I gatti randagi della Tenaris
e i disabili che li hanno adottati

Foto Tenaris Dalmine.

 

Esiste un modo per trasformare un problema in qualcosa di sostenibile o perfino costruttivo? La risposta affermativa c’è, e arriva dai ragazzi della cooperativa di Dalmine «La Solidarietà», che hanno risposto all’emergenza dei gatti randagi dispersi nella vicina azienda Tenaris creando per loro una vera e propria oasi felina. I gatti, che vivevano in condizioni di pericolo in diversi reparti della ditta, pullulavano negli stabilimenti, e non di rado capitava che raggiungessero anche la zona della mensa e che si nascondessero all’interno dei macchinari.

È davanti a questa emergenza che è stata interpellata la cooperativa, come ricostruisce Maria Grazia Gamba, responsabile all’ufficio assistenza alla persona: «Noi siamo stati contattati dall’ingegnere Antonio Ciocca, che ai tempi era il nostro punto di riferimento, e dai dottori Elio Zanoni ed Elena Caronia, che avevano il compito di gestire il problema, segnalato a loro volta dalla Tenaris. Abbiamo unito le nostre forze con l’obiettivo di mettere a disposizione dei felini una casa, e così è stato dato vita a questo progetto che si è poi concretizzato nell’oasi felina». Nella pratica, si tratta di uno spazio creato su misura per i felini nel perimetro esterno dell’azienda, predisposto di tutto l’occorrente per la loro gestione quotidiana. L’inaugurazione vera e propria è avvenuta nel settembre del 2014.

«Per noi questo impegno ha significato in primo luogo fare qualcosa affinché i nostri ragazzi disabili, inseriti in un progetto di shop-lidarietà, potessero mettere a disposizione il loro tempo e le loro energie per occuparsi degli animali. Solitamente avviene il contrario, poiché siamo noi educatori a prenderci cura di loro: abbiamo pensato potesse essere interessante provare questo esperimento, metterli nelle condizioni di gestire e di organizzare il bene di qualcun altro». I ragazzi impiegati nell’iniziativa sono quelli che fanno parte di shop-lidarietà, che sono circa una ventina, anche se quelli che se ne occupano a tempo pieno sono molti meno, circa 4-5. «Prendersi cura di loro si traduce in tante piccole pratiche quotidiane, attività semplici che vanno dall’entrare nell’oasi per ripulire gli ambienti, cambiare la sabbietta, fino al loro nutrimento. Ci si deve poi occupare di mettere dei giochi nuovi, di sistemare le casette in cui vivono, di cambiare le copertine, inserire nuovi tappeti o pupazzi. Ma esistono anche aspetti più delicati, come dare i farmaci ai gatti che stanno male». L’oasi è infatti organizzata in due diversi settori: uno riservato ai gatti che hanno problemi di salute e il secondo invece dedicato agli animali sani. Seguendo le direttive del veterinario, a quelli malati vanno somministrate le giuste quantità di cure negli alimenti.

 

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Quel che è importante, inoltre, è che l’oasi felina ha contribuito a dare avvio a una serie di altre attività connesse con la gestione della cooperativa. Per esempio, alcune delle ragazze della squadra hanno imparato a fare l’uncinetto, in quanto incaricate alla creazione, attraverso della vecchia lana, di coperte e di cuscini che verranno poi inserite all’interno dell’oasi felina. «In poche parole – spiega Gamba – ci si mette in relazione con questi animali nello stesso modo che adotteremmo per prenderci cura del nostro gatto domestico. Chiaramente, essendoci più di 30 gatti da gestire, le dimensioni sono diventate macro, ma si fa comunque del nostro meglio. Alcuni gatti riescono perfino ad avvicinarsi. La maggior parte di loro preferisce evitare ogni contatto diretto con noi, ragion per cui riusciamo ad accarezzarne pochissimi. Ma è evidente che tutti loro, ogni giorno, ci vedono molto volentieri. Quando avanziamo verso i loro spazi mostrano sempre contentezza».

A più di due anni di distanza dall’inizio dell’avventura che ha visto i gatti «ospiti» della Tenaris al centro dell’attenzione, gli sforzi messi in campo sono ormai ben visibili: i mici, oltre a essere stati tutti sterilizzati e microchippati, sono ora in salute e sotto controllo. «Parlare di pet therapy è azzardato e un pochino fuorviante; infatti, nella concezione vera del termine questo implica che sia l’animale a offrire del benessere all’individuo svantaggiato – afferma Gamba – Per i ragazzi della cooperativa questo rituale è più paragonabile ad un’immedesimazione nella figure di papà o di mamma, e quei momenti si trasformano per lo più in un gioco di accudimento di qualcuno che è più debole. In questo caso, credo si possa far riferimento al concetto di pet therapy, certo, ma solo nella misura in cui c’è una relazione con un animale».

La presenza dei gatti nell’azienda si è così trasformata in una preziosa esperienza, qualcosa di bello e di piacevole, anche visivamente. «Abbiamo provveduto a inserire all’interno dell’oasi dei vecchi tubi colorati, per ricostruire l’ecosistema con cui si erano interfacciati nella crescita. Ce ne si occupa tutti i giorni, sabato e domenica inclusi».

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