La rivincita di Brenda, ex prostituta
«C’è vita dopo tutto quel dolore»

Le pagine virtuali della BBC hanno raccontato pochi giorni fa una storia drammatica dagli sviluppi molto toccanti, e che ha qualcosa da insegnare a tutti. È la vicenda di Brenda Myers-Powell, prostituta per 25 anni e che, dopo aver subito ogni tipo di violenza e maltrattamento, è riuscita a cambiare vita. Ha così deciso di usare la propria esperienza per dare un mano a tante donne sfruttate, oltre che a qualche interessante consiglio ai politici.

 

 

La storia di Brenda. Brenda nacque all’inizio degli Anni Sessanta a Chicago, da padre sconosciuto e da madre sedicenne morta pochi giorni dopo averla data alla luce. Le circostanze del decesso sono tuttora ignote; a Brenda han sempre detto che si è tratto di cause naturali, ma è una spiegazione a cui non ha mai creduto. Dunque, senza né padre né madre, Brenda venne cresciuta dalla nonna, una signora che per vivere faceva lavori domestici in alcuni appartamenti della città. Una persona forte e che sapeva prendersi cura della nipote, ma con un grosso problema di alcolismo. Così, quando l’anziana rientrava in casa dal bar con alcuni amici e crollava addormentata per l’ubriachezza, questi signori che la accompagnavano cominciarono a dedicare qualche attenzione di troppo alla piccola Brenda.

 

Brenda Myers-Powell giovane

 

La bambina, nonostante tutto, era molto spigliata, allegra e riusciva comunque a portare avanti la propria vita; i profondi segni lasciati dalle molestie subite sarebbero emersi solo anni dopo. Intorno ai 12 decise di lasciare precocemente la scuola. Evidentemente segnata dai fatti della sua infanzia, Brenda aveva rapporti molto turbolenti con i ragazzi, cosa che la portò, a soli 14 anni, ad avere già due figli. La nonna le disse che in casa non c’erano abbastanza soldi per poter mantenere i nuovi arrivati, e che Brenda avrebbe dovuto trovarsi un lavoro. Fu così che, nemmeno 15enne, iniziò a prostituirsi, portando a casa circa 400 dollari alla settimana. Ma dopo pochissimo tempo alcuni uomini la aggredirono, picchiandola e violentandola, e la portarono in un appartamento. La chiusero in un armadio e non le diedero da bere e da mangiare fino a che lei non acconsentì a lavorare per loro. Fu l’inizio del calvario di Brenda.

 

Brenda Myers-Powell giovane 1

 

25 anni di violenze e sofferenza. Brenda racconta alla BBC la sua vita da prostituta, definendola semplicemente un inferno: andava a letto con cinque uomini diversi al giorno, spesso persone violente, tanto che, nel corso degli anni, si prese 5 pallottole e 13 coltellate. Ma Brenda si ritiene tutto sommato fortunata, ben sapendo che tante ragazze come lei hanno purtroppo perso la vita. Poi, nel 1997 a quasi 40 anni, un cliente con cui si trovava su una macchina la scaraventò giù dal veicolo e chiuse la portiera. Il vestito di Brenda, però, rimase incastrato nell’auto. Noncurante, l’uomo partì, trascinandola per metri e metri di asfalto. Brenda si riempì di gravi abrasioni e finì in ospedale. In pronto soccorso, mentre stavano per occuparsi di lei, un poliziotto chiamato per far luce sulla situazione disse: «Oh, la conosco. È soltanto una puttana. Probabilmente ha picchiato qualcuno e rubato i suoi soldi e le hanno dato quello che si meritava». I medici rispedirono Brenda in sala d’attesa, dando la precedenza a tutti gli altri. In quel momento Breda, disperata e senza più alcuna speranza, pensò fra sé e sé: «Dio, a queste persone non importa nulla di me, potresti aiutarmi per favore?». E, come affermò poi lei stessa, «Dio si mise a lavorare». Una dottoressa di quell’ospedale decise di prendersi cura di Brenda, e dopo averla rimessa in sesto la mandò alla Genesis House, un centro di servizi sociali gestito da una donna inglese, Edwina Gateley, che rappresentò una vera e propria benedizione per Brenda: la tenne con sé due anni, proteggendola da tutto, finché non si sentì pronta a ricominciare una nuova vita.

La nuova vita di Brenda. Iniziò a fare del volontariato, aiutando tante prostitute dimenticate e abbandonate da tutti. Nel 2008 fondò la Dreamcatcher Foundation, una fondazione appositamente creata per andare incontro a donne maltrattate e in difficoltà. Racconta Brenda: «Incontriamo le donne che stanno ancora lavorando sulla strada e diciamo loro: c’è un modo per uscirne, siamo pronti ad aiutarti se tu sei pronta a essere aiutata. Proviamo a fare superare l’idea che hanno messo loro in testa, secondo cui “sei nata per fare questo, non puoi fare nient’altro”». Da quando Brenda e la sua fondazione hanno iniziato ad occuparsi di queste donne, già in 13 si sono diplomate alle superiori e hanno iniziato a frequentare il college. Negli anni, Brenda ha anche finalmente conosciuto un uomo che le ha voluto bene e con cui è sposata da 10 anni e ha avuto due bambini. L’attività di Brenda è anche politica, giacché è riuscita a convincere il Governo dell’Illinois a cancellare dalla fedina penale di una donna anni di prostituzione.

Un consiglio ai politici. Brenda ha toccato anche l’argomento dell’istituzione delle case chiuse e della legalizzazione della prostituzione, vista da tanti come la panacea per tutti questi mali. Ma lei afferma, convinta, che non servirebbe a nulla, anzitutto perché il rischio di trovarsi di fronte un cliente che con la forza porta via una donna e la costringe a ricominciare una vita sulla strada non sarebbe annullato, e in secondo luogo perché non si arriverebbe mai al cuore del problema: l’assurdità di donne che per vivere sono costrette a vendere il proprio corpo. La legalizzazione di una pratica del genere, dice Brenda, sarebbe quanto di più disumano possa esserci. E chiude il suo racconto con un messaggio: «Sono qui per dirvi: c’è vita dopo tutto quel dolore, c’è vita dopo tutto quello sconvolgimento. C’è vita anche dopo che le persone ti hanno detto che non sei niente, che non vali niente e che non diventerai mai nessuno. C’è vita, e non sto parlando di un po’ di vita. C’è molta vita».

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