Avere la testa fra le nuvole è bene
O perlomeno fa diventare creativi

Altro che distratti, smemorati, deconcentrati e immersi in un altro mondo. Per i sognatori ad occhi aperti ci sono buone notizie e arrivano da uno studio americano del Georgia Institute of Technology, pubblicato sulla rivista Neuropsychologia, secondo cui questa capacità di fantasticare sarebbe espressione di una marcia in più, almeno dal punto intellettivo, creativo in particolare. Infatti la mente del sognatore sarebbe così in fermento, efficiente ed efficace, tanto da rendere il pensiero irrefrenabile. La prova è scientifica.

Lo studio che riscatta. Ci sono pensatori standard, quelli che focalizzano le idee unicamente sul proprio ambito di interesse e competenze, e pensatori fuori dal coro. Costoro, sempre additati come persone solo con la testa fra le nuvole, poco concrete e deconcentrate, oggi avrebbero la loro rivincita. Infatti uno studio americano gli accredita una bellissima capacità mentale: di essere molto creativi. Una dote che consente, a chi la possiede, di sapere ad esempio collegare tra loro le cose in maniera originale, di escogitare una soluzione insolita di fronte a una questione banale o apparentemente irrisolvibile, di avere una intelligenza che si diverte, come dichiarò Albert Einstein, maestro nell’arte della creatività e che potremmo definire geniale. Non si tratta di un’ipotesi, quella della creatività, o di un semplice convincimento, ma di un dato di fatto, sperimentato su un gruppo di 100 pensatori eclettici invitati da ricercatori americani a fissare con attenzione e costanza uno specifico punto per cinque minuti mentre veniva registrata la loro attività cerebrale tramite una risonanza magnetica.

 

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Il facoltoso esame. Non intendiamo certo riferirci al fatto pecuniario, bensì a un bene molto più prezioso e importante, quello intellettivo. Ovvero gli accadimenti mentali che la risonanza magnetica è riuscita a mostrare durante il fissaggio di una immagine statica. Fatto arguto che ha permesso agli studiosi di evidenziare in quel dato tempo di osservazione se e quali aree cerebrali si attivassero in uno stato di riposo, come bloccare lo sguardo su un punto fermo, mentre la persona si trova comunque in uno stato vigile e presente. Insomma una attività molto vicino a quello che può essere definito il sogno a occhi aperti, ma che scientificamente non si è rivelato tale. Infatti gli scienziati, in funzione della risposta cerebrale, hanno potuto descrivere l’azione mentale durante la concentrazione sul punto fisso come un circuito Default Mode Network (Dmn), che detto in parole semplice è lo stato di riposo della mente impegnata in pensieri che trascendono il presente.

I risultati. Sono stati sorprendenti e hanno messo in luce che le aree implicate nel daydreaming o “sonno da svegli” sono associate a differenti abilità cognitive, tanto che le persone con abilità sognatrici, sottoposte a un test mirato, ottenevano punteggi superiori riferiti a capacità intellettive e creative. Confermando così anche le risultanze delle immagini della risonanza magnetica che evidenziavano un sistema cerebrale più efficiente, rispetto a persone meno portate alla fantasticheria.

 

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Sognare ad occhi aperti è una cosa buona, dunque. Perché non distrae il cervello come si potrebbe credere, ma lo rende più efficiente, in maniera anche incontenibile. A tal punto quasi da farlo attivamente frullare anche quando dorme o, appunto, è a riposo. Un dato che raffrontato anche con le attuali teorie del mind wandering, ovvero la vita mentale che si alimenta con il ricordo di esperienze passate, di proiezioni future o anche il semplice divagare dal quotidiano quando non si è concentrati con tutti i sensi in un compito che coinvolge pienamente l’attenzione, ma anche con le funzioni esecutive potrebbe non essere così dannoso. Anzi, si ipotizza che in alcuni casi questa fantastica attività possa anche essere terapeutica. Tanto che per scoprire e valutare la positività o la negatività del sogno ad occhi aperti i ricercatori americani vorrebbero avviare nuovi studi e ricerche. E chissà che non ne nasca qualcosa di davvero buono per la mente, l’intelligenza e il pensiero.

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