L’Amoris laetitia di papa Francesco
Quel cambio di sguardo che fa liberi

È un testo di svolta e di straordinaria importanza quello che ieri Papa Francesco ha reso pubblico. L’esortazione apostolica Amoris Laetita raccoglie le conclusioni dei due dibattutissimi Sinodi con cui la chiesa ha discusso sul tema della famiglia. Sono 260 pagine in cui Francesco non si propone di ribaltare le cose ma semmai ribaltare lo sguardo. La parola chiave di questo testo è una parola che ha una profonda matrice gesuita, essendo raccomandata da Sant’Ignazio a più riprese negli Esercizi: “discernimento”. Quindi non più giudizi apodittici che si appoggiano su regole ferree, ma discernimento paziente davanti ad ogni situazione.

 

 

E tra queste situazioni c’è naturalmente quella dei divorziati risposati e sulla possibilità che possano accedere alla Comunione. Il papa chiarisce alla radice la questione sottolineando in modo geniale che «l’eucarestia non è un premio per i perfetti ma un alimento per i deboli». E poi rimarcando come i cattolici debbano stare attenti a non cadere in una «sfiducia della grazia». Quindi la Comunione è qualcosa attraverso cui le persone vengono aiutate ad aver maggiore coscienza della loro vita. Starà ai vescovi esaminare caso per caso le situazioni e verificare se ci sia una condizione di peccato grave o no. La novità è contenuta in una piccola nota del testo, la numero 336: un modo per non enfatizzarla e farla ricadere nelle conseguenze logiche e pratiche del testo vero e proprio. Un passaggio a caratteri piccoli che apre una “finestra” per la riammissione – non generalizzata ma appunto attraverso il “discernimento” caso per caso – dei divorziati risposati ai sacramenti. Del resto nel testo il papa si sostiene che chi, in buona coscienza, ha dato la comunione ai «cosiddetti divorziati risposati» ha agito nello spirito del Vangelo (le parole sono importanti: Francesco mette sempre davanti «cosiddetti» come a raccomandare a non procedere per semplificazioni).

 

 

Ma il vero cambio di sguardo Francesco lo propone nel suo pensiero sull’amore. Che, come dice il titolo, è innanzitutto un fatto di gioia all’interno di una relazione. Per cui, anche nei confronti dell’amore coniugale, il sesso non è più visto nell’esclusiva prospettiva procreativa ma in una prospettiva “unitiva”. Il sesso, dono di Dio, è l’affermazione fisica dell’amore tra due persone. Il Papa libera quindi la forza del desiderio come espressione e rafforzamento di un amore coniugale.

Nel nuovo cono visivo determinato da questo cambio di sguardo rientrano anche le persone omosessuali. Francesco, seguendo la linea rigorosa dei vescovi del Sud del mondo, è chiaro nel suo no al matrimonio gay. Ma a monte condanna «ogni marchio di ingiusta discriminazione», anche nei confronti delle persone omosessuali. Quindi nessuna affrettata soluzione ma un discorso che non pregiudica il fatto che l’esperienza dell‘Amoris laetitia possa essere sperimentata anche da due persone dello stesso sesso.

 

 

Francesco opera nell’insieme una grande novità, quindi, senza però rotture con il passato o la tradizione. Rimette l’amore al primo posto liberandolo da astrazioni fredde in cui la precettistica l’aveva rinchiuso. Rimanda i giudizi non a regole ferree ma al discernimento nell’affrontare la ricchezza di situazioni e di esperienze che la vita sottopone. Francesco sottolinea che questo è un testo che va letto con calma e va meditato. Non è un testo che contiene nuovi precetti ma rimette in movimento la libertà. È un testo che invita a ragionare sull’esperienza dell’amore, prima che a giudicarla. A suo modo è un testo che è una grande testimonianza dell’amore della chiesa per gli uomini del nostro tempo.

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