L’eterna sensualità del Flamenco
ha conquistato anche Bergamo

Si lascia Borgo Santa Caterina e, appena attraversato il semaforo, c’è la scuola di danza “Onstage” che da quest’anno ospita un nuovo corso di ballo: il flamenco. Di origine andalusa, questa forma di danza in cui si mescolano indissolubilmente cante (canto), musica e baile (ballo) ha una carica emozionale e un’intensità espressiva unica. Ma come si coniuga questa danza così travolgente e sensuale con lo spirito schivo e riservato delle nostre concittadine? Sì, forse per molti potrà essere una sorpresa, ma a Bergamo questo ballo, nato nel ‘700 come sfogo emozionale di una minoranza gitana in Andalusia e poi diffusosi in tutta la Spagna, è diventato per tante ragazze, giovani e meno giovani, un appuntamento irrinunciabile. Un’esigenza così sentita da convincere una maestra di Flamenco che insegna a Milano all’Accademia di Flamenco che porta il suo nome, a venire in trasferta a Bergamo un pomeriggio a settimana per tenere due corsi: uno per principianti e uno intermedio.

 

 

«Il flamenco non è solo un ballo – spiega Maria Giordano, insegnante da quasi vent’anni -, è una cultura profonda, una disciplina e uno stile di vita». Maria ha il flamenco nel sangue, lo si vede da come si accende quando ne parla, ma ancor di più da quello che il suo corpo riesce a trasmettere quando comincia la lezione e lei inizia a muoversi. Ogni lezione con Maria è un piccolo spettacolo. Si rimane affascinati dalla carica emotiva che viene trasmessa dai movimenti delle mani, delle braccia, dei piedi, delle gambe, dei fianchi, delle spalle e della testa. Ogni parte del suo corpo si muove ma con un movimento diverso e alle volte opposto e con un’armonia e un sincronismo che stupiscono. Vedendo ballare Maria tutto sembra facilissimo, poi si prova a imitarla e si scopre che tutto è difficilissimo. Alle prime lezioni, pensare, allo stesso tempo e con movimenti diversi, a come far muovere tutte queste parti del corpo sembra una cosa impossibile. Ma si rimane così invischiati nella tela che il flamenco ti tesse addosso che nonostante tutte le difficoltà torni anche alla lezione successiva. «Il flamenco proviene da un insieme di culture: quella araba (per la parte musicale), quella gitana (nell’uso del corpo) e quella indiana (soprattutto nei movimenti delle mani). Forse è proprio questa la sua ricchezza, quella di civiltà diverse che, fuse tra di loro, creano questa sorta di magia». Il flamenco per certi versi ricorda la danza classica, richiede studio e dedizione e per ottenere risultati bisogna assoggettarsi a una disciplina ferrea. «Ma è anche estremamente gratificante – spiega Maria –, in primis perché mette in luce un aspetto diverso di te che non pensavi nemmeno esistesse, e poi perché riesce a metterti in contatto con una parte emotiva importante. Senza parlare dei benefici al fisico e alla postura. Infatti con i suoi movimenti anaerobici, questa danza rafforza la muscolatura, l’equilibrio e la coordinazione, oltre a donare una grazia e forza particolari. Per ultimo ma non da ultimo, si può ballare a tutte le età: dagli 8 agli 80 anni».

E infatti quando si entra nello spogliatoio, le ballerine che si stanno preparando e indossano le lunghe gonne a ruota fruscianti e le scarpette allacciate alla caviglia munite di chiodini sulla punta e sul tacco che le rendono un vero e proprio strumento a percussione, non potrebbero essere tra loro, per età, più diverse. «Sono anni che volevo accostarmi a questa disciplina – afferma Rita, una delle giovani partecipanti al corso principianti – ma a Bergamo non ero riuscita a trovare nulla. Il flamenco è come il fuoco, pieno di energia, con un bellissimo ritmo e una musica che ti incanta. Ma forse quello che mi sta insegnando di più è che bisogna piegarsi alle sue regole con metodo e disciplina». Anche Barbara è sulla stessa lunghezza d’onda: «Amo il flamenco da sempre proprio per questa sua natura particolare, non di semplice ballo ma di vero e proprio “modo di sentire”. Quando ho iniziato il corso, il primo impatto è stato durissimo. Nonostante le difficoltà però voglio assolutamente continuare». Ma è forse proprio questa sua caratteristica passionale a intrigare tanto. «Ho iniziato a ballare flamenco per curiosità – racconta Monica, un’altra delle giovanissime del corso intermedio –, per provare un tipo di danza completamente diversa, e poi ho scoperto un mondo. Un mondo davvero complesso, dove non si balla solo accompagnati da una musica, ma dove bisogna rispettare i tempi della musica e del canto per sapere come e quando muoversi. È come suonare una chitarra o un pianoforte, solo che lo strumento diventa il tuo corpo, devi sentire il suono che fa il tuo passo e, a orecchio, tenere il tempo. Quello che più mi sorprende di questa danza è che nonostante a volte gambe e braccia sembrino tradirti e non riesci a eseguire i movimenti della coreografia, invece di esserne demotivata, la melodia, l’atmosfera e l’emozione che ti procura il ballare, ti inducono a perseverare fino a ottenere i risultati sperati».

 

[Foto di Paola Secci]

 

Ballerina del corso intermedio anche Stefania, che si cimenta in questa danza da cinque anni: «Il mio è stato il classico colpo di fulmine. Ho visto uno spettacolo di flamenco, perché ne avevo sentito tanto parlare e volevo vedere in cosa consistesse. La performance era molto bella con i tanti variopinti e fascinosi vestiti di scena, ma più di tutto mi aveva colpita l’alchimia creatasi tra i ballerini, i musicisti e i cantanti, che erano totalmente in connessione tra loro. Così mi sono iscritta al corso e anno dopo anno ho scoperto tanto altro. È una danza raffinata che ti dà la sensazione di venire da molto lontano e che ti scalda il cuore. E che cambia anche il tuo corpo, con le ondulazioni del busto e delle anche e i movimenti sinuosi delle braccia e delle mani. Riesce a renderti più aggraziata e femminile». Il flamenco nasce in strada, dalla cultura popolare, per assolvere alla necessità di dar sfogo alla sofferenza e alla felicita con una modalità personale e profonda. Ballando si “mettono in scena” tutti i sentimenti della vita: il dolore, la tristezza, l’allegria, la gioia. «Grazie a questo lavoro – conclude Maria Giordano – riesco a tradurre tutto in emozione. Quando ballo è come se avvenisse una trasfigurazione della realtà, come se entrassi in un mondo parallelo, dal quale si ha una visione delle cose più acuta e penetrante». E forse è proprio questo il segreto del successo del flamenco: una disciplina che insegna a muoversi in armonia e a capire meglio se stessi.

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