Il leone salvato da un bergamasco
e da un sofisticato chirurgo robot

È molto probabile che le future generazioni di veterinari, sui libri, dovranno studiare anche la storia di quel medico bergamasco che, un giorno, si trovò a maneggiare con bracci robotici le interiora di un leone di centotrenta chili, per strapparlo a morte certa. Quel dottore ha meno di quarant’anni, si chiama Giuliano Ravasio ed è di Osio Sotto. E l’operazione, effettuata nell’aprile del 2015, ha rappresentato un vero e proprio primato nel mondo della scienza. In letteratura, infatti, non esisteva ancora l’esempio di un leone a cui dovesse essere asportato un tumore surrenalico.

 

 

L’operazione. «Ho sempre avuto il pallino per gli animali esotici – racconta Giuliano, figlio degli orefici del paese –. Non è un ambito di specializzazione così frequente al giorno d’oggi. Sia per il fatto che è un circuito piuttosto ristretto, sia perché si tratta di una branca della medicina veterinaria davvero molto ampia e difficile». Conosciuto come punto di riferimento in caso di «animali complicati», ci è finito lui quel giorno d’aprile del 2015 a monitorare l’operazione extra-ordinaria, insieme a un’equipe tutta italiana.

Sul lettino, privo di sensi, c’era invece Leonardo, il vero protagonista della faccenda, ossia il felino di otto anni dai tratti subsahariani che si è involontariamente sottoposto alle mani premurose dell’anestesista osiense. Addormentato infatti in «casa sua» – cioè al Parco Safari delle Langhe di Murazzano, dove è nato in cattività –, il leoncino (si fa per dire) si è risvegliato diverse ore dopo tra le pareti di un luogo a lui assolutamente nuovo: all’ospedale veterinario di Lodi dell’università degli Studi di Milano. È in una delle stanze di quelll’edificio che sul suo corpo è stato effettuato un intervento laparoscopico di robotica mininvasiva teleassistita: detto in parole più semplici, un intervento che non ha richiesto alcuno squarcio, soltanto tre buchi di tre centimetri di diametro.

 

 

La diagnosi. «Ci siamo accorti del problema perché Leonardo aveva iniziato a presentare una strana alopecia cronica, con perdita di pelo diffusa su tutto il corpo e della criniera, che è il carattere sessuale secondario utile a distinguere il leone dalla leonessa. Inoltre continuava a perdere peso, anche se proseguiva a mangiare regolarmente». Tutti questi dettagli, concatenati, hanno convinto lo staff del Parco ad approfondire la questione. Ed è a questo punto che è entrato in campo Giuliano: «Abbiamo subito ricondotto i suoi sintomi a un problema endocrino e per confermare la diagnosi abbiamo anestetizzato Leonardo e lo abbiamo sottoposto a un’unica tac torace-addome. Abbiamo così scoperto una massa al surrene sinistro, che la biopsia ha confermato essere di natura tumorale. Il surrene è una ghiandola che produce ormoni, fra cui quelli sessuali. Ma a causa del cancro l’organismo del leone produceva più estrogeni che testosterone, ed ecco spiegata la misteriosa femminilizzazione dell’animale».

 

 

Un robot-chirurgo. Ma procedere in modo tradizionale sarebbe stato troppo rischioso, vista la delicatezza dell’operazione. Da qui, l’idea di agire con un robot-chirurgo. «Ho collaborato per anni con un ingegnere della Sofar, azienda italiana che ha prodotto uno strumento meraviglioso già impiegato sull’uomo. Il robot si chiama Telelap Alf-X e può essere dotato di più bracci svincolati tra loro. Abbiamo scelto di procedere in chirurgia robotica perché rispetto alla manuale permette una visuale in 3d invece che bidimensionale. Inoltre i bracci robotici sono capaci di movimenti finissimi impossibili alla mano umana. Ad ogni modo è il chirurgo che li comanda a distanza attraverso una consolle, e grazie a un software ultra sofisticato l’operatore riesce anche a “sentire” la consistenza dei tessuti su cui lavora».

Ora è in gran forma. Adesso, garantisce Giuliano, «il leone gode di ottima salute. Basti pensare che, durante la malattia, era costretto a sopportare le vessazioni del fratello con cui viveva, che si approfittava del suo stato di debolezza. Dopo l’operazione ha iniziato a riprendersi velocemente, ha recuperato un centinaio di chili. Sta così bene che, finalmente, è tornato a comandare lui».

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