«Grazie Atalanta, viva l’Atalanta»
Al Coni applausi per il nuovo stadio

ROMA – No, non è un caso. Non è un caso che il giorno dopo la scioccante eliminazione dell’Italia dalla corsa ai mondiali, oggi, addì 14 novembre 2017, qui, nel salone d’onore del Coni al Foro Italico, il capo dello sport italiano Giovanni Malagò e il ministro dello Sport Luca Lotti dicano pubblicamente: «Grazie, Atalanta. Viva l’Atalanta. Complimenti Antonio e Luca Percassi». Non è un caso che esaltino il modello Atalanta: per il progetto di uno stadio che sarà bellissimo, per gli investimenti nel settore giovanile e nel centro sportivo di Zingonia.

«È proprio in un momento come questo – confida Malagò – che da Bergamo arriva un segnale di rinascita, di serietà, di programmazione». E Malagò ha appena detto: «Se fossi Tavecchio mi dimetterei». Invece, né Tavecchio né Ventura hanno il pudore di andarsene, ma questa è un’altra storia. L’Atalanta raccoglie gli applausi e il consenso dei vertici dello sport italiano per l’Operazione Stadio che diventerà il fiore all’occhiello di «una vera, autentica eccellenza italiana: l’Atalanta Bergamasca Calcio». Parola di Malagò. E Lotti soggiunge: «A Bergamo, i Percassi stanno facendo qualcosa di meraviglioso perché sono stati capaci di fare squadra con i tifosi, con il Comune, con il Credito Sportivo e con Ubi Banca. Questa è la dimostrazione che anche nel momento più buio della Nazionale, il nostro calcio può e deve rialzare la testa, prendendo esempio dall’Atalanta».

 

 

Si schermiscono, il presidente e l’amministratore delegato dell’Atalanta, che Malagò chiama ad alta voce sul palco perché entri doverosamente nella foto di gruppo. Lo stile dei protagonisti dell’evento è sobrio, come si confà alla gente di Bergamo. «Grazie di tutto, ma adesso pensiamo a quando aprire il cantiere», sorride Antonio, mentre Luca confabula con Maurizio Martina, presente in quanto tifoso nerazzurro e non come ministro per l’Agricoltura. No, non è proprio un caso che tutto questo avvenga nel quartier generale dello sport italiano, all’indomani di una batosta sportiva destinata a lasciare il segno per molto tempo sul movimento calcistico nazionale, in termini di prestigio, di ranking Fifa, di 100 milioni di euro andati in fumo fra annessi e connessi e tutto quanto sapete. Un altro calcio è possibile, ma, sottolinea Malagò, «in questo momento più che mai bisogna prendere esempio dall’Atalanta». Bravo, Giovanni. Hai detto il vero. Bisogna prendere esempio da chi, come l’Atalanta, programma, lavora, investe 40 milioni di euro in sette anni nel proprio centro sportivo e ne spende altri 35 nella ricostruzione del proprio stadio, poiché parlare di restyling è un oltraggio al lavoro dello studio De8 che firma un capolavoro dell’impiantisca nazionale.

Michele Uva, vicepresidente dell’Uefa e direttore generale della Figc, fa una battuta che non è mica tanto una battuta, ma rispecchia la realtà: «Il nuovo stadio di Bergamo dovrebbe chiamarsi Gagliardini, perché l’Atalanta reinveste nello stadio le plusvalenze di mercato e questo significa lungimiranza e intelligenza». In ossequio al partner commerciale che non mancherà di legare il proprio marchio alla nuova meraviglia di Bergamo, la nuova struttura cambierà nome, anche se Malagò prega Percassi «di sottotitolarlo comunque Atleti Azzurri d’Italia» (noi, invece, preferiamo sempre Achille e Cesare Bortolotti). Ciò che non cambierà mai è la grandezza delle opere di una società che, ricorda Percassi all’uditorio, «sta vivendo un anno straordinario e si è comprata lo stadio davanti al notaio proprio il 17 ottobre, il giorno del suo centodecimo compleanno». #IlMiglioreAnnoDellaNostraVita: così lo definì BergamoPost, addirittura in febbraio. Altri ne arriveranno. È una certezza.

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