Lancine, dalla Guinea a Osio Sotto
col sogno di imparare a fare il pane

«Partire per ricominciare» canta Cesare Cremonini mentre dietro di lui si snoda un lungomare assolato e scandito da alte palme. Non è certo questo lo sfondo che si lasciano alle spalle i trentatré beneficiari del Progetto Sprar attivo a Osio Sotto. «Le persone che ospitiamo hanno tutte ottenuto il riconoscimento come rifugiati – spiega Andrea Maggioni, operatore del progetto –. Quando una persona si allontana dalla sicurezza dei propri affetti per tuffarsi nell’incertezza, significa che ha come alternativa un futuro ancora più buio dell’ignoto. Per questo motivo, la decisione dell’amministrazione comunale di realizzare il Progetto Sprar a Osio Sotto è importante».

 

[Lancine Diawara, uno dei ragazzi del programma Sprar di Osio Sotto]

 

Il Comune ha iniziato a lavorare al progetto nel gennaio 2018, individuando gli enti gestori in Consorzio Città Aperta e nella fondazione Casa Amica, in collaborazione con Diakonia. Le prime accoglienze all’interno degli appartamenti, affittati da questi enti a dei privati, hanno avuto inizio a marzo. Osio però, pur essendo l’ente capofila, non è solo in un progetto che vede coinvolti anche il Comune di Valbrembo e di Comun Nuovo; inoltre Zanica ha dato la disponibilità di avere una struttura sul proprio territorio. «Il tempo che ogni beneficiario ha a propria disposizione non è illimitato, ma di sei mesi» specifica Andrea, che continua: «L’equipe di operatori è composta da sette membri, coordinatrice compresa. Ciascuno di noi segue un paio di situazioni specifiche, ma si fa spesso lavoro di squadra, perché le cose da fare sono numerose e varie. Il nostro compito in generale è quello di orientare e agevolare persone che si trovano catapultate in un mondo estraneo. Inoltre, alcuni di loro non conoscono l’italiano: districarsi nella burocrazia è difficile per chiunque, figurarsi per chi non conosce la nostra lingua! Noi sosteniamo i rifugiati nel realizzare i loro progetti per il futuro, aiutandoli tanto nell’affrontare le questioni più tecniche quanto nel capire come muoversi per diventare indipendenti. L’obiettivo è infatti quello di approdare all’autonomia. La loro voglia di imparare, capire e darsi da fare è alta: solo così saranno in grado di gestirsi da soli e continuare da soli a costruire il proprio futuro. Pertanto, noi operatori svolgiamo in primis un’attività di ascolto: sentiamo le loro esigenze e li aiutiamo a raggiungere gli obiettivi che loro stessi si pongono. Naturalmente, questi ragazzi ci raccontano anche le loro storie, spesso sono molto difficili da immaginare».

Fra loro, Lancine Diawara, ventenne originario della Guinea, ha voglia di raccontarsi, scusandosi per l’italiano non perfetto. «Io ho studiato francese, ma adesso Andrea mi sta aiutando a imparare l’italiano. Io ho tanta voglia di imparare questa lingua, perché l’Italia mi ha salvato la vita. Davvero, io sono partito dalla Guinea, sono arrivato in Mali, dove lavoravo come lavamacchine. Con i pochi soldi guadagnati sono andato in Algeria. Poi sono andato in Libia. Lì era tutto brutto, sono stato in prigione per tre mesi. Non riesco a spiegare come è stato difficile questo periodo per me, perché non parlo bene l’italiano. Gli uomini in Libia erano cattivi, ma per fortuna ora sono in Italia. Dalla Guinea sono partito nel 2013 e qui ci sono da due anni. L’Italia è bella, io voglio viverci. Voglio fare il panettiere e grazie allo Sprar farò un corso. Io so già un po’ fare il pane, ma so che per diventare autonomo ho bisogno di studiare tanto l’italiano e diventare un panettiere ancora più bravo».

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