoro scientifico troviamo il convincimento. Simile al sentimento religioso, della razionalità e intellegibilità del mondo. Tale fermo convincimento, legato al sentimento profondo dell’esistenza di una mente superiore che si manifesta nel mondo dell’esperienza, costituisce per me l’idea di Dio». E poi ancora: «Chiunque sia seriamente coinvolto nella ricerca scientifica, si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno spirito immensamente superiore a quello dell’uomo e davanti ala quale, con i nostri modesti poteri, ci dobbiamo sentire umili».

 

 

Einstein insomma rispetto ad un “Dio” dichiarato opta per un “Dio” sperimentato, e sperimentato attraverso il suo percorso di ricercatore. Un Dio quindi non meno reale anche se non ha volto e non ha un nome, ma non per questo non meno determinante rispetto al destino dell’uomo, e non meno “appassionante”, per stare ad un termine da lui usato. Scrisse infatti: «La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio. La mia religiosità consiste in un’umile ammirazione di quello Spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà. Voglio sapere come Dio creò questo mondo. Voglio conoscere i suoi pensieri; in quanto al resto, sono solo dettagli».

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