Gli sposi che al loro matrimonio
avevano 4mila invitati (profughi)

Nella tradizione turca, i matrimoni durano da martedì a giovedì e culminano in un pantagruelico banchetto la cui ricchezza dovrebbe essere foriera di prosperità e benessere per gli sposi. Ali Üzümcüoğlu e Esra Polat hanno deciso che il loro pranzo di nozze sarebbe stato un poco diverso. Innanzitutto, ci sarebbero stati migliaia di invitati. 4mila, per essere precisi.

E poi questi invitati non sarebbero stati amici e parenti, ma gli sconosciuti che vivono nel campo profughi siriano di Kilis, città situata nel sud-est della Turchia e meta purtroppo ambita di moltissimi esuli di guerra. Come Kilis, ci sono altre venticinque città che ospitano campi profughi, tutte situate sul confine turco-siriano. L’idea è stata del padre dello sposo, Ali Üzümcüoğlu: «Ho pensato che condividere una grande, deliziosa cena con la nostra famiglia e i nostri amici sarebbe stato superfluo, sapendo che ci sono così tante persone bisognose che vivono alla porta accanto». Il sito i100.co.uk, fratello di The Independent ha riportato per primo la notizia, che in poco tempo ha fatto il giro del mondo.

 

 

Inizialmente, la giovane Esra non era del tutto convinta della proposta del suocero. Quando il suo promesso sposo l’ha messa al corrente delle intenzioni del padre, è rimasta quasi scioccata. Ma una migliore e più attenta riflessione l’ha convinta ad accettare. Gli invitati al matrimonio (quelli “ufficiali”) e gli sposi si sono così uniti per distribuire cibo e per condividere il banchetto, frutto di due anni di risparmi, con i rifugiati siriani. Esra ora è entusiasta: «È stata un’esperienza meravigliosa. Sono felice che abbiamo avuto l’opportunità di dividere il nostro pasto nuziale con persone che sono realmente bisognose». Il marito Ali ha aggiunto: «Vedere la felicità negli occhi dei bambini rifugiati è senza prezzo. Abbiamo iniziato la nostra strada verso la felicità con un atto che ha reso gli altri felici e questa è una sensazione bellissima».

Così, per un giorno, i due sposi si sono sostituiti alla Kimse Yok Mu, associazione umanitaria che si preoccupa di fornire pasti ai 4mila siriani del campo. La portavoce dell’organizzazione, che ha assistito allo straordinario evento, ha confermato al The Independent che tutto si è svolto esattamente come era già stato riportato dai giornali locali. Non c’è stata nessuna trovata pubblicitaria, il banchetto di nozze distribuito ai poveri non è una favola elaborata ad arte. Anzi, gli stessi sposi si sono rivolti direttamente alla Kimse Yok Mu: «Il nostro banchetto nuziale è un’occasione di tale gioia per noi che in nome dei nostri fratelli siriani abbiamo chiesto l’aiuto della Kimse Yok Mu. Speriamo che questo sia solo il primo di tanti banchetti con i nostri amici siriani. È stata certamente un’esperienza diversa», ha dichiarato il padre dello sposo.

 

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La situazione dei rifugiati siriani. Un milione e 700mila, tanti sono i rifugiati siriani in Turchia. Secondo l’ultimo report delle Nazioni Unite, metà di loro sono bambini. Sono scappati dalla crisi che ha colpito il loro Paese, nel 2011, dalla guerra e dalle atrocità disumane dello Stato Islamico. Ogni settimana ci sono nuovi arrivi e si prevede che continueranno per tutto il 2015. Molto probabilmente, si raggiungeranno i due milioni.

Nonostante le Nazioni Unite abbiano elogiato il lavoro svolto dal governo turco nell’accogliere gli esuli, le condizioni di vita nei campi profughi sono estremamente dure, come attesta un reportage di Save the Children. Si parla di prostituzione e abusi, soprattutto nei confronti di bambini e di donne – molte di queste ultime accettano di diventare le seconde o terze mogli di uomini turchi, pur di uscire dalla condizione di rischio e precarietà dettata dai campi. Questi, inoltre, non offrono sufficiente riparo durante gli inverni e parecchi si ammalano e muoiono per malattie causate dal freddo eccessivo.

Ma non è solo la vita dei rifugiati ad essere cambiata drammaticamente. La presenza degli esuli siriani ha avuto un effetto drammatico sulla vita quotidiana delle cittadine turche situate lungo il confine. Il sovraffollamento ha condotto a tensioni sociali ed economiche e si è inoltre riscontrato un aumento di attività criminale.

Il banchetto di Ali ed Esra, forse il primo di altri, è stato dunque un momento prezioso, una piccola oasi di speranza per i profughi. La condivisione del cibo è un elemento centrale in tutte le culture umane: significa dare e ricevere fiducia, entrare in contatto con l’altro. E all’interno di un campo profughi il cibo può persino diventare uno strumento di pace, soprattutto se è dato da chi ne ha in abbondanza a chi non ne ha per niente.

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