La ristorazione assume: 4mila posti
come cuochi, camerieri e baristi

I dati vanno sempre presi con cautela, perché ogni situazione fa storia a sé. Ma, numeri alla mano, pare proprio che l’Italia abbia un gran bisogno di cuochi, baristi e camerieri. Questo almeno è ciò che è venuto a galla, come riporta larassegna.it, durante il convegno “Alternanza Scuola Lavoro: sapere, saper fare, saper essere dentro e fuori la Scuola” organizzato dalla Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi, secondo la quale, nel 2016, le aziende del settore hanno avuto difficoltà a reperire figure professionali a causa di carenza di candidati (31,5 per cento) ma soprattutto a causa di inadeguate competenze professionali (68,5 per cento).

Si parla di ristorazione in particolar modo, perché è questo il settore economico del nostro Paese dove l’alternanza scuola-lavoro ha dimostrato, negli ultimi anni, di funzionare meglio. E anche perché è uno dei settori in maggior ascesa in Italia: nel solo 2016 sono state avviate ben 15.602 imprese di ristorazione, con un tasso di natalità pari al 4,8 per cento. Un settore in crescita, dunque, ma soprattutto molto giovane se si valuta che il 53,2 per cento dei dipendenti ha meno di trent’anni su un totale di poco più di 309mila lavoratori (il 49,2 per cento di sesso femminile e per il 50,8 per cento uomini). Proprio per questo motivo la Fipe ne ha parlato in occasione del convegno riguardante l’alternanza scuola-lavoro, come ha spiegato il presidente Lino Enrico Stoppani: «La scuola e il mondo delle imprese possono alimentare una nuova politica strutturale a favore della crescita e formazione di nuove competenze, contro la disoccupazione e il disallineamento tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Competenze che non si possono insegnare in aula, ma che si apprendono sul campo, attraverso il fare e il saper fare. Una buona alternanza scuola-lavoro, oltre a formare professionisti qualificati, è un importante incentivo alla creazione di nuove imprese, considerando i tanti giovani che nel mondo della ristorazione avviano un’attività imprenditoriale».

Questo continuo processo di scambio tra mondo dell’istruzione e modo professionale funziona particolarmente nell’ambito della ristorazione, come dimostra il protocollo d’intesa tra la Fipe e la Re.Na.I.A. – Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri. Resta il tema della difficoltà di molte aziende del settore di trovare personale qualificato. Che non vuol dire “con esperienza”, ma preparato, educato, a questa professione. Del resto è risaputo che stare in cucina o lavorare in un locale comporta fatica e sacrifici. Quando gli altri riposano, lì tocca lavorare. Ma in un momento di crisi economica ed occupazionale come quello che oramai da anni vive l’Italia, sapere che ci sono almeno quattromila posti di lavoro a disposizione non è certo cosa da poco.

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