La bella idea del papà di Yara
«Il dramma si tramuti in speranza»

«Abbiamo deciso di rompere il nostro guscio di silenzio, di muoverci, secondo le nostre caratteristiche». Così Fulvio Gambirasio, papà di Yara, davanti al pubblico atalantino radunato per la grande festa della Dea, ha annunciato la decisione di dare vita ad un’associazione, non semplicemente per ricordare Yara, ma per farla vivere dando la possibilità a ragazzi e ragazze come lei di realizzare le proprie passioni e i propri sogni. “La passione di Yara” è il nome dato non a caso a questa associazione che ha giò un suo sito (lapassionediyara.org), un suo simbolo provvisiorio (un laccio rosso che prende la forma di un cuore) e un suo statuto.

 

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«Assieme a tanti amici e a tanti genitori dei compagni di scuola di mia figlia abbiamo voluto girare la frittata» ha detto papà Fulvio. «Cioè far sì che il nostro dramma si tramuti in motivo si speranza, in stimolo per coltivare la passione dei nostri figli e di tanti ragazzi che per tante problematiche non hanno la possibilità di realizzare ciò in cui credono». La passione è la parola che sta davvero al cuore di questa iniziativa. È quella passione che muoveva Yara, in particolare verso la danza. È la passione come chance per i ragazzi, per non restare prigionieri di un torpore che toglie chance al loro futuro. «Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione», recita infatti la frase di Oriana Fallaci (tratta da La forza della ragione) che è stata scelta per la home page del sito.

 

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Ma cosa può fare un’associazione per realizzare un simile obiettivo? Come Fulvio Gambirasio ha spiegato, “La passione di Yara“ è un’associazione di promozione sociale che si propone di raccogliere fondi per dare un aiuto e sostenere quei ragazzi che hanno progetti per dare corpo alle loro passioni, in campo artistico, tecnico, sportivo e musicale. Come recita lo Statuto, l’associazione si propone infatti «di favorire negli adolescenti e nei giovani lo sviluppo di alcune passioni legate allo sport, all’arte in generale, alla cultura; di  sostenere lo sforzo e l’impegno di adolescenti e giovani nella realizzazione delle loro passioni; di aiutare adolescenti e giovani in situazioni di disagio a sviluppare attitudini sociali positive».

Gambirasio ha scelto anche la situazione più adatta per rendere pubblica questa iniziativa. Davanti al pubblico atalantino, infatti, gli è stato facile parlare di passione. «La vedo nei vostri cuori e nei vostri occhi», ha detto. «È una cosa che mi rende orgoglioso di essere bergamasco e che genera uno spirito di aggregazione eccezionale».

 

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Davvero a sentire lui e a vedere la reazione commossa e di convinta condivisione delle centinaia di persone presenti, c’è da credere che questa sia una bella e grande idea, destinata a lasciare segni profondamente positivi nella storia di tanti ragazzi. Un’idea dettata da un senso concreto, molto bergamasco e lombardo, di trasformare anche un’esperienza di un dolore, in un qualcosa di costruttivo per la vita di tutti.

Associarsi è semplice, si può farlo anche dal sito. Il contributo richiesto è solo di 10 euro. Intanto per incentivare la passione artistica dei ragazzi è stato indetto un bando rivolto agli studenti delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado di Bergamo e Brembate di Sopra per realizzare un elaborato grafico per il logo dell’Associazione. Il termine per l’invio è è fissato per il 14 novembre. La proclamazione del vincitore avverrà, guarda caso, durante l’evento “Radio… che passione” il prossimo 28 novembre, presso l’Istituto paritario Maria Regina di Bergamo.

Una risposta a “La bella idea del papà di Yara
«Il dramma si tramuti in speranza»”

  1. stefano.bolognini1907@gmail.com

    La lezione degli Ultras

    ” … il buon cuore e la passione di Yara, la passione che vedo in tutti i vostri occhi e in tutti i vostri cuori, e che sapete dimostrare con uno spirito di aggregazione eccezionale, mi rende orgoglioso di essere bergamasco. Vogliamo che il nostro dramma si tramuti in qualcosa che nel futuro diventa un motivo di speranza, un motivo di stimolo per coltivare le passioni dei nostri figli, che per tante problematiche non hanno più la possibilità di essere coltivate. Quando un ragazzo ha una passione i genitori lo vedono sorridente, motivato, stimolato”. E poi quell’abbraccio infinito, sincero e commosso fra Fulvio Gambirasio, papà della povera Yara, e il Bocia, il terribile capo Ultras dell’Atalanta. E’ questa l’immagine più bella della festa della Dea. Quella che resterà per sempre nei nostri occhi e nei nostri cuori. Quel lungo e indimenticabile abbraccio coperto da un applauso infinito. Sono loro, i terribili Ultras dell’Atalanta, quelli dell’associazione a delinquere, assieme allo straordinario papà di Yara, a darci questa fantastica lezione di vita. Sono loro che ci ricordano che la vicenda di Yara non sono solo l’alibi di Bossetti, gli indizi, le amanti, le contraddizioni. Gli Ultras e la festa della Dea, non le istituzioni bergamasche e men che meno il prefetto, ci insegnano che il dramma di una morte così giovane e assurda, grazie al lavoro generoso di una straordinaria associazione, può diventare un messaggio di speranza, di passione e di solidarietà. E allora per una volta lasciamo da parte pregiudizi e diciamo grazie agli Ultras per la lezione di vita che ci hanno regalato.

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