Hanno fatto la Tac al Mantegna
(tranquilli, se la passa bene)

Nel pomeriggio di sabato 21 luglio, alle 15 circa, all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo si sono tenuti i primi, attesissimi esami scientifici sulla Resurrezione, ovvero la tavola di Andrea Mantegna che, il mese scorso, il conservatore e storico dell’arte dell’Accademia Carrara Giovanni Valagussa ha attribuito al grande artista rinascimentale. Una scoperta che ha presto fatto il giro del mondo, emozionando appassionati e accendendo i riflettori, dunque, anche sulla pinacoteca cittadina e sui suoi ricchissimi depositi, ancora poco noti in termini di opere.

 

 

[Da sinistra: Giovanni Valagussa, il dottor Enzo Angeli e Maria Cristina Rodeschini]

 

Oltre a Valagussa, all’evento erano presenti anche il direttore dell’Accademia, Maria Cristina Rodeschini, il responsabile Diagnostica per Immagini della Gavazzeni, dottor Enzo Angeli, e il capotecnico di Radiologia della Gavazzeni, Corrado Pedrini. Sono stati questi ultimi a eseguire i delicati esami, per l’occasione mostrati a un manipolo di giornalisti. Per la precisione, i test svolti sono stati due: Tac e Radiografia. Si tratta di esami di “routine” per noi umani, ma certo non per un’opera. Solo, infatti, in casi particolari si svolgono indagini così accurate, hanno precisato Rodeschini e Valagussa. La presenza a Bergamo di un’eccellenza nel campo medico come l’Humanitas Gavazzeni ha certo facilitato la decisione della Carrara di compiere questi test, che si riveleranno fondamentali per il futuro restauro, al via a breve e che si spera possa concludersi nel giro di un semestre, dunque tra la fine dell’anno e l’inizio del 2019.

In particolare, Tac e Radiografia hanno permesso di mettere in luce diversi elementi dell’opera e, in particolare, della sua “struttura”. Sia fisica che pittorica. Dal punto di vista della tavola, i due test (in particolare la Tac) sono stati utili per valutare lo stato di conservazione del legno, sottolineandone venature, eventuali danni causati da tarli e lavorazioni avvenute negli anni, e la presenza di elementi metallici come dei chiodi, che effettivamente sono stati riscontrati. Dal punto di vista artistico, invece, grazie a questi esami è stato possibile analizzare la stratificazione della pittura e il suo stato di conservazione. Ci sono infatti punti dell’opera in ottimo stato (come l’addome di Gesù o il soldato alla sua sinistra) e altri purtroppo maggiormente rovinati, forse a causa di operazioni di pulitura eccessivamente aggressive operate negli anni (come il volto di Gesù). Questo servirà alla restauratrice, che dovrebbe essere Delfina Fagnani della Sesti Restauri, per capire in quali parti dovrà operare con maggior attenzione e dove, invece, anche un’opera di pulitura profonda sarebbe vana.

 

[La Resurrezione del Mantegna alla Carrara]

 

Intanto, proprio l’edizione del 21 luglio de L’Eco di Bergamo ha dato un’altra bella novità: la seconda parte dell’opera del Mantegna, ovvero la Discesa al limbo, di proprietà di un misterioso collezionista privato, verrà esposta nei prossimi mesi alla National Gallery di Londra. Il che significa che, per l’anno prossimo, c’è la concreta possibilità che le due parti si riuniscano in una mostra più unica che rara. Il direttore Rodeschini, in occasione dei test effettuati sulla Resurrezione, ha ammesso che la Carrara sta lavorando sul lato “diplomatico” per rendere questo riassemblaggio possibile e poter quindi organizzare, per il 2019, un grande evento all’Accademia. Sarebbe sicuramente un successo per la pinacoteca, in primis, ma anche per tutta Bergamo e il suo grande patrimonio artistico, in buona parte ancora da scoprire. Come ci ha insegnato il Mantegna.

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