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La storia a lieto fine di Paola
e del centro sociale di Mozzo

Foto in copertina Mozzonews/Bolognini. Tutte le foto sono di Mozzonews.

 

Paola Vari, classe 1979, del Pascoletto, gestisce in centro al paese, il Centro Sociale, di proprietà comunale, che oltre all’area ristoro mette a disposizione sale per incontri, feste, eventi culturali o sportivi. «Tutto parte nel 2014 da mere ragioni economiche – spiega Paola – l’azienda per la quale lavoravo dichiara fallimento e, dopo quindici anni passati dietro a una scrivania a gestire le relazioni commerciali con clienti italiani e esteri, mi ritrovo a fare i conti con la dura realtà: nessuno stipendio e conti, rate e mutuo da pagare. Che si fa? Milioni di curriculum, i mesi che passano e i risparmi che finiscono. Poi mi arriva voce del nuovo bando per la gestione del Centro Sociale di Mozzo. Avevo dei vaghi ricordi di quel posto, di quando da ragazzina ci compravo le caramelle ma poi più nulla, il vuoto. Sono passata per un sopralluogo, il posto era un tantino lugubre ma con buone potenzialità, così ho aperto partita Iva e partecipo al bando. E l’ho vinto».

 

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Nuova vita per il centro… Quello che era stato edificato dal Comune come un normale Centro anziani si è trasformato nel corso dei mesi successivi al 2014 in un polo di aggregazione di un’intera comunità, letteralmente, dagli 0 ai 99 anni. Sarà il nuovo allestimento colorato e frizzante, sarà la nuova gestione un po’ sopra le righe, oppure semplicemente sarà il caffè, fatto sta che chi prima girava al largo da questa struttura o non sapeva nemmeno cosa ci fosse dentro ora è diventato un ospite fisso e un accanito sostenitore del progetto: giovani, anziani o mamme con i loro piccoli per giocare e fare la merenda pomeridiana.

…e anche per Paola. Paola aveva perso il suo impiego e ha trovato qui il suo nuovo lavoro ma anche l’amore, Sam, il compagno con cui gestisce i turni della gestione del centro, aperto dalle otto del mattino alle ventitré, e ha trovato anche il tempo di avere un figlio, Oscar, che oramai ha un anno. Ovviamente, come per tutte le mamme, la conciliazione tra lavoro e famiglia è la cosa più complessa, ma Paola non si è mai persa d’animo. Il suo carattere mite è accompagnato da una forte volontà mixata a un fare deciso che le consente di affrontare i clienti più difficili e agitati. La vedi che arriva con la macchina carica degli acquisti per il bar con il pargoletto sul seggiolino, ancora troppo piccolo per farle da assistente. Qualche difficoltà superata a pieni voti anche quando una mattina prima dell’estate ha trovato le vetrine del bar sfondate (ma che hanno resistito all’assalto), forse da qualcuno che sperava di trovare qualche spicciolo o forse solo per una bravata.

 

 

Un luogo d’incontro per ogni età. «Ciò che ci rende unici è la nostra filosofia: qui al Centro Sociale – prosegue Paola – sei a casa, una casa ricca di amici, di solidarietà, di idee creative e di risate; non importa quanti anni hai, da dove vieni o da che “parte” stai, da noi sei sempre il benvenuto senza pregiudizi e ti accogliamo sempre con un sorriso». Da quel giorno nel lontano 2014 molte cose sono cambiate, nonostante Paola non avesse alcuna esperienza nel settore è riuscita a creare (il cantiere è ancora aperto ovviamente, tipo Sagrada Familia) qualcosa di nuovo e mai sperimentato: un positivo incontro generazionale e un calendario ricco di eventi per tutti. «Pur essendo nato a Mozzo – interviene Luca – non ero mai venuto al Centro perché lo ritenevo un posto per i vecchi che giocavano a carte. Una sera tra amici ci siamo detti “Ci vediamo fuori dal centro sociale?” e da allora è il nostro appuntamento fisso. Abbiamo scoperto che il centro era un contenitore che poteva essere riempito senza vincoli di età. Anzi con gli anziani che il pomeriggio giocano a carte è iniziata anche una amicizia. Ci chiamiamo per nome e qualche volta ci scappa una partita a scopa tra noi e loro».

 

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Ora al Social, come lo chiamano gli under sessanta, giocano a tombola le signore ever green del paese, verso l’ora del pranzo e nel pomeriggio ci sono i ragazzi over a giocare a carte o a bocce con il classico bianchino, e nel pomeriggio fino a sera i ragazzi del muretto, che qui è un bancale con dei cuscini, per un chupito (ottimi i cocktail di Sam), una la birra fra amici o la partita con la play station su schermo gigante. Ma anche mercatini dell’usato, giochi nel parco per i più piccoli, corsi di arte, inglese, fotografia, cene sociali con o senza delitto, una piccola biblioteca, tornei di bocce o carte, comprese le raccolte fondi in collaborazione con associazioni del volontariato del paese. La novità del 2017 sarà il concorso di cruciverba che sicuramente attirerà persone anche da fuori paese. Questo è «Il Social».

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