Perché il Giovedì Santo nelle chiese
c’è il rito della “lavanda dei piedi”

Perché il giovedì santo il celebrante lava i piedi a poveri, bambini, profughi o altri? Per una cosa che successe durante quella che noi chiamiamo Ultima Cena e in ebraico Pesah (passaggio), la cena della sera in cui un angelo, vedendo gli stipiti delle case degli Ebrei segnate col sangue degli agnelli, sarebbe passato oltre risparmiando al popolo eletto le tribolazioni destinate agli Egiziani che li tenevano schiavi. In Israele è una festa grande, perché ricorda il momento in cui i loro padri lasciarono il Paese delle piramidi per raggiungere la Terra Promessa.

Dunque Gesù e i suoi erano a cena che festeggiavano Pesah quando a un certo punto il Maestro si alzò da tavola, si tolse i vestiti che lo ingombravano, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi riempì d’acqua un catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli, asciugandoli col telo che aveva preso. La cosa era un po’ strana – di regola erano i servi che lavavano i piedi ai padroni quando questi rincasavano – ma non era la prima volta che Gesù assumeva comportamenti inusuali. Quindi tutti lo lasciarono fare. Solo Pietro, quando fu il suo turno, sollevò un’obiezione: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Come a dire: quando mai si è visto che un rabbi del tuo calibro compia un gesto così da schiavo nei confronti del capo di una cooperativa di pesca. Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».

Sì: lo avrebbe capito molto, molto dopo. Ma lì per lì non volle demordere e, anzi, rincarò la dose: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Allora Gesù lo minacciò pacatamente: «Se non ti posso lavare vuol dire che la nostra amicizia finisce qui». Pietro, che era piuttosto suscettibile ma ci teneva a restare amico del Maestro, rispose con qualche esagerazione: «Signore, se è così lavami non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Non ce n’è bisogno, soggiunse Gesù che non amava i toni sopra le righe: «Chi ha fatto il bagno, ha bisogno soltanto di lavarsi i piedi, perché per il resto è a posto. Voi siete già a posto, anche se non proprio tutti» – sapeva infatti che Giuda lo aveva già tradito. Che gli altri fossero a posto significa che era sicuro che sarebbero rimasti con lui, per quanto un po’ defilati in certi momenti. Finito che ebbe di lavare i piedi Gesù si rimise le vesti che si era tolto, sedette di nuovo a tavola e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi?».

La risposta è no: non avevano capito. Per questo riprese: «Allora: voi, giustamente, mi chiamate il Maestro e il Signore. Adesso fate il passo successivo: se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, vuol dire che anche voi dovete lavarvi i piedi a vicenda, perché da questo momento in poi sarà il più grande fra voi a doversi ritenere il servitore degli altri. Ora che lo sapete, sarete beati se farete come avete visto fare a me». In altre parole: non c’è nessuno che sia più grande degli altri. Gareggiate fra voi soltanto nella carità e nel servizio reciproco.

 

 

Fu un momento importante, questo del lavaggio dei piedi, perché rovesciò le gerarchie tradizionali in vigore in ogni civiltà passata e presente. Avete mai visto un re che aiuta un soldato a spidocchiarsi in trincea? Un generale che lucida gli stivali a una recluta? Dato dunque che è difficile vedere all’opera quell’insegnamento, la Chiesa, una volta l’anno, lo ricorda a sé prima di tutto e poi anche agli altri. Sono duemila anni che lo fa, ma ancora non è diventato mentalità diffusa. Segno che l’educazione è un percorso molto lungo, nel quale non ci si deve mai stancare di ripetere tutto, cominciando dai cosiddetti fondamentali.