Quelli che fanno yoga a Treviolo
se la ridono. E stanno meglio

Ikigai, medicina olistica, yoga della risata, reiki, respirazione meta-corporea, costellazioni familiari. No, non sono parole a caso, ma le novità arrivate in quel di Treviolo grazie all’associazione di promozione sociale citata (Ikigai). Promuove corsi per favorire il benessere personale: pilates, amache, medicina alternativa e tanti altri percorsi. Ne parla Rosangela Crespolini, formatrice in ambito demenze e team building (attraverso il modello positive organization). Recentemente è stata nominata Ambasciatrice dello Yoga della risata nel mondo proprio dal fondatore di questa pratica, Madan Kataria.

 

 

Un ruolo importante, il suo.

«Per me è stato un onore, anche perché in Italia non siamo più di trenta ambasciatori. Attraverso lo Yoga della Risata, stiamo cercando di portare un po’ di pace nel mondo».

Chi siete e cosa proponete a Treviolo?

«Ci siamo fondati il 3 agosto e abbiamo aperto i locali a metà settembre. Siamo in sette soci e la nostra sede è proprio sotto il grattacielo, nella zona di Bergamo Verde. Abbiamo un salone di circa cento metri quadri. Siamo tutti operatori che proveniamo dal sociale, per cui nasciamo proprio con questa filosofia. Cerchiamo di rivolgere un’attenzione particolare alle fasce più deboli e fragili. Tra in nostri obiettivi c’è quello di occuparci della famiglia in tutto l’arco della vita: siamo già partiti con i progetti per i bambini e, con il supporto della biblioteca, con quelli per l’invecchiamento attivo».

In cosa consistono?

«Si tratta di quattro o cinque incontri con la nostra psicologa Ester Rizzi, che accompagnerà le persone lungo questo percorso con un’attività di brain training sostenuta dall’Università Cattolica. Un vero e proprio allenamento cerebrale: esercizi mirati allenano la memoria e potenziano i ricordi. Il percorso, che è completamente gratuito, sta avendo un ottimo successo, tant’è che non abbiamo potuto accogliere tutte le richieste e stiamo pensando di proporne una seconda edizione».

Come vengono accolte sul territorio le attività che proponete?

«Abbiamo alti e bassi. Ci sono attività che attirano tantissimo, la ginnastica vertebrale destinata a signore dai 60-65 anni in su sta riscuotendo molto successo. Anche il mio Club dello Yoga della Risata sta andando a gonfie vele, abbiamo un’altissima frequenza. Così come le attività legate ai più piccoli e la psicomotricità genitori-bambini, che consiste nell’insegnare ai genitori della fascia 1-3 anni come giocare con i propri figli, proponendo loro attività motorie. A breve partiremo con tutti i laboratori legati all’area più artistica, quindi pittura, laboratori di espressività teatrale e corsi di Yoga della Risata genitori-bambini, per lavorare sul rafforzamento del legame. La nostra idea è anche quella di andare a supplire alla carenza di servizi. Per esempio, a Natale abbiamo organizzato laboratori per bambini a sostegno delle famiglie con genitori che lavorano e che non hanno nessuno a cui affidare i loro figli. Faremo questa proposta anche per coprire i periodi di vacanza scolastica durante i quali i genitori lavorano».

E le proposte meno partecipate, sulle quali c’è ancora un po’ da spingere?

«Sono quelle che riguardano i corsi puramente olistici, che vanno a lavorare sul sé, sul doversi mettere in gioco rispetto al riconoscimento delle proprie emozioni e fragilità. Questa è una cosa che la gente fa un po’ più fatica ad affrontare. Stiamo cercando la forma migliore per proporli e andiamo avanti anche su questa strada. Questi percorsi sono risorse valide soprattutto laddove le persone sono fragili e non riescono a emergere nel modo corretto, proprio perché rimangono un po’ chiusi nei loro dolori. Riuscire a fare questo lavoro è invece importante, tant’è che cerchiamo di proporlo all’interno di un percorso partito il 9 dicembre attraverso lo Yoga della Risata, agganciandoli a questa disciplina che sta funzionando, anche perché la vedono più leggera rispetto alle altre cose».

 

 

Cos’è lo Yoga della Risata?

«Combina esercizi respiratori e visualizzazioni positive, vengono evocate immagini positive e gioiose, finalizzate al raggiungimento del benessere. Anche le campane tibetane piacciono molto, perché sono intese come un momento di coccola per sé (hanno delle vibrazioni più potenti rispetto alle altre e producono un vero e proprio massaggio sonoro, non solo per il cervello, ma anche per gli altri organi vitali e sono in grado di condurre a un profondo stato di rilassamento). Se non si deve tirar fuori qualcosa del proprio io, allora la gente arriva. Mentre i percorsi olistici e i percorsi di respirazione meta-corporea (respirazione guidata e consapevole finalizzata al rilassamento psichico; ha l’obiettivo di sciogliere i blocchi energetici che spesso causano ansia e malattie) sono visti con un po’ di paura. Adesso stiamo proponendo le costellazioni familiari. E siamo tornati in campo con i progetti di sostegno alle famiglie che hanno in casa un malato cronico, ossia malati di Alzheimer, di Parkinson o di tumori. Faremo tutta una serie di percorsi a sostegno di queste persone, in collaborazione con l’associazione Primo Ascolto Alzheimer. Stiamo cercando di costruire delle reti sul territorio, per cui abbiamo cominciato a interloquire con altre realtà, anche solo per condividere gli spazi».

Proposte a 360 gradi.

«Ci proviamo. Due delle nostre psicomotriciste stanno anche portando avanti un programma importante con l’Università di Bergamo per avviare un progetto di invecchiamento attivo attraverso la psicomotricità per anziani. Questa è un’idea assolutamente nuova, per la quale avremo il supporto dell’Università che, da qualche anno, ha portato a Bergamo il master di Psicomotricità. È una cosa su cui sta puntando molto».

Qual è la vostra filosofia?

«Da una parte ci occupiamo del benessere delle persone dal punto di vista più olistico, ma dall’altra tiriamo fuori la nostra anima più sociale e cerchiamo di andare a lavorare sulle reali problematiche che sentiamo presenti sul territorio. La nostra mission è quella di offrire dei servizi a persone che vivono delle situazioni di fragilità, come possono essere i caregiver dei malati di Alzheimer o di Parkinson, o famiglie con al loro interno bambini autistici o con disabilità. Queste persone si portano già appresso un carico importante dal punto di vista emotivo, ma anche economico, perché prendersi cura di qualcuno costa tanto. La nostra idea è di poter offrire loro tutte le attività di supporto a dei costi popolari, da associazione e non da impresa. Per fare questo cerchiamo di puntare sulle altre attività, che ci permettono di andare a coprire quelle uscite. Personalmente sto già lavorando sulla disabilità con lo Yoga della Risata, sono progetti che ho in corso da anni, adesso li ho portati come contenitore all’interno dell’associazione».

Per finire?

«Vorrei dire che siamo partiti da poco con corsi di reiki mirati, ossia percorsi di formazione rivolti agli operatori che lavorano in ambito socio sanitario. Insegniamo loro a usare queste tecniche, e altre per affrontare il lavoro di cura».

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.